L’omaggio ad Antonio Canova dei Musei Vaticani

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Gabinetto del Perseo di Antonio Canova

Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) non fu solo il celebre scultore italiano, ammirato e celebrato, ma ebbe anche un ruolo istituzionale di rilievo: sovrintendente, direttore e protagonista del recupero delle opere requisite nelle collezioni pontificie durante le campagne napoleoniche. I Musei Vaticani, in chiusura delle celebrazioni canoviane del 2022-2023, ne hanno voluto ricordare proprio questo ruolo e hanno allestito una mostra diffusa, che è stata curata da Alessandra Rodolfo, curatore del Reparto per l’Arte dei Secoli XVII-XVIII, con il diretto coinvolgimento del direttore, Barbara Jatta, che ha detto: “Negli anni cruciali dell’occupazione napoleonica e della Restaurazione Antonio Canova fu personaggio fondamentale per la politica culturale papale che ne valorizzò le doti organizzative, lo spirito di servizio, l’interesse verso la tutela e la salvaguardia del patrimonio artistico che fu affidato al suo vigile controllo. I Musei Vaticani devono tanto a questo personaggio straordinario ed è per questo che abbiamo inteso celebrarlo”.

L’esposizione si articola in diverse sezioni all'interno dei Musei Vaticani ed è stata l’occasione per aprire al pubblico per la prima volta la Sala delle Dame, costruita durante il pontificato di Paolo V Borghese, che, tra il 1608-9, commissionò a Guido Reni gli affreschi della volta con la Pentecoste, la Trasfigurazione e l’Ascesa al cielo, incorniciati da raffinati stucchi con gli emblemi Borghese. La Sala delle Dame è così nominata per l’usanza di Gregorio XVI di ammettervi le dame al bacio del piede. La sala è di impianto seicentesco e ispirata al culto dell’arte classica raffaellesca, ma il raffinato pavimento in scagliola, è dell’epoca di Canova. Lo testimoniano le paraste delle pareti ornate da 22 tele, riproduzioni a grandezza naturale dei pilastri delle Logge di Raffaello e dei due fregi con le Ore e le Stagioni degli arazzi di Raffaello, acquistate da Gregorio XVI. I dipinti furono opera di un gruppo di artisti capeggiati da Luigi Fabiani di Riofreddo, pittore d'ornati e d'animali.

All’interno della Sala delle Dame in espositori trasparenti, ideati per non coprire la splendida decorazione della Sala, è riunito il gruppo di opere di Antonio Canova e di artisti a lui vicini conservato presso i Musei Vaticani dal 1984. Il gruppo proviene dal Seminario Romano Maggiore che lo aveva ricevuto da papa Gregorio XVI (1831-1846), il quale lo possedeva per lascito testamentario del cardinale Placido Zurla, amico intimo del pontefice. Durante la sua vita il cardinale, che fu un grande ammiratore di Canova, aveva raccolto un prezioso numero di bozzetti e gessi, materiale particolarmente caro allo scultore. Questo gruppo di soggetto religioso fu molto apprezzato dal cardinale anche perché voleva valorizzare le opere “sacre” del Maestro subito dopo la morte dell’artista

Accanto ai due bozzetti del Compianto sul corpo di Abele, opera mai realizzata, sono visibili, dopo essere stati per anni nei depositi dei Musei: il modello in piccolo della Religione cattolica, il bozzetto di Pio VI orante, un gesso dello sfortunato Compianto su Cristo morto, la testa del cosiddetto San Giovannino, il ritratto dell’amico Giuseppe Bossi e due grandi autoritratti dello scultore e il gesso ottocentesco di Pio VII, il papa di Canova.

A completare l’esposizione sono in mostra: il piccolo modello del Milone Crotoniate e il progetto per un Monumento a Canova di Giuseppe De Fabris, scultore conterraneo del grande artista, e la copia del Gladiatore Borghese, una testimonianza dell’amore per l’antico inteso come modello estetico e fonte di ispirazione per Canova. Unica opera in marmo è la Testa di Cristo di Cincinnato Baruzzi, “erede” dello studio romano dello scultore, ripresa dal gesso del Compianto.
    
Tra gli interventi di Canova, come sovrintendente e direttore nella sistemazione delle collezioni pontificie, ci sono quelli avvenuti dopo il Trattato di Tolentino del 1797 con cui furono sancite le requisizioni napoleoniche, che svuotarono di sculture le sale del Pio Clementino. Per ampliare le collezioni scultoree pontificie dopo le perdite subite fu creata nei primi anni dell’Ottocento la Galleria Chiaramonti secondo il gusto antiquario settecentesco, con la supervisione di Canova e con l’operato del suo fidato collaboratore, lo scultore Antonio D’Este. Per il nuovo museo statuario furono effettuati lavori di ristrutturazione nel lunghissimo corridoio della Biblioteca Vaticana e il preesistente settore delle iscrizioni antiche fu trasferito nel tratto più meridionale, dove è ancora col nome di Galleria Lapidaria.

Vi furono numerosi acquisti che si aggiunsero nell’allestimento alle sculture trasferite dai Palazzi Vaticani e dai giardini del Quirinale, per un totale di circa 1100 manufatti. Inoltre con i numerosi acquisti si cercò di placare il malcontento degli antiquari romani che commerciavano con l’estero, perché il Chirografo del 1802 li aveva danneggiati economicamente. Il decreto papale, infatti, aveva imposto il divieto di esportazione delle opere antiche limitandone il commercio. Per avere i fondi necessari furono utilizzati i proventi del gioco del Lotto, numerosi acquisti furono effettuati presso scultori, mosaicisti, antiquari, talvolta intermediari di famiglie notabili.

Un’altra creazione canoviana fu il Gabinetto del Perseo collocato all’interno della splendida cornice del Cortile Ottagono su iniziativa personale del maestro tra la fine del 1800 e l’inizio del 1801. Perseo raffigura l’eroe della mitologia greca, Canova ritrasse l’eroe che fieramente volge lo sguardo trionfante sul suo mostruoso trofeo, il volto di Medusa, e per questo è divenuto statua di pietra. Accanto a lui, le due celebri statue dei Pugilatori. Nel 1802 Pio VII acquistò per le collezioni vaticane la statua del Perseo e poi due Pugilatori, Creugante e Damasseno, opere ispirate a un incontro narrato da Pausania nell'opera "Periegesi della Grecia" una di fronte all'altra le statue furono collocate nel Cortile Ottagono. Le tre statue colmarono il vuoto lasciato da due delle opere più famose dell’antichità nelle collezioni pontificie: l’Apollo e il Lacoonte, che erano state portate a Parigi. Le statue sono in mostra secondo la sistemazione concepita dal grande artista

Successivamente alla sconfitta di Napoleone ci fu il ritorno delle opere requisite dai francesi che, insieme all’abbondanza di sculture acquistate negli anni 1803-1808, determinò, su suggerimento di Canova la creazione del Braccio Nuovo per ampliare gli spazi espositivi. Canova, con il suo prestigio aveva curato il recupero delle opere requisite, ma l’attento impegno che mise nel recupero fu ostacolato dalla mancanza della lista delle requisizioni e quindi riuscì a recuperarne solo la metà. Infatti Dominique Vivant Denon, che si era occupato della requisizione delle opere d’arte in tutta l’Europa occupata dai francesi, non solo non aveva fornito le liste complete, ma cercò in ogni modo di impedire il recupero con l’appoggio di Luigi XVIII. Le opere infatti non erano state accumulate solo al Louvre, ma anche per mancanza di spazio inviate in altre città francesi. Un esempio: i Rubens, Trionfo di sant’Elena e l’Incoronazione di Cristo che erano in Santa Croce in Gerusalemme a Roma erano e sono ancora a Grasse.

L’edificio venne ideato dall'architetto Raffaele Stern per ospitare le sculture antiche allora presenti nelle collezioni pontificie. Questo spazio tenne conto dell’esigenza di poter disporre di un contenitore museale moderno che si adeguasse alle antichità in esposizione, e non viceversa, e riflette l'attenzione di Canova per l’armonia dell’insieme, in modo che antico e moderno dialoghino grazie alla luce proveniente dai lucernari. Il recente restauro con l’attenta collocazione delle luci ne ha amplificato l’effetto. Le colonne di marmi colorati, prese spesso dai monumenti scavati in quei decenni, evocano quelle delle grandiose terme romane e dei templi, nelle 28 grandi nicchie sono poste statue di grande formato mentre negli intervalli tra le nicchie sono disposti busti antichi e tra questi, in alto al centro dell’emiciclo, fu collocato il busto marmoreo di Pio VII, ritratto da Canova.

Nella Sala XVII della Pinacoteca Vaticana è stata ricreata l’atmosfera dello studio romano dello scultore, dal 1783 situato tra via delle Colonnette e via di San Giacomo, oggi via Antonio Canova. Lo studio era una meta obbligata dei viaggiatori del Grand Tour, diplomatici, aristocratici ed intellettuali dell’epoca oltre ai giovani scultori, che lo frequentavano per imparare dal Maestro la tecnica e per essere aiutati nella carriera artistica. Canova, infatti, rinunciò alla nomina di marchese di Castro e alla rendita legata al titolo conferitogli da papa Pio VII, per dedicarsi all’Accademia di San Luca e ad aiutare i giovani artisti poveri. 

In mostra il visitatore trova il busto di Papa Pio VII realizzato da Canova e un modellino dello Studio canoviano dove, sul prospetto principale e su quello laterale dell’edificio si trovano inseriti antichi frammenti di sculture ed elementi architettonici romani, a ricordare il gusto antiquario di Canova e il suo assiduo impegno per la tutela e la conservazione del patrimonio artistico. Sono anche esposti: il busto di Canova di Antonio d’Este e un tondo in ceramica con il ritratto di Canova realizzato dal Maestro Luigi Ontani, che oggi lavora in uno degli ambienti dello studio di Canova.
Il percorso espositivo continua all’interno dei Musei Vaticani dove in corrispondenza delle opere dell’artista, ci sono una serie di pannelli esplicativi per approfondire temi e argomenti amati da Canova.

Pubblicato in: 
GN3 Anno XVI 17 novembre 2023
Scheda
Titolo completo: 

Antonio Canova nei Musei Vaticani
Luogo: Cortile Ottagono, Galleria Chiaramonti, Braccio Nuovo, Pinacoteca, Sala delle Dame
Durata: dal 25 ottobre 2023
Biglietto: gratuito e incluso nel biglietto d’ingresso ai Musei
Orario: segue quello dei Musei