Vestire gli ignudi. Il vestito alla violenza

Articolo di: 
Giuseppe Talarico
Vestire gli ignudi

Assistendo a Vestire Gli Ignudi di Luigi Pirandello, in scena al Teatro Argentina di Roma dal primo al 13 marzo 2011 con la regia di Luca De Fusco, mi è riaffiorata in mente una riflessione di Andrea Camilleri, che fece e sviluppò in occasione della presentazione del suo libro sulla vita del grande scrittore siciliano, intitolato Biografia del figlio cambiato.

Per Camilleri è fondamentale delineare una netta distinzione tra il teatro della chiacchiera e quello della parola, a cui appartengono, nella storia della drammaturgia moderna, i grandi drammi scritti e concepiti da Luigi Pirandello. In Vestire Gli Ignudi, ritroviamo i grandi temi e le problematiche esistenziali del Pirandellismo e della poetica decadente del primo novecento. Ersilia, protagonista di questo dramma di straordinaria bellezza e profondità, è una donna sola e delusa dalla vita. Giunta a Roma dopo avere abbandonato Smirne, città nella quale aveva vissuto lavorando nella casa del console italiano, in preda alla disperazione tenta il suicidio. Dopo essere stata salvata dalla morte, Ersilia racconta la sua triste e dolorosa vicenda umana ad un giornalista Alfredo Cantavalle, il quale narra la sua storia in un lungo articolo che desta grande impressione tra i lettori e la pubblica opinione. Lo scrittore Ludovico Nota, leggendo l’articolo, rimane colpito e pensa di poterne ricavare uno spunto per scrivere un ampio romanzo.

In questa parte del dramma, con cui ha inizio la rappresentazione, quando Ersilia viene accolta nella casa dello scrittore dopo essere uscita dall’ospedale, Ludovico Nota incarna la figura dell’intellettuale che riflette sul rapporto tra vita e letteratura, tra la finzione letteraria e la realtà della vita, tra autore e personaggio. Ersilia, che è sfuggita alla morte per puro caso, confessa allo scrittore senza remore ed infingimenti la sua disperazione, dovuta alla delusione d’amore, poiché il Tenente di Vascello Franco La Spiga, che aveva promesso di sposarla dopo una notte d’amore a Smirne, ha deciso di abbandonarla per seguire un’altra donna. Lo scrittore consolandola, nel tentativo di restituirle la voglia di vivere, tenta di sedurla elogiandola e dicendole che è una giovane donna dotata di una grazia femminile fuori dal comune. Inoltre le confessa che ha intenzione di scrivere sulla sua vicenda un libro. In questo dialogo con Ludovico Nota emerge il disagio esistenziale di lei e quello che Giovanni Macchia ha chiamato, nel suo saggio La Stanza della Tortura, il rifiuto dell’essere e della vita così come si presenta nella sua apparenza ingannevole e inconsistente, tratto peraltro comune a tutti i personaggi di Pirandello, spera che almeno nella finzione letteraria e nel libro lei possa conoscere la felicità e la gioia di vivere.

Ancora sopraffatta dal dolore, Ersilia riceve conforto e assistenza dalla signora Onoria, proprietaria dell’appartamento in cui abita in affitto lo scrittore Ludovico Nota (dopo che ha saputo che si trattava della ragazza suicida). In questo allestimento di Vestire Gli Ignudi, Fabrizio Plessi ha curato la scenografia con grande bravura, evocando l’atmosfera degli anni venti del primo Novecento, mentre stava per assurgere al potere Mussolini, con il richiamo agli arredamenti in stile razionale allora in voga. Inoltre, combinando in modo mirabile la recitazione con l’immagine, oggi prevalente nel nostro tempo, ha collocato uno schermo sul fondo del palcoscenico, su cui scorrono alcune immagini del primo Novecento che raccontano l’Italia di quell’epoca. In più intorno al palcoscenico, piccoli schermi riproducono la mimica sfacciale e i gesti degli attori, ritratti nei momenti più significativi della rappresentazione.

Questo è un importante elemento di innovazione in questo spettacolo, il cui impianto scenico mantiene un carattere estetico, la cui forma è classica e tradizionale. Ersilia, la cui vicenda umana ha suscitato grande commozione tra la pubblica opinione, riceve la visita del tenente La Spiga, il quale, dopo essere stato abbandonato dalla fidanzata, si precipita dalla donna che aveva ingannato per compiere un gesto di resipiscenza, dichiarandosi disponibile a sposarla.

In un dialogo stupendo che ha con lo scrittore Nota, La Spiga ammette con disincanto che la vita che ogni persona sogna di avere spesso non trova nella realtà una realizzazione concreta. In questa parte dello spettacolo risuona il grande tema di Pirandello, su cui Leonardo Sciascia ha scritto pagine di sublime e inarrivabile bravura, legato al contrasto insanabile tra forma e vita, tra la vita vuota e vacua e la vita autentica, che sia e si riveli ricca di senso e significato.

L’improvvisa apparizione del giornalista nella casa dello scrittore Nota, precede la visita del Console Grotti, il quale ha smentito il racconto che Ersilia aveva fatto della sua vicenda  con il giornalista. Ersilia si trova dinanzi al console, dopo che aveva tanto sofferto e dopo aver tentato per questo il suicidio. Si siedono l’uno di fronte all’altra e da soli si osservano con sguardo penetrante negli occhi. Il console le rivolge l’accusa di essere una bugiarda, di non avere detto la verità al giornalista, di avere mentito e le chiede perché ciò sia avvenuto. Ersilia ammette di sentirsi in colpa per la morte della bambina del Console avvenuta a Smirne, mentre i due amanti, distratti da ben altro, si erano allontanati dalla terrazza dove si trovava la bimba. Nella stessa casa si trovava la moglie del console immobilizzata a letto malata.

Ersilia ricorda, provando un irrimediabile senso di colpa, in un momento di autocoscienza e di sincerità, di non avere tolto dalla terrazza nella casa di Smirne la sedia, su cui la bambina è salita ed è precipitata nel vuoto, morendo, mentre il console la molestava sessualmente e veniva sorpresa da sua moglie in questo momento. Infatti sarà la moglie del console, rientrata a Roma, a smentire il racconto di Ersilia, per far sapere la verità, vale a dire che era stata costretta ad allontanarla dalla casa di Smirne, poiché Ersilia era divenuta l’amante del marito.

Nel dialogo inoltre si scopre che Ersilia è stata violentata la prima volta dal Console, quando era “ancora calda dell’amore” con La Spiga, il giovanotto da cui aveva ricevuto la proposta di matrimonio;  e che si è concessa nelle sue funzioni di “serva” al Console, non avendo abbastanza motivazioni ormai per opporvisi, distrutta com’era dall’abbandono del giovanotto da cui è stata ingannata, partito dalla Marina ed in procinto di sposare un’altra fidanzata.

Nella parte finale della rappresentazione Ersilia, di cui ormai si conosce l’intera storia, in un monologo in cui risuonano accenti dolenti e disperati, oltreché le calde lacrime dell’attrice, ammette di non avere mai avuto nella sua vita un vestito per coprire il suo povero corpo, sempre in balia del cieco ed assurdo caso che governa le vicende esistenziali dell’uomo moderno, condannato a confrontarsi con il nulla e l’insensatezza della vita.

Muore, dice, perché la vita le appare una prigione nella quale bisogna indossare una maschera per recitare una parte sulla scena della commedia umana, che pare privata ora di ogni senso. Nella parte finale della rappresentazione, è riaffiorata nella mia mente una pagina di un libro di Giorgio Ficara Stile Novecento, in cui è riportato un giudizio di Giacomo Debenedetti sui personaggi di Pirandello, che si trovano in disaccordo ed in disarmonia rispetto al fluire del tempo e della vita umana. Questo spettacolo è lodevole sia per la bravura degli attori sia per il piacere estetico che procura nello spettatore, e dove le grige scene di Plessi riverberano il desolante universo di un vestito che non c’è, il neutro dell’assenza. Gaia Aprea è strepitosa e insuperabile nel ruolo di Ersilia.

Pubblicato in: 
GN42 Anno III 7 marzo 2011
Scheda
Titolo completo: 

Vestire gli ignudi

di Luigi Pirandello
Teatro Argentina di Roma - dal 1° al 13 marzo 2011
regia Luca De Fusco

scene Fabrizio Plessi
costumi Maurizio Millenotti
musiche Antonio Di Pofi
luci Gigi Saccomandi
con (in o. a.) Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Alberto Fasoli, Giovanna Mangiù, Aldo Ottobrino, Paolo Serra, Enzo Turrin

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