Hippolyte Taine. Tra gattofilosofia e antroposofia

Articolo di: 
Barbara Gigliotti
Hippolyte Taine

Il breve saggio filosofico di Hippolyte Taine Vita e opinione filosofiche di un gatto, nell'edizione I sassi - Nottetempo è curato da Giuseppe Scaraffia, che lo introduce in Il Platano di Taine. La lettura di questo interessante e originale saggio è divisa in due parti: l'introduzione di Scaraffia su Taine e lo spazio satirico del filosofo.

Dal lavoro svolto da Scaraffia emerge la figura di un filosofo alquanto solitario, schivo della vita mondana come di quella familiare; non brillante per vivavità ma per profondità. Amava annotarsi le sue conversazioni e consigliava di fare altrettanto ai suoi allievi, in modo da costruire la riserva, così battezzata da Balzac.

Alunno prodigio e insegnante precario, scriveva con uno sforzo immane, tanto che si chiedeva se il suo modo di scrivere fosse contrario alla sua natura, visto che gli faceva tanto male.

Taine amava insegnare e sosteneva che fare il professore era la via più sicura per diventare un sapiente. Abitava con la madre e, all'età di 40 anni, incontrò quella che sarebbe diventata sua moglie. Goungourt, nel suo Journal, aveva: "constatato con disgusto la sollecita tenerezza con cui i coniugi si trattavano durante i pasti".

Era cortese ma detestava perdere tempo, viveva in un forte riserbo. A causa della sua cattiva salute doveva passeggiare almeno un'ora al giorno: aveva come meta un platano, che gli ricordava le quercie italiane e i pittori veneziani. Come sostiene Scaraffia: "Quella vista l'avrebbe riconciliato alla vita, se gli uomini non avessero aggiunto alle dure necessità della loro condizione tanta allegria nella cattiveria".

Ed è proprio la cattiveria la caratteristica che sembra emergere dal suo saggio Vita e opinioni filosofiche di un gatto. Cattiveria mista a cinismo e rassegnazione alla propria natura immutabile e ingiusta.

Il gatto è qui visto come un animale del tutto simile per caratteristiche e pensieri all'uomo (nelle sue accezioni peggiori), ma è anche una metafora dell'(in)utilità del suo lavoro: "Una corrente rapida e immensa ci trascina. A quale scopo studiarne la profondità e la rapidità?" E così il gatto saltella sulla morte altrui, in una repubblica di animali che forse preferirebbe il caos, ma in gni modo si adatta.

Le uniche cose che sembrano interessargli sono la felicità dello stomaco pieno, l'inimitabile musica dei miagolii (che gli umani cercano invano di imitare con i loro violini), l'antipatia per un essere deforme e dannato come il cane e una sorta di religione da lui inventata: il mondo visto come un grande uovo strapazzato.

Non esce fuori un'immagine positiva del gatto che sembra, anche nelle sue fasi contemplative, un essere egoista e ruffiano, disposto ad uccidere i suoi figli e la sua compagna per semplice capriccio e presunzione. Un essere che non conosce conflitto nè vera gioia.

Pubblicato in: 
GN17/ 6 - 20 luglio 2009
Scheda
Autore: 
Hippolyte Taine
Titolo completo: 

Vita e opinioni filosofiche di un gatto
A cura di Giuseppe Scaraffia
I sassi - Nottetempo
pp. 51 € 3

Anno: 
2009
Voto: 
7.5
Vedi anche: