Proust e la musica al teatro Argentina. Tra il tempo e l'eternità

Articolo di: 
Teo Orlando
Proust

La musica è stata una delle grandi passioni della mia vita. Essa m’ha portato gioie e certezze ineffabili, e mi ha dato la prova che qualcos’altro esiste oltre il nulla, contro il quale sono andato sempre a sbattere, dovunque. Essa corre come un filo conduttore attraverso il labirinto di tutta la mia opera” (La musique a été une de plus grandes passions de ma vie. Elle m'a apporté des joies et des certitudes ineffables. La preuve qu'il existe autre chose que le néant auquel je me suis toujours heurté partout ailleurs. Elle court comme un fil conducteur à travers toute mon œuvre). In queste brevi, significative battute è racchiuso il senso dell’omaggio musicale per una serata tenutasi presso il Teatro Argentina il 13 febbraio 2020, concepita come una traccia tra le tante possibili per indagare il rapporto tra Marcel Proust e la musica.

Un rapporto, quello di Proust, fatto di passione e di piacere nell’ascolto, di attenzione critica verso le novità dei linguaggi compositivi, di desiderio di godere anche della musica più leggera senza alzare troppo il sopracciglio, di fiducia nella musica come cartina di tornasole per collocare i personaggi (e le persone incontrate) in un'ideale gerarchia di autentica nobiltà d’animo.

La recitazione dei brani proustiani (tratti non solo dalla Recherche du temps perdu, ma anche da altri scritti, come Les plaisirs et les jours, e da interviste, come quello citato qui all'inizio, proveniente da un'intervista rilasciata nel 1922, pochi mesi prima della sua morte) è stata affidata alla voce di Edoardo Pesce, attore esperto e consumato, che però in questo caso ha adottato un approccio per così dire "minimalista", limitandosi a una lettura sussurrata o recitata a bassa voce, senza particolare enfasi, da una parte, ma con un deficit di espressività che ci è parso eccessivo e che forse ha un po' compromesso l'effetto finale.

Il rapporto di Proust con la musica risale alla sua prima adolescenza, tant'è vero che nel suo primo questionario, redatto a quindici anni, osserva che i suoi musicisti preferiti sono Mozart e Gounod. Gradualmente però i suoi gusti si evolvono, fino a comprendere Beethoven, Wagner e Schumann: la scoperta di Wagner, in particolare, "è l'irrazionale che irrompe nel suo universo musicale", cone ha scritto il suo biografo Jean-Yves Tadié: e non a caso in uno dei libri della Recherche,  La prisonnière, dedica una lunga analisi al Ring di Wagner, che incarna l'idea di un'opera totale, unica, che ingloba in uno solo molti generi diversi (ambizione che era preclusa al suo romanzo, per quanto complesso potesse essere).

Proust ama però anche la cosiddetta "cattiva musica", il music-hall, le canzoni di Mayol, Yvette Guilbert, Bruand. Tutti questi gusti si riflettono ne Les plaisirs et le jours ("Elogio della cattiva musica" e "Melomania di Bouvard e Pecuchet"). Quando i Balletti Russi arrivano in Francia con Diaghilev e Stravinskij si entusiasma anche lui, come tutta Parigi, ai loro spettacoli. Nel Jean Santeuil appare la sonata per violino e pianoforte di Saint-Saëns. Nella Recherche compaiono molti altri musicisti, da Chopin a Beethoven a Debussy, a Franck: in occasione di concerti nei salotti oppure per allusioni o immagini. Infine la musica, che secondo Luigi Magnani costituisce l'elemento catalizzatore di tutta la Recherche, è riassunta nell'opera del geniale musicista Vinteuil, il quale "ha il genio creatore di Beethoven, la raffinata sensibilità e lo slancio audace verso il nuovo e l'originalità di Debussy, l'arte sapiente, l'umile semplicità della vita, il candore, la bontà indistruttibile di César Franck". Ed è proprio a quest'ultimo che si deve quella Sonata in la maggiore per violino e pianoforte che ha un amalgama della sua ricca lingua nativa armonica con le tradizioni classiche che apprezzava molto, tenute insieme in un quadro ciclico. Nel concerto all'Argentina viene proposta in due versioni: i primi due tempi nella versione originale per violino, il terzo e il quarto in quella per violoncello.

