ROF 2026. L’occasione fa il ladro nella geniale regia di Ponnelle

Articolo di: 
Daniela Puggioni
L'occasione fa il ladro

L’incantevole Teatro Rossini ha ospitato il 12 agosto L’occasione fa il ladro, secondo titolo in cartellone della 47° edizione del Rossini Opera Festival, accolto con grandi applausi dal numeroso pubblico presente. Lo spettacolo, ha riproposto l’unica deliziosa messinscena creata a Pesaro nel 1987 da Jean-Pierre Ponnelle, che ebbe uno straordinario successo e fu ripresa più volte da molti teatri tra cui l’Opera di Roma nell’ottobre 1989 e alla Scala nel 2010. Abbiamo seguito la prima del 12 agosto scorso.

Sonja Frisell fedele collaboratrice di Ponnelle ha ripreso la messinscena, con le luci di Fabio Rossi. Alessandro Bonato ha diretto l’Orchestra Sinfonica G. Rossini e un cast formato da: Manuel Amati, Don Eusebio, Damiana Mizzi, Berenice, Dave Monaco, Conte Alberto, Matteo Mancini, Don Parmenione, Martiniana Antonie, Ernestina, e Giuseppe Toia, Martino. Le repliche sono state il 15, 18 e 20 agosto.

L’occasione fa il ladro burletta per musica in un atto è la quarta delle cinque farse composte per il Teatro Giustiniani in San Moisé a Venezia su commissione dell’impresario Antonio Cera. Il libretto fu scritto da Luigi Prividali, che si ispirò a Le Pretendu par hazard, commedia in un atto attribuita ad Augustin-Eugène Scribe o ad Alexis Eymery, non a caso, il sottotitolo era L’Occasion fait il larron. Il librettista Prividali però apportò varie modifiche e lo scrisse velocemente contestualmente alla composizione musicale di Rossini, che essendo in ritardo rispetto al contratto, la scrisse in non più di quindici giorni. L’opera debuttò il 24 novembre 1812.  

La trama è imperniata sullo scambio della valigia che avviene in un albergo di campagna dove giunge per ripararsi dal temporale il Conte Alberto e dove sono già Don Parmenione e il suo servo Martino. Il Conte Alberto riparte per primo con la valigia sbagliata e Don Parmenione, che è in ristrettezze economiche, scopre nella valigia soldi, gioielli e che il Conte ha una promessa sposa, Berenice. Trova anche lettere e un ritratto, che pensa sia della sposa e lo affascina, così decide di prenderne l’identità, dato che nella valigia c’è anche il passaporto che attesta le generalità, e di andare a casa della sposa.

La marchesina Berenice, che è stata promessa dal padre defunto al Conte, esita e d’accordo con lo zio e tutore, Don Eusebio, scambia abito e identità con Ernestina la sua cameriera e confidente, perché vuole essere certa dei sentimenti reciproci. Ernestina prova una immediata attrazione per Don Parmenione, che la ricambia anche se non somiglia al ritratto. Arriva anche Alberto che incontra Berenice, anche tra loro c’è una attrazione reciproca. Si susseguono una serie di equivoci e di scontri verbali tra i quattro personaggi finché Berenice con domande opportune scopre in Parmenione l’impostore, che svela di essere in viaggio per ricercare la sorella fuggita di un suo amico. Ernestina rivela che è lei la fuggitiva, che è stata sedotta e poi abbandonata, il matrimonio con Parmenione risolve la situazione. Anche il Conte Alberto e Berenice si sposano, dopo che è stato chiarito che il ritratto è quello della sorella dello sposo portato in dono alla sposa.

Ponnelle ha fatto della valigia una protagonista, a scena vuota e aperta con le attrezzature a vista prima che inizi la musica arriva dalla platea Giuseppe Toia, interprete di Martino, ma nella veste di Rossini, che consegna, in tutta fretta perché in ritardo, la partitura al direttore d’orchestra. Poi sale in palcoscenico e posa sulla botola la valigia, da cui escono le scene di tela dipinta, che ricordano le vecchie stampe e le incisioni dell'Ottocento, e altri elementi scenici che i bravi tecnici, anche loro attori dello spettacolo, montano e dispongono a vista sotto gli occhi del pubblico, una prassi seguita anche nel cambio scena successivo. Dalla valigia escono anche gli altri interpreti, che si vestono, deliziosi i colorati costumi femminili, e quando tutto è stato pronto ha avuto inizio la parte musicale.  

