Teatro Eliseo. Borkman di Ibsen o della fallibilità umana

Articolo di: 
Giuseppe Talarico
John Gabriel Borkman

Portare in scena il testo di un grande autore della cultura moderna rappresenta una sfida per un regista, poiché è necessario che la rappresentazione scenica sia capace di dare piena visibilità all'ispirazione poetica dei suoi drammi. Il regista Piero Maccarinelli dello spettacolo John Gabriel Borkman, in scena al Teatro Eliseo di Roma dal 16 ottobre al 4 novembre 2012, è riuscito in questo spettacolo a creare le atmosfere rarefatte e intrise di una gelida tenebra, che pervadono tutti i testi di Enrik Ibsen, il grande drammaturgo norvegese

Nella prima parte dello spettacolo, nel salotto elegante e raffinato di una casa arredata con il gusto e lo stile della borghesia intellettuale, dopo molti anni due donne, oramai attempate ed avviate verso la maturità, si incontrano. Presto si scopre che si tratta di due sorelle gemelle, Gunhild Borkman e Ella Renthein. Hanno una conversazione a tratti dura e priva di ogni forma di gentilezza, poiché sono separate da vecchi e mai sopiti risentimenti. In preda allo sconforto, Gunhild Borkman racconta la catastrofe che si è abbattuta sulla sua famiglia, dopo che il marito John Gabriel Borkman, direttore di una banca di affari, è stato arrestato e condannato per i reati finanziari, di cui si era reso responsabile. 

Ella Renthein, la sorella gemella, dopo lo scandalo, la vergogna e l’onta del carcere, in cui è rimasto rinchiuso a scontare la pena per cinque anni Gabriel Borkman, ha acquistato con i suoi capitali l’intero patrimonio, sicchè sia la sorella che il marito vivono in una casa di cui è proprietaria. 

Gabriel Borkman, come le confessa la sorella, dopo essere uscito dal carcere, si è rinchiuso in sé stesso, ha perduto la stima sociale e ha visto distrutto per sempre il suo prestigio professionale e familiare. Per questo motivo, John Gabriel Borkman non esce mai di casa, si limita a passeggiare nella sua stanza in modo frenetico, nella quale cerca conforto per i suoi dolori inconsolabili ascoltando la musica, che una giovane donna suona al pianoforte per lui. 

Le due sorelle gemelle, durante la conversazione che hanno nel salotto della loro casa, evocano la figura del giovane Erhat Bolkman, che secondo i desideri di sua madre, deve riscattare il nome della sua famiglia, sfregiato e screditato dalla scandalo in cui il padre è rimasto coinvolto. Ben presto emerge il conflitto che divide le due sorelle, ognuna delle quali vorrebbe avere l’affetto esclusivo di Erhat Borkman, sia la madre, sia la zia, che si era occupata di lui nel periodo in cui il padre era caduto in disgrazia. 

L’apparizione sulla scena di John Gabriel Borkman, che si tormenta quotidianamente ripensando alle sue responsabilità e ai motivi per i quali ha perduto tutto ciò che aveva, è uno dei momenti più intensi e profondi dello spettacolo. Gabriel Borkman riceve nell’appartamento, nel quale vive da recluso, un suo amico, Vihel Foldal, impiegato ed autore di una tragedia, che non è mai riuscito a pubblicare. 

A Vihel, in un momento di resipiscenza, confessa i motivi del disastro finanziario, di cui si è reso responsabile. Gabriel Borkmna gli confessa che si era appropriato dei depositi e dei titoli azionari dei clienti della sua banca, poiché voleva dare vita ad uno sviluppo economico, da cui sarebbero derivati benefici, benessere e prosperità per una moltitudine di uomini. Malgrado lo scandalo, la vergogna del carcere, il disonore che ha macchiato in modo irrimediabile la sua famiglia, Gabriel Borkman nutre la speranza che, prima o poi, in base alle sue competenze finanziarie, gli amministratori della banca lo dovranno richiamare e reintegrare nelle funzioni che aveva in passato. 

