Parlare, pregare, oracolare, il luogo ove far pratica di questo responso divinatorio: gli Oracoli al di là del mare, l’esposizione collettiva che celebra la conclusione dell’anno di residenza dei sedici borsisti dell’Accademia di Francia a Roma ha preso il via il 19 giugno scorso per terminare con l'inizio autunnale, il 7 settembre 2026.
Presentato nella sezione Prospettive al Festival di Berlino di quest'anno, Hangar Rosso (Hangar Rojo) di Juan Pablo Sallato, con la sceneggiatura preziosa e corrosiva di Luis Emilio Guzmán, è un film da vedere per chi ha ancora il gusto per la disobbedienza, per lottare contro le ingiustizie a costo della vita, per tentare la strada dell'Eroe, quella tracciata da Gianluca Maginei suoi libri cui rimando su Incognita.
Babele è molteplicità di linguaggi e culture, complessità delle relazioni nel mondo contemporaneo. La mostra è nata per la Biblioteca Teresiana di Mantova, anche in occasione degli 80 anni di Giorgio Milani (27 settembre 2026). L'Artista ha lavorato presso importanti sedi italiane ed estere utilizzando pittura e scultura e avvalendosi di materiali diversi, come l’acciaio, il legno, il calcestruzzo, utilizzandone abilmente le peculiarità per trasmettere la parola e il segno grafico, per portare messaggi nel contemporaneo. Dopo il Vernissage del 26 giugno 2026, la mostra ‘Babele’ sarà ospitata tra le mura della Teresiana fino al 19 settembre 2026.
Il 4 luglio, nella chiesa sconsacrata di San Nicola a capo di Bove, presso il Mausoleo di Cecilia Metella, sull'Appia Antica, la terza edizione del festivalAttraversamenti ha proposto la Medea di Euripide nell’adattamento e nella regia di Carlo Emilio Lerici, con la traduzioneparziale di Filippo Amoroso. Non era semplice far risuonare ancora una volta una delle tragedie più rappresentate del canone occidentale senza ridurla a manifesto sull’emancipazione femminile o a referto clinico di una follia omicida. Il regista ha scelto di comprimere il testo, in chiave minimalista, riconducendo il dramma al triangolo formato da Medea, Giasone e la Nutrice, che svolge anche la funzione del Coro, cui si aggiunge il corpo muto di una danzatrice.
Il compositore Stefano Mainetti ha presentato, lo scorso 22 giugno, il suo nuovo cd Tempo Altro edito da Da Vinci. Una raccolta di brani interpretati dal chitarrista classico Flavio Cucchi, che li ha eseguiti dal vivo durante la serata alla libreria bistrot Horafelix di Roma.
Villa Medici. L'estetica della luce di Agnès Varda
Articolo di:
Livia Bidoli
Il 25 febbraio 2026 l'Accademia di Francia a Roma - Villa Medici ha aperto al pubblico due mostre: la prima è dedicata all’opera di Agnès Varda, intitolata Qui e là tra Parigi e Roma, riferendosi alla presenza italiana in particolare di Federico Fellini e Giulietta Masina. L'altra mostra è dedicata al Fotoromanzo che ritrae Nicole Gravier, ripercorrendo gli anni '70 coi suoi clichés stucchevoli e ricnoscibili.
La prima grande retrospettiva in Italia dedicata all’opera fotografica di Agnès Varda (1928–2019), è un omaggio che si inserisce nelle celebrazioni per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma (1956–2026). Nicole Gravier con Fotoromanzo (25 febbraio – 4 maggio 2026), presenta la sua prima mostra istituzionale in Italia: artista che ha fatto del détournement e della decostruzione degli stereotipi mediatici una pratica pionieristica, con un lavoro che trova un’eco diretta nella rivoluzione femminista italiana degli anni Settanta.
Varda emerge come un’unica, fluida “scrittura per immagini” in cui la fotografia e il cinema non sono discipline distinte, ma vasi comunicanti di uno stesso sguardo. La mostra invita il visitatore a scoprire un universo poetico che trova il suo cuore pulsante nel cortile-atelier di rue Daguerre a Parigi, un luogo di vita e sperimentazione dove l’artista ha saputo immortalare la quotidianità e i volti della strada con ironia, precisione e una profonda tenerezza.
Il percorso espositivo rivela la straordinaria capacità della Varda di abitare i luoghi, tessendo un dialogo costante tra diverse geografie e atmosfere: l’Italia come controcampo che passa dalle vedute di Venezia ai ritratti romani di Luchino Visconti e Jean-Luc Godard. L’Italia è per lei una geografia dell’anima, esplorata con un’attenzione quasi grafica per le geometrie e le ombre. L'estetica della luce: nelle sue prime opere degli anni '40, si resta colpiti da una luce soffusa e vivida che avvolge i soggetti, evocando una ricerca interiore carica di significato.
Simboli e presenze: la figura protettiva del gatto Nini, che compare nelle sue opere fino agli ultimi anni di vita, agisce come un'entità animica che accompagna la narrazione, richiamando l'eleganza parigina degli anni '60.
Attraverso nove capitoli biografici e oltre 130 stampe originali, la mostra trasforma il visitatore in un flâneur contemporaneo, permettendogli di aggirarsi in una Parigi caleidoscopica, simile a quella descritta da Walter Benjamin o evocata dalle note di Debussy. È il ritratto di un’epoca — il dopoguerra — intrisa di vitalità e ricerca artistica, dove l’incontro con l’altro e l’attenzione per le vite marginali diventano lo specchio di un impegno sia emotivo che politico.
L’omaggio a questa "cineasta del quotidiano" si completa con una rete di relazioni artistiche che include nomi come Alexander Calder, e proseguirà idealmente con una successiva grande esposizione a Bologna, confermando l'eredità intramontabile di una donna che ha fatto del cinema e della fotografia una forma pura di libertà.