La regia di Sonja Frisell è stata molto attenta ai tempi teatrali incalzanti, scanditi anche dalla musica, ha curato con grande attenzione fin nei minimi dettagli i movimenti scenici dei cantanti, delle comparse e dei tecnici.

L’impresario Cera aveva visto lungo, Rossini da La cambiale di matrimonio, prima delle farse, aveva acquisito fiducia nelle sue possibilità e si cimentava anche in composizioni più impegnative, come La pietra di paragone, l'opera con cui aveva debuttato al Teatro alla Scala di Milano in quello stesso anno, e da cui trasse “la tempesta”, che dopo una breve introduzione, apre la “burletta”, che, a differenza delle altre farse veneziane, non ha la sinfonia. La musica di Rossini è perfetta a sottolineare e delineare i personaggi anche con l’uso dei “pertichini”, cioè gli interventi di altri, di Martino nell’aria di Parmenione “Che sorte che accidente” e in quella di Berenice “Voi la sposa pretendete” con i commenti marginali di Alberto e Parmenione. L’uso del sillabato ritmico è perfetto nei momenti maggiore concitazione, mentre quello della scrittura belcantista aderisce ai momenti pensosi dei personaggi.

Alessandro Bonato ha reso il ritmo vorticoso della vicenda, dato respiro brani pensosi melodici e ha guidato l’Orchestra sinfonica Gioachino Rossini che ha assecondato pienamente le indicazioni del maestro. 
Damiana Mizzi è stata una pensosa, ma determinata e disinvolta Berenice, che ha ritratto con la sua voce limpida e cristallina, espressiva e incisiva nei recitativi, sicura nelle fioriture del belcanto e negli acuti.
Dave Monaco, il Conte Alberto, eloquente nei recitativi, possiede una morbida e luminosa voce di tenore lirico con cui ha ben reso l'espressione dei sentimenti amorosi, ma anche collerici per l'offesa che ritiene di aver subito. 
Matteo Mancini ha una calda voce baritonale che ha usato per calarsi nel ruolo di Parmenione, spigliato nell’alternare l’arrogante sfrontatezza ai momenti lirici.

Martiniana Antonie ha delineato con la sua voce morbida nel canto come nei recitativi Ernestina e si è ben mossa in scena.
Giuseppe Toia è stato un divertente Martino, si è mosso con vivace naturalezza e altrettanta ne ha avuta nei recitativi e nel canto dove ha esibito il franco timbro baritonale. 
Manuel Amati è stato Don Eusebio, ha una chiara voce tenorile e si è ben disimpegnato nella parte.
Al termine dello spettacolo che il folto pubblico ha molto apprezzato scroscianti e lunghi applausi hanno accolto tutti gli interpreti, Sonja Frisell, il suo staff con Fabio Rossi e anche i tecnici 

Pubblicato in: 
GN42 Anno XVIII 24 agosto 2026
Scheda
Titolo completo: 

ROSSINI OPERA FESTIVAL 2026
PESARO TEATRO ROSSINI
dall'11 al 23 agosto 2026

L’OCCASIONE FA IL LADRO
dal 12 al 20 agosto 2026
Prima di mercoledì 12 agosto
Burletta per musica in un atto di Luigi Prividali
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, 
a cura di Giovanni Carli Ballola, Patricia B. Brauner, Philip Gossett

Direttore ALESSANDRO BONATO
Regia, scene e costumi JEAN-PIERRE PONNELLE
Ripresa della regia SONJA FRISELL
Luci FABIO ROSSI 

Interpreti
Don Eusebio MANUEL AMATI
Berenice DAMIANA MIZZI
Conte Alberto DAVE MONACO
Don Parmenione MATTEO MANCINI
Ernestina MARTINIANA ANTONIE
Martino GIUSEPPE TOIA 

ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI 

Produzione 1987, riallestimento