Opera di Roma. I voli profetici di Calder e Kentridge

Articolo di: 
Livia Bidoli
Calder

Sembra quasi incredibile ma questi due spettacoli straordinari che sono stati all'Opera di Roma dal 10 al 15 settembre,Work in Progress di Alexander Calder e Waiting for the Sybil di William Kentridge,volano profeticamente alle stesse altezze artistiche ed anche concrete. Le due parti che compongono la serata Calder/Kentridge, sono intimamente connesse.

Prima di tutto ciò che condividono le due performance spettacolari è la scelta di una musica nuova: allora, nel 1968 con Calder, erano i suoni elettronici di Maderna, Clementi e Casitglioni; oggi, con Kentridge, sono i suoni, i canti, le danze dal vivo di uno dei maggiori pianisti sudafricani, il compositore Kyle Shepard con gli arrangiamenti vocali di Nhlanhla Mahlangu, insieme a sei cantanti e tre ballerini che si dividono otto scene che cadono letteralmente e danno vita ad un “work in progress” continuo e pienamente correlato al primo dei due spettacoli. 

Alexander Calder era entusiasta della proposta dell'allora direttore artistico Massimo Bogianckino e, invece di "collaborare" allo spettacolo, insieme al suo amico e sodale Giovanni Carandente, si prese tutto lo spettacolo, con il felice Filippo Crivelli che non era di certo meno stupito di lui, della sua carica naïf assolutamente stupefacente. Lo stesso titolo, Work in Progress, era temporaneo, come i suoi "mobiles" che si alzavano per l'aere del palcoscenico trovandogli ulteriori dimensioni, accendendolo di colori, come in un circo fantastico e sovrannaturale.

Le sculture di Calder - sembra proprio strano chiamarle così! - sono tutte librate verso l’alto, sospese in un magma invisibile che le scuote leggerissimamente e fa quasi sembrare allo spettatore di essere protagonista, col suo pneuma (fiato come anima in greco), governate da meccanismi invisibili, di un mondo che forse verrà, profeticamente, quando ci alzeremo anche noi con loro nell'osservarle aggraziate nel loro librarsi senza soluzione di continuità. E se, come proferiva Marx Ernst, “l’amore non è che un intimo principio di azione”, allora Calder ne approva anche il ritmo profuso dalle note elettroniche del futuro di quelli che allora, Maderna, Clementi e Castiglioni, erano le avanguardie del suono sperimentale.

La Sibilla di Kentridge è molto ritmata dal punto di vista musicale: uno spettacolo etnico che "vola" sulle foglie ed i fogli del futuro, delle premonizioni, delle precognizioni della Sibilla Cumana partenopea, temporaneamente ubicata - per suoni e danze - in Africa, quella che Kentridge, proveniente da Johannesburg, conosce così intimamente. In fondo è dall'Africa che proveniamo, è lì il calderone del mondo, e non solo per i darwiniani, per tutti.

Il "volo" qui è profetico, ma la Sibilla canta in realtà senza rispondere: le sue profezie sono labili come il vento, cadono come foglie dall'albero della vita, fluiscono come un fiume di parole inarrestabile, a volte incomprensibile. Stampate su documenti, giornali, titoli a caratteri cubitali che spingono a "sognare", a "non credere alle religioni del passato", a non ripetersi sempre la stessa domanda: "quando sarà il mio turno?". La sedia su cui siamo, potrebbe crollare da un momento all'altro e lasciarci per terra, come uno dei ballerini sul palco, e non sapremo mai quale delle sedie a disposizione non ha una gamba rotta.

Scheda
Titolo completo: 

Teatro dell'Opera di Roma
Stagione 2018/2019
Calder/Kentridge
dal 10 al 15 settembre 2019

WORK IN PROGRESS
di Alexander Calder
immagini teatrali coordinate da Giovanni Carandente
e presentate da Filippo Crivelli
su musiche elettroniche di Niccolò Castiglioni, Aldo Clementi, Bruno Maderna

Allestimento Teatro dell’Opera di Roma

WAITING FOR THE SIBYL

Ideazione e regia di
William Kentridge
Nuovo allestimento
 

Co-commissione del The Royal Dramatic Theatre di Svezia e Les Théâtres de la Ville de Luxembourg