- Articolo di:Giulio Migliorini
La grande orchestra sassone si esibisce al Filarmonico di Verona davanti al pubblico delle grandi occasioni in una sala gremita. Dopo la Sesta di Mahler, ascolto nella sera di mercoledì 9 settembre alle ore 20:30 un programma ottocentesco, che spazia amorosamente dal classicismo beethoveniano al tardo romanticismo e al simbolismo dell’ultimo quarto del secolo diciannovesimo. Tra il 1805 del quarto concerto beethoveniano e il 1905 della sesta sinfonia di Mahler (perfezionata poi fino al 1907), in due giorni la Sächsische Staatskapelle Dresden porta a Verona una magnifica regata, un centennio di musica e sentimenti.
ROF 2026. Le miniature del Viaggio a Reims
Il viaggio a Reims è approdato per due recite al Rossini Opera Festival: il 16 e 19 agosto scorsio. Conosciuto anche come l'Albergo del Giglio d'Oro, Il viaggio a Reims è un dramma giocoso in un atto di Gioachino Rossini con libretto di Luigi Balochi, vide la luce il 19 giugno 1825, quando fu presentato al re Carlo X di Francia – succeduto al fratello Luigi XVIII - presso il Théâtre des Italiens. L’eccellente Orchestra di quel Teatro fu diretta dal compositore stesso. Dopo la ricostruzione della partitura, la prima rappresentazione in Italia avvenne presso l’Auditorium Pedrotti di Pesaro, il 18 agosto 1984, con la Chamber Orchestra of Europe diretta da Claudio Abbado, la regia di Luca Ronconi e la scenografia di Gae Aulenti.
Dal 2001 (è passato un quarto di secolo di belle tradizioni) il viaggio a Reims - di cui ogni anno viene ripresa la produzione storica del regista Emilio Sagi - è l’evento culmine del Festival Giovane ideato dal maestro Alberto Zedda, una sezione speciale del Rossini Opera Festival, dove artisti emergenti provenienti da tutto il mondo possono debuttare in un contesto internazionale prestigioso.
Il dramma giocoso è stato rappresentato per due volte al Teatro Rossini di Pesaro nel cuore dell’estate 2026, sempre alle ore 11:00. Ho assistito alla recita del 16 agosto, con la Filarmonica Gioachino Rossini diretta da Sieva Borzak e la regia di Emilio Sagi ripresa da Matteo Anselmi.
La trama dell’Opera ha luogo nell’albergo termale del Giglio d’Oro, a Plombières, dove un veriegato gruppo di viaggiatori fa sosta in attesa della diligenza per andare a Reims, luogo dell’incoronazione di Carlo X. Assistiamo alle scaramucce del cavalier Belfiore e della contessa di Folleville, quella fanatica della moda che perde il guardaroba ma con gioia ritrova il cappellino. Corinna, la poetessa cantatrice romana, è amata da Sidney, un Lord inglese, ma corteggiata anche da Belfiore. L’altro triangolo è disegnato da Libenskof, il conte russo, Alvaro il grande di Spagna e la marchesa Melibea, nobile polacca. Attorno ad essi, ruotano il barone di Trombonok, tedesco innamorato della musica, don Profondo il letterato italiano, don Prudenzio il dottore, madama Cortese la padrona dell’albergo, Maddalena la governante, e molti altri personaggi. La diligenza non partirà per Reims, infatti mancano i cavalli, tuttavia si potrà andare tutti a Parigi, ospitati dalla Folleville, e prendere parte ad altri grandi festeggiamenti per il nuovo re. La sera c’è una festa dove ognuno intona una canzone, e Corinna improvvisa su Carlo X re di Francia. Tutti alla fine cantano ‘Evviva la Francia’.
Lo spettacolo è bellissimo. Nella scena dove sono parate nove sdraio e altrettanti tavolini, si sommano i colori che compongono la bandiera francese: il blu del fondale, il bianco degli accappatoi e dei pigiami, delle sdraio e delle piume, il rosso delle ‘mele prelibate’ - sì, la citazione del Guglielmo Tell è perfetta – e poi dei cuori donati a Lord Sidney e delle rose di Belfiore, al centro di una spassosa e molto ammiccante scena con Corinna, dove ci sono punte di fuoco indimenticabili.