La Sonata per violino in la fu scritta nel 1886, quando César Franck aveva 63 anni, come regalo di nozze per il 31enne violinista Eugène Ysaÿe.]ì Ventotto anni prima, nel 1858, Franck aveva promesso una sonata per violino a Cosima von Bülow. Questa non apparve mai; si è ipotizzato che qualunque lavoro Franck avesse fatto su quel pezzo fosse stato messo da parte, e alla fine finì nella sonata che scrisse per Ysaÿe nel 1886.[

La Sonata ebbe il suo primo concerto pubblico il 16 dicembre di quell'anno al Musée Moderne de Peinture (Museo di Pittura Moderna) di Bruxelles: fu l'ultima voce di un lungo programma iniziato alle 15.00. Quando arrivò l'ora della Sonata, il crepuscolo era caduto e la galleria era inondata di oscurità, ma le autorità del museo non permisero alcuna luce artificiale. All'inizio sembrava che la Sonata dovesse essere abbandonata, ma Ysaÿe e Bordes-Pène decisero di continuare a prescindere. Dovettero suonare gli ultimi tre movimenti della memoria nell'oscurità virtuale. Quando il violinista Armand Parent osservò che Ysaÿe aveva suonato il primo movimento più velocemente di quanto il compositore intendesse fare, Franck rispose che Ysaÿe aveva preso la decisione giusta, dicendo "d'ora in poi non ci sarà altro modo di suonarla". 

Il pezzo si distingue inoltre per la difficoltà della sua parte pianistica, se confrontato con la maggior parte del repertorio cameristico. I suoi problemi tecnici includono frequenti figure estremamente estese, con le mani che corrono e saltano, in particolare nel secondo movimento (anche se alcuni passaggi possono essere facilitati impiegando una mano di ricambio per coprire alcune note).

La sonata di Franck, insieme a quelle di Debussy e di Fauré, rappresenta il vero pendant della Recherche, benché la musica che vi compare nella sia sempre una musica immaginaria, frutto delle emozioni che pezzi diversi hanno suscitato nello scrittore, così forti e persistenti da incarnarsi nella cosiddetta petite phrase, vero e proprio Leitmotiv nella storia d’amore tra Swann e Odette ( “La musica è l’esempio unico di ciò che si sarebbe potuta dire ‒ se non ci fosse stata l’invenzione del linguaggio […] ‒ la comunicazione delle anime”).

Ne sono stati interpreti tre ottimi musicisti italiani (Marco Rizzi al violino, Giovanni Gnocchi al violoncello e Roberto Cominati al pianoforte), che sono andati alla ricerca delle musiche che percorrono sottotraccia l’opera proustiana, seguendo gli indizi disseminati nei tanti scritti e studi che l’hanno indagata: la Musica, il Tempo, l'Eterno: questa triade, in cui risiede una indivisibile emozione e che costituisce la struttura basilare, il substràtum armonico delle grandi variazioni enigmatiche, che nel loro formarsi per progressivo accrescimento, nel loro sviluppo sembrano obbedire al suo impulso generatore, ci appare come una costellazione scintillante nella notte cui Proust tiene fisso lo sguardo, facendo continuo sforzo per non smarrirla, per farla riapparire nel cielo nebuloso e trarne orientamento, ispirazione e conforto.

Pubblicato in: 
GN16 Anno XII 20 febbraio 2020
Scheda
Titolo completo: 

Accademia filarmonica romana

Teatro Argentina - Roma
giovedì 13 Febbraio 2020
ore 21

MARCEL PROUST E LA MUSICA
 
Edoardo Pesce voce recitante
Marco Rizzi violino
Giovanni Gnocchi violoncello
Roberto Cominati pianoforte
 
CLAUDE DEBUSSY
Piano Trio in sol maggiore (I movimento "andantino con moto allegro")
FRYDERYK CHOPIN
Sonata per violoncello e pianoforte in sol minore op. 65 (III movimento "largo")
CÉSAR FRANCK
Sonata per violino e pianoforte in la maggiore (I movimento "Allegretto ben moderato" e II movimento "Allegro")
CAMILLE SAINT-SAËNS
Sonata per violino n. 1 op. 75 in re minore (I movimento "Allegro agitato")
REYNALDO HAHN
Sonata per violino in do maggiore (III movimento "Modéré")
L'heure exquise da "7 chansons grises" (violoncello e pianoforte)
CÉSAR FRANCK
Sonata per violino e pianoforte in la maggiore (III movimento "Ben moderato: recitativo-fantasia" e IV movimento "Allegretto poco mosso". Violoncello e pianoforte)
GABRIEL FAURÉ
Piano Trio in re minore op. 120 (III movimento "Allegro vivo")
 
e letture da À la recherche du temps perdu di Marcel Proust