Villa Medici. Oracoli tra note musicali e balsamiche

Articolo di: 
Livia Bidoli
Marie-Claire Messouma Manlanbien

Parlare, pregare, oracolare, il luogo ove far pratica di questo responso divinatorio: gli Oracoli al di là del mare, l’esposizione collettiva che celebra la conclusione dell’anno di residenza dei sedici borsisti dell’Accademia di Francia a Roma ha preso il via il 19 giugno scorso per terminare con l'inizio autunnale, il 7 settembre 2026.

E gli oracoli prendono avvio dalle forze ctonie, i sotterranei delle cantine di Villa Medici dove inizia il percorso "divinatorio" e Giulia Lorusso  (1990, Italia), ha deciso di perfomare un'installazione musicale visibile anche online su YouTube. Giulia Lorusso è una  compositrice italiana residente a Parigi, formata al Conservatoire National Supérieur de Musique di Parigi e all’IRCAM; il suo lavoro abbraccia un ampio spettro di forme musicali, che in questo caso si sono connesse alle origini di Roma ed ai suoi sotterranei connessi tramite catacombe ove si rifugiavano i perseguitati cristiani per riconoscersi tramite le due parti del pesce; e costellati di ipogei, tutti destinati al culto dei morti di famiglie facoltose. In epoca piu' recente, invece, i sotterranei ed i vari cunicoli - il piu' celebre va da Castel Sant'Angelo a San Pietro - erano usati dai carbonari rivoluzionari. La scrittura musicale di Giulia Lorusso,che ha prodotto l'opera Cercle per coro, percussioni, elettronica e video, è ispirata al mito della strega Circe e alla sua rivisitazione da parte di Madeline Miller nel suo omonimo romanzo di impronta femminista, con al centro la maga incantatrice.

L'altra artista che mi ha colpito in modo impressivo è stata l'iraniana, o persiana,  Farnaz Modarresifar (1989, Iran) compositrice, poetessa e suonatrice di Santûr (strumento musicale iraniano), è una figura poliedrica nel panorama musicale contemporaneo. La sua formazione riflette un incontro tra mondi, essendo cresciuta tra la musica classica occidentale e quella tradizionale persiana, con studi proseguiti in Francia dopo il percorso accademico a Teheran. La sua eccellenza è stata sancita da numerosi riconoscimenti, tra cui il Grand Prix Lycéen des Compositeurs nel 2023 e il Prix Nouveau Talent della SACD nel 2026.

Durante la sua residenza a Villa Medici, Modarresifar ha lavorato alla sua seconda opera per orchestra e coro, un lavoro che trae ispirazione diretta dall'Œdipus Rex di Igor Stravinskij. Il progetto mira a prolungare la materia sonora di Stravinskij in una forma continua intrecciando alla simbologia degli occhi, centrale nella poesia persiana, alla potenza del mito greco.
Rivisitare il complesso di Edipo attraverso una prospettiva surreale, arricchita da una riflessione intima e da una tavolozza vocale che include una voce femminile come ponte tra mito e risonanze personali unisce l'eredità di Stravinskij al Mito di Sofocle.

L'Oedipus Rex di Stravinskij, nato nel 1927 come omaggio ai Ballets Russes di Diaghilev, fu scritto in collaborazione con Jean Cocteau. La scelta del latino per il libretto (tradotto da Jean Daniélou) fu fondamentale per conferire all'opera una ritualità neoclassica e rigorosa, capace di imprimersi in una dimensione atemporale. L'opera è divisa in due atti e un prologo; una struttura che mette in luce la "grandiosa drammaticità del complesso più antico nato dalla tragedia di Sofocle". La forza della musica di Stravinskij risiede in un ritmo incalzante, fatto di ostinati e ribattute, che sembrano annunciare inesorabilmente la condanna finale.

Il legame tra il progetto di Modarresifar e il mito si focalizza sul tema della visione. La tragedia di Edipo rappresenta l'apertura freudiana verso l'inconscio, dove la verità è un "messaggio tatuato sulla nostra nuca". La Figura di Tiresia è centrale, è Il cieco che "vede nel passato e nel futuro", che incarna l'oracolo che vaticina con gli occhi dell'Altrove. Mentre Edipo scioglie gli enigmi della Sfinge, non riesce a sciogliere i propri, rimanendo immerso nell'inganno dell'apparenza. La Rivelazione finale crea il climax drammatico che esplode quando Tiresia è costretto a dichiarare l'amara verità: "Il re è l'assassino del re... l'assassino è il re!".

Questa nuova interpretazione di Farnaz Modarresifar si pone dunque come un dialogo profondo tra la ritualità antica di Stravinskij e una visione surreale contemporanea, dove la poesia persiana e la musica orchestrale si fondono per esplorare le zone d'ombra dell'animo umano.

La terza artista che mi ha motivatamente impressionato, è Marie-Claire Messouma Manlanbien (Francia, 1990), un'artista plastica la cui pratica artistica si è distinta a livello internazionale attraverso importanti riconoscimenti e tappe espositive. Diplomata nel 2016 presso l'École nationale supérieure d’art de Paris-Cergy, ha vinto il Prix 1% Marché de l’art (2022) e il Grand FORTE (2019). È stata inoltre artista residente presso Gasworks a Londra. Ha tenuto mostre personali al Palais de Tokyo e all’Orangerie du Sénat a Parigi. Il suo lavoro è stato presentato in sedi prestigiose come il Centre Pompidou Metz e il Toledo Museum of Art, oltre ad aver partecipato alla Biennale di Venezia (padiglione della Costa d’Avorio) e alla Biennale di Sydney.

Il suo progetto di ricerca si fonda sull'Arazzo "Balsamico". Attualmente, il suo lavoro si concentra su un progetto di ricerca e creazione che mira a unire artigianato, storia e cura. Ha realizzato un arazzo dalle proprietà balsamiche, inteso come un moderno "vello d'oro" capace di tessere legami e portare beneficio.
La sua ricerca prevede lo studio degli antichi arazzi italiani e un confronto diretto con artigiani, disegnatori e tecnici locali, oltre a indagini condotte in laboratori e musei. Il progetto inolre approfondisce la farmacopea italiana per infondere nell'opera tessile una dimensione di cura e guarigione. Questa indagine non è isolata, ma si inserisce in un percorso di ricerca più ampio che l'artista porta avanti da circa dieci anni tra Europa, Africa e Australia.

Pubblicato in: 
GN36 Anno XVIII 7 luglio 2026
Scheda
Titolo completo: 

Accademia di Francia di Villa Medici

Oracoli al di là del mare
Mostra dei borsisti
Inaugurazione il 18 giugno 
Aperta al pubblico dal 19 giugno al 7 settembre 2026

Con i borsisti Alia Bengana, Arianna Brunori, Diaty Diallo, Marin Fouqué, Elitza Gueorguieva, Camille Lévy Sarfati, Hugo Lindenberg, Giulia Lorusso, Paul Maheke, Randa Maroufi, Marie-Claire Messouma Manlanbien, Farnaz Modarresifar, Baptiste Pinteaux, Enrique Ramírez, Ben Russell e Thu-Van Tran.

Artisti invitati Nastasia Alberti, Jacques Kaufmann, Adriano Tramontozzi e Alice Visentin

Curatori  Roberto Pontecorvo, Imma Tralli (Marea Art Project)
Curatrice associata  Camille Coschieri

Il titolo della mostra è ispirato all’opera Oracles from the Sea (1998) dell'artista visiva palestinese Vera Tamari. Gli artisti invitati per la mostra sono Nastasia Alberti, Jacques Kaufmann e Alice Visentin.