Nella regia di Sagi ripresa con amore da Matteo Anselmi tutti i sentimenti sono guardati col sorriso, i personaggi spesso entrano e disegnano divertenti controscene, prendono parte e commentano coi gesti ciò che accade, consolano oppure stuzzicano, e poichè cantano anche le parti del coro, la rappresentazione risuona come della voce di un grande ensemble, dove i timbri, tutti belli e giovanili, si spostano nelle curve melodiche, si affiancano, giocano e bisticciano, si abbracciano, si stringono e risuonano sempre con passione. Tra i momenti da ricordare, le bolle di sapone soffiate attorno all’aria di madama Cortese, la visita di don Prudenzio alla parigina Folleville privata del guardaroba, i drink di Melibea, Corinna che canta dal palco reale del teatro, le ragazze che tagliano i cuori di carta per l’inglese, la scena di don Profondo che cataloga gli oggetti, mentre mima le nazioni dei personaggi, agitando il drappo del torero, o girando il cucchiaino nel the con la cornetta del telefono. Divertente alla fine Libenskof che vuole aggredire don Alvaro col tavolino tutte le volte che questi si avvicina a Melibea. Anche Carlo X, durante la canzone che gli dedica Corinna, entra in scena stringendo le mani in platea, coronato fanciul, per dirla con Ezio nell’Attila di Verdi, e porta un'asticella con palloncini dei 3 colori della sua bandiera. Nessuno dei personaggi lo considera, e allora lui si siede sul palco, beve un succo, mangia un panino e si fa un selfie.
Azzeccati i costumi di Pepa Ojanguren, dove al bianco della prima parte fa da pendant il nero degli abiti da sera, con le note del verde nella fascia del russo, del rosso nel papillon di Trombonok, e con menzione per il cilindro imponente della Folleville, piumato e velato con lunghi nastri di tulle bianco e nero. Le luci di Fabio Rossi danno vita alla storia scandendo il risveglio iniziale, l’occhio del ciclone dei sentimenti, il riposo sulle sdraio nell’alone azzurro, la pace fatta tra russo e polacca (reo lui di essere geloso) con la luna sfocata che si tinge di rosa, la vivace festa ornata di lampadine scintillanti.
La carica di giovani cantanti è notevole. Il canto è quasi perfetto, le voci vanno assieme a meraviglia, l’ingranaggio funziona come l’albero a camme di una granturismo, quest’opera è un gioiello. Bella la voce di Maddalena interpretata da una Hope Nelson dai riflessi contraltili e dalla spigliata presenza. Carnoso il timbro di don Prudenzio impersonato da Kairui Liu, un basso profondo, con divertenti espressioni e un italiano perfettibile. Kanako Tominaga canta l’aria di Madama Cortese, di vaghi raggi adorno, con la voce dell’aurora, belle agilità e coloratura a fuoco. Folleville è interpretata da Aziza Omarova che ha carisma e voce fuori del comune, ma potrebbe lavorare sulle morbidezze, calibrare meglio tale volume impressionante. Tominaga Riceve gli applausi entusiasti del pubblico al termine dell’aria del cappellino, Partir, oh ciel! Desio.
Edoardo di Cecco è un Trombonok più baritono che basso, ma governa bene la parola scenica e Sì, di matti una gran gabbia è un pezzo ben riuscito. Voce brillante ha la Melibea del contralto Martina Myskohlid, unita all’ottimo spirito dell’interpretazione. I tenori hanno lo squillo: Enrico Basso è un ottimo Libenskof che cresce nel corso della rappresentazione, mentre Yukang Zheng (Belfiore) ha una voce bellissima e seducente, un’espressività e un’energia al calor bianco. La parte baritonale di don Alvaro, il cui cuore d'ira avvampa in seno nel sestetto, è cantata con fuoco da Taiyo Abe. Martina Saviano canta le lunghe arie di Corinna, Arpa gentil e All’ombra amena del Giglio d’or, con una voce temprata e penetrante, migliora nel corso della rappresentazione e presenta lodevolmente il difficile personaggio.
Lord Sidney è interpretato da William Meinert, con una presenza scenica imponente e una duttile voce di basso cantante, dove traspare la giovinezza. Bella è la coloratura di Crescendo va, nella sua aria Invan strappar dal core, e fa sorridere d’ammirazione quando interpola la melodia di God save the King, sulle parole Dell’aurea pianta. Davor Nekjak fa andare a gonfie vele l’aria di don Profondo, e le medaglie incomparabili trovano un interprete degno di esse, con un sillabato di gran scuola, grandi acuti e un gioco scenico di cui si è detto.
Ottimi gli altri interpreti, su cui spicca il timbro fresco e luminoso di Dongjae Son, che interpreta Zefirino e Gelsomino. Il gran pezzo concertato a 14 voci va in porto a meraviglia, al pari delle canzoni alla festa. Scintillante, calibrata e ricca di suono la Filarmonica Gioachino Rossini diretta da Sieva Borzak con fantasia e rigore impeccabili. Elegante nei sottovoce, fiera nei crescendo e travolgente nei forte e fortissimo. Eccezionali gli interventi del flauto all’aria di Sidney, e dell’arpa che accompagna Corinna. Il pubblico sorride e ride di gusto, frequentemente applaude gli interpreti e sigla la rappresentazione con applausi croscianti e meritati.

