- Articolo di:Giulio Migliorini
Tre rappresentazioni del primo capolavoro operistico di Alban Berg hanno avuto luogo nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il 27 e 30 settembre e il 3 ottobre 2026, nell’allestimento della Royal Opera House di Londra con la regia di Deborah Warner. L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è stata diretta dal giovane e affermato Thomas Guggeis, direttore tedesco dotato di grande carisma interpretativo e versatilità esecutiva. Ho assistito alla rappresentazione del 3 ottobre alle ore 15:30.
Villa Medici. Il fascino iridescente del petrolio
Appena letto il titolo della mostra mi è subito risuonata alle orechie una vecchia canzone dei Soundgarden: Black Hole Sun, che coi suoi riff di chitarra acustica materializzava quel Sole nero del titolo, circondato da un alone di luce, tipico delle eclissi. E di un'eclissi, di una distopia materialmente viva si tratta in questo labirinto di liquido nero che principia colla terra dalla quale è estratto e termine con le sue fiamme, - profetiche, eretiche? - nella scultura di una Sfinge gigantesca. All'Accademia di Francia di Villa Medici un percorso politico, a partire dal Petrolio di Pasolini, grande ispiratore, dalla storia di quell'oro nero che si è mutato in disastro ecologico e genocidio di intere popolazioni. Dal 9 ottobre di quest'anno fino al 18 gennaio 2027.
Ha ragione il primo dei curatori che incontriamo, l'iraniano Morad Montazami: "Ecocidio e genocidio si confondono come mai prima": nel bel catalogo Soleil noir (in francese e inglese edito da Zaman Books), il sottotitolo recita Petrolio e arte contemporanea, ed è un vero Manifesto quello che ci presenta la mostra, nonchè una storia a ritroso e poi in un futuro precipitoso, fino all'Antropocene, all'oggi.
Una delle opere che innerva l'immaginario è la serie di quadri del palestinese Hani Zurob (classe 1976): intitolato Zeft Time, indica le tracce lasciate dal catrame (zeft in arabo, connotante anche, metaforicamente, lo scoramento e la sfortuna), adoperato intenzionalmente dagli israeliani per mettere il bitume alle strade e quindi meglio controllarle; si riferisce anche allo sfruttamento ed all'espropriazione delle risorse naturali dai territori palestinesi; e ad un'esplosione di sostanze chimiche al porto di Beirut il 4 agosto 2020 provocata probabilmente dai bombardamenti massivi sul territorio e dalle condizioni perigliose in cui versava una nave con quasi tremila tonnellate di nitrato d'ammonio. E' esploso quel deposito che non doveva stazionare in quella zona e che ha provocato oltre duecento morti, distruzioni fino a 10 chilometri, fra cui tre ospedali, e 300.000 sfollati.
I quadri di Zurob, nonostante siano prodotti dal petrolio, incastrato in un vetro dove viene immesso ossigeno per creare naturalmente un tessuto iridescente tra verdi scuri, neri e grigi. sono assolutamente affascinanti, così come il trapano rotante e massivo creato dall'artista kuwaitiana Monira Al Qadiri (1983, residente attualmente a Dakar, Senegal), che nella realtà, mi ha spiegato l'artista, è piccolissimo. Questa scultura verde mare è ipnotico e, anche se è chiara la sua potenza metallica, attrae l'occhio sparuto del visitatore che ammira Future Past 3, il titolo dell'opera.
All'origine del petrolio vi è lo sfruttamento ed ecco che tre artisti espongono tre opere di Protesta, come la sezione così denominata: una grande sala vuota, quella dove si riuniscono i magnati del petrolio olandese a L'Aja: The Meeting Table of the Board of Directors of Ryal Dutch Shell, ovvero la Shell, menbro delle Sette Sorelle del Petrolio, espressione coniata negli anni '40 dal fondatore dell'ENI Enrico Mattei per indicare il gruppo di grandi compagnie petrolifere internazionali che hanno dominato il mercato globale del greggio dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla crisi petrolifera del 1973. La Shell figura poi tra le accusate di complicità nell'assassinio proprio di Mattei, che aveva rinnovato gli accordi con i paesi produttori di petrolio dividendo equamente con loro i proventi dello sfruttamento dei giacimenti (il piano Mattei aggiudicava il 75% dei profitti andava ai paesi produttori contro il 50% delle Sette Sorelle). A questo si opposero questi grandi cartelli petroliferi, e la Shell in particolare, senza alcun riconoscimento di colpevolezza, è stata denunciata come complice nell'impiccagione di Ken Saro-Wiwa, attivitsta contro gli sversamenti di petrolio nel Delta del Niger. L'artista belga è Jacqueline Hassink, autrice di una serie di fotografie tra 1990 e 2010 denominate da lei The Table of Power.
La venezuelana Ana Alenso, ricorda, con un'invettiva potente dipinta su un barile di petrolio rotante, che il liquido nero è "l'escremento del diavolo" (testuale), il cui titolo Blood of the Earth, ricorda le centinaia di milgiaia di perdite umane ed animali causate dal petrolio attraverso i suoi sversamenti nei fiumi, nel mare; ma anche lo sfruttamento dei lavoratori e la nazionalizzazione del petrolio venezuelano a partire dal 1973, fermata dal colpo di stato statunitense la notte del 2 gennaio scorso, con il rapimento del capo di stato Maduro insieme alla moglie e l'appropriazione de facto, attraverso il controllo strategico e commerciale del petrolio, delle richhezze della nazione: in breve, l'azione degli Stati Uniti in Venezuela si configura principalmente come un'operazione di sfruttamento di stampo neoliberista e controllo geopolitico. L'impatto sulla popolazione dei promessi miglioramenti è nullo.
La Sfinge che chiude il mio personale percorso è una scultura, anch'essa ipnoticamente iridescente, sui toni del verde ottanio e bronzei, una sorta di uccello fiammante e chioccia con un enorme disco rosa fluo alle spalle: l'artista curdo-britannica Jala Wahid (classe 1988) si riferisce a Baba Gurgur, un luogo nel Kurdistan iraqueno dove le fiamme ardono da oltre 4000 anni nei pressi di un giacimento petrolifero dove il gas naturale la nafta, filtrando naturalmente attraverso le fessure nelle rocce, si coniugano in un incendio interminabile. Il titolo dell'opera, Conflagration, si riferisce però alla tragedia degli incendi del 14 ottobre 1927, quando la Turkish Petroleum Company perforò il terreno e colpì il giacimento: la pressione fu tale da creare un gigantesco "gusher" (un getto incontrollato) che fu delimitato con degli incendi controllati volti ad evitare lo sversamento nelle risorse idriche della valle circostante. Una Pétromélancolie, come la chiama Stephanie LeMenager, una sorta di fascino crepuscolare che avvolge questo liquido nero dai riflessi iridescenti, seducenti e malinconici.
Consiglio a chiunque di approfondire la mostra scegliendo ognuno il proprio percorso, come ho fatto io, e di sfogliare il catalogo, che ha inoltre delle sezioni storico-cronologiche per comprendere appieno come la storia del petrolio si intrecci con la storia dell'inquinamento, con la politica interna di tutti i paesi, indirizzando la geopolitica verso gli interessi di questa energia ad alto costo umano.