In questa parte dello spettacolo, non solo viene delineata la personalità fortemente megalomane di Gabriel Borkman, ma affiora uno dei temi della drammaturgia di Ibsen, l'impossibilità dell’uomo di dominare il destino, poiché ogni suo progetto e aspirazione gli procurano offese, mortificazioni, umiliazioni, e la definitiva condanna alla solitudine. 

I sogni coltivati dalla mente umana si infrangono inesorabilmente contro la dura e pietrificata realtà umana. Quando Vihel si permette di notare che difficilmente potrà ritornare a guidare la banca, John Gabriel Borkman lo allontana dalla sua stanza, sopraffatto da una incontenibile ira, è lì che rimane da solo. 

Nella notte Gabriel Borkman riceve la visita inaspettata di Ella Rentheim, la sorella gemella di sua moglie. Hanno un chiarimento privo di infingimenti, grazie al quale si apprende che in gioventù si sono amati. Gabriel Borkman ha sposato sua sorella ed ha rinunciato ad amarla, poiché di Ella Rentheim si era invaghito un potente uomo d’affari, grazie al cui aiuto lui era riuscito a conquistare i vertici della banca d’affari. Ella Renthiem, quando apprende questa tragica verità, disperandosi lo rimprovera, acusandolo di avere ucciso la sua anima e di avere soffocato il loro amore, pur di inseguire i suoi sogni di grandezza e di gloria. 

In questa parte dello spettacolo emerge il tema della incomunicabilità umana e la difficoltà a conciliare la purezza dei sentimenti con i desideri che spingono gli uomini ad agire, per avere un ruolo di prestigio nella società umana. Ella, triste e con l’animo attraversato dal dolore provocato per il rimpianto di quello che poteva essere e non si è avverato, informa Gabriel Borkman che è gravemente malata e che, poiché sta per morire, vuole lasciare i suoi beni al nipote Erhat, adottandolo e dandogli il suo cognome. 

Intorno al giovane Erhat, che si è innamorato di una donna avvenente, Fanni Wilton, si consuma l’ultimo conflitto tra le due sorelle gemelle. Nessuna di loro riuscirà ad avere l’affetto esclusivo del giovane Erhat, poiché questi deciderà di abbandonare, in compagnia della sua donna, la casa dei genitori, per recarsi all’estero e vivere in serenità la sua vita di giovane uomo. 

Dopo otto anni John Gabriel Borkman abbandona la sua stanza ed in compagnia di Ella, la donna amata in gioventù, si reca nel bosco a passeggiare per contemplare da lontano le trasformazione che la sua città ha subito. In questo luogo, pensando a quanto avrebbe potuto fare per accrescere la ricchezza del suo Paese, tormentato dai rimorsi e dai rimpianti, da uomo sconfitto muore tra le braccia di Ella, ucciso dalle tenebre gelide che avevano inaridito il suo animo

Alla fine dello spettacolo, nessuno dei personaggi riesce a realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni.  Sia la scenografia, sia gli arredamenti sia le musiche evocano le atmosfere nordiche, con grande  realismo. Uno spettacolo notevole e profondo ispirato ad un testo del geniale norvegese Henrik Ibsen. 

Pubblicato in: 
GN1 Anno V 3 novembre 2012
Scheda
Titolo completo: 

Teatro Eliseo - Roma
16 ottobre - 4 novembre 2012

Massimo Popolizio
JOHN GABRIEL BORKMAN
di Henrik Ibsen
nuova traduzione di Claudio Magris
con Lucrezia Lante Della Rovere,
Manuela Mandracchia
e Mauro Avogadro
e con Alex Cendron, Ilaria Genatiempo
Camilla Diana
regia Piero Maccarinelli

Artisti Riuniti in collaborazione con Teatro Eliseo