Opera di Roma. La Total Turandot tra Star Wars e Blade Runner

Articolo di: 
Livia Bidoli
Turandot

La Turandot in programma a marzo 2020, posticipata al 2021 e rimandata a questo marzo 2022, di due anni dopo, ha finalmente calcato il Teatro Costanzi con la regia, le scene, i costumi e i video dell'artista cinese Ai Weiwei, sul podio l'ucraina Oksana Lyniv ed un doppio cast di spessore. Turandot è, nel nostro, Ewa Vesin, polacca, che abbiamo apprezzato nel composito Angelo di fuoco di Prokofiev, nella versione di Emma Dante. Dal 22 al 31 marzo, il Teatro dell’Opera di Roma diventa multipolare con la versione del capolavoro incompiuto di Puccini immaginata da Ai Weiwei.

Lontanissimo dalla fiaba di Gozzi rielaborata da Giacomo Puccini in musica col libretto a due mani di Giuseppe Adami e Renato Simoni, lo scenario immaginato da Ai Weiwei sembra provenire dalla fantascienza e parte da quello che ci è sembrato lo snodo principale di Roma Termini per giungere a New York e poi nella metropoli da 11 milioni di abitanti di Wuhan, Cina.

Star Wars (1977) sembra profilarsi il riferimento più vicino, che Ai Weiwei, avendo vissuto negli USA dal 1981 al 1993, non può non aver conosciuto, e probabilmente apprezzato, vista la rilevanza dell’immaginario fantascientifico e postmoderno nella sua produzione, anche come protagonista di un film distopico sul futuro della Cina diretto da Christopher Doyle ed intitolato The Sandstorm.

Il secondo riferimento è sicuramente Blade Runner (1982) di Ridley Scott, tratto dal capolavoro di Philip Kindred Dick, Do Androids Dream of Electric Sheep?: soprattutto per la New York piovosa ed avveniristica che sembra spuntare dal palcoscenico tramite i video. Tutto molto varipointo al punto tale che ci è sembrato di planare nel bar di Star Wars, dove si incontrano i protagonisti con le razze aliene di tutto l'universo, fare una chiacchierata con Luke Skywalker mentre la Principessa Turandot fa la parte della Principessa Leia in versione glaciale, con un vestito bianco di petali di frafalla ed un grosso ragno come copricapo, che riprende i corpetti di Madonna versione Jean Paul Gaultier.
Lo spettacolo di Ai Weiwei è da cinema e da kolossal perché ripercorre i due ultimi anni tra gli scontri a Hong Kong repressi dai soldati cinesi fino ai recenti missili (che in realtà non sono stati sparati ancora: altrimenti la terra azzurra e gialla invasa dai russi sarebbe stata già rasa al suolo, e con strascichi da terza guerra mondiale, che il loro presidente prospetta un giorno sì ed uno no, per nostro sommo timore).
Per tornare però al simbolismo di cui è ricolmo visivamente lo show di Ai (che è il cognome) e che eccita tutti i nostri sensi offrendoci una prospettiva quasi esoterica della lettura di Turandot, il ragno della Principessa è simbolo di creatività e tessitura del destino, ed è anche simbolo del potere, come allegoria del web (la ragnatela) dominata da google, che ha creato un algoritmo che “pesca” le informazioni alla stregua di un ragno, come spesso è stata descritta l’operatività del primo motore di ricerca al mondo.
Possiamo però leggere l’opera, proprio secondo ciò che ha proposto Ai Weiwei, come opera volta all’amore, riprendendo un aforisma di Lev Nikolajevič Tolstoj:
Per essere felice, occorre una cosa sola: amare, e amare con sacrificio di sé, amare tutti e tutto, stendere in tutte le direzioni la tela di ragno dell'amore: chi ci capita dentro, quello va preso“. “Quello”, in questo caso, nonostante Turandot lo rifiuti e lo neghi, è Calaf.

Total Stage Opera o Total Stage Experience come afferma Ai Weiwei, che nel suo cognome ha un rimando al “monster of creativity” del nostro tempo, la AI, l’Artificial Intelligence, per cui a maggio si inaugura il convegno di AIWeek di primissimo livello, con Federico Faggin e Luciano Floridi.

Le telecamere compaiono sul palcoscenico di un mondo ritagliato nelle scale del regno di Turandot e dell’Imperatore Altoum (Rodrigo Ortiz), su un trono sopraelevato e vestito come un Illuminato, di giallo e con un cappello a cilindro dorato. Telecamere che formano stelle, virus, in un mondo abitato da alieni e da 12 “consiglieri” che hanno come copricapo il muso degli animali dell’oroscopo cinese. Due alieni con lunghe antenne saranno poi i torturatori di Liu (Adriana Ferfecka) alla fine dell’opera, conclusa da Ai con il sacrificio dell’unica che ama incondizionatamente Calaf (Angelo Villari), diventato principe nel primo atto, dopo essersi tolto il rospo che gli sovrastava le spalle.

In questo miasma di immagini non manca nemmeno nel finale un angelo caduto che si staglia “luminoso” come Lucifero (perché ha delle cornette sul capo), sullo sfondo prima dell'angoscioso “finale incompiuto” di un’opera emozionante visivamente, a volte canoramente, soprattutto per la parte di Liu/Ferfecka, soprano polacco che conosciamo  come Zerlina, Valencienne, Ilia, con una sicurezza nella portata della voce e nella dizione chiara e vellutata, oltreché emozionante. Angelo Villari/Calaf, potente e sicuro, ci ha guidato nella conquista del cuore freddo di Turandot/Vesin, che ha calibrato le asperità del personaggio; nella media il resto del cast con la direzione d’Orchestra però fredda ed analitica del Maestro Oksana Lyniv.

Tutto esaurito, e giustamente, per tutte le recite e grandissimo favore del pubblico: uno spettacolo per chiunque a 360 gradi.

Pubblicato in: 
GN22 Anno XIV 6 aprile 2022
Scheda
Titolo completo: 

Opera di Roma
TURANDOT

Teatro Costanzi
22 - 31 marzo 2022

Musica di Giacomo Puccini
Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni

DIRETTRICE Oksana Lyniv
REGIA, SCENE, COSTUMI, VIDEO Ai Weiwei

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
LUCI Peter van Praet
MOVIMENTI COREOGRAFICI Chiang Ching

PRINCIPALI INTERPRETI
TURANDOT Oksana Dyka / Ewa Vesin 25, 27, 29, 31
L’IMPERATORE ALTOUM Rodrigo Ortiz *
TIMUR Antonio Di Matteo / Marco Spotti 25, 27, 29, 31
IL PRINCIPE IGNOTO (CALAF) Michael Fabiano / Angelo Villari 25, 27, 29, 31
LIÚ Francesca Dotto / Adriana Ferfecka 25, 27, 29, 31
PING Alessio Verna
PANG Enrico Iviglia
PONG Pietro Picone
UN MANDARINO Andrii Ganchuk**
IL PRINCIPE DI PERSIA Chao Hsin
VOCE DEL PRINCIPE DI PERSIA Giuseppe Ruggiero 22, 24, 26, 29 / Andrea La Rosa 25, 27 / Leonardo Trinciarelli 30, 31

* dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
** diplomato “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL'OPERA DI ROMA
con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
con sovratitoli in italiano e inglese