- Articolo di:Giulio Migliorini
In piazza Castello a Torino, il Teatro Regio (opera ultima del grande architetto Carlo Mollino) è celato dietro un paramento murario storico che fronteggia il Castello del Valentino, la svettante superba chiesa di san Lorenzo, i verdi tigli del parco. Al Regio è andata in scena per sei recite dal 31 marzo al 12 aprile Dialogues des Carmélites, Opera in tre atti e dodici quadri di Francis Poulenc (i dialoghi sono di Georges Bernanos, e traggono spunto da una novella di Gertrud von Le Fort, die Letzte am Schafott, L’ultima al patibolo, del 1931. La prima esecuzione in italiano avvenne al Teatro alla Scala di Milano il 26 gennaio 1957, mentre quella in francese si tenne all’Opéra di Parigi il 21 giugno dello stesso anno), con la regia di Robert Carsen ripresa da Christophe Gayral, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino diretta da Yves Abel. Ho assistito all’ultima recita, il 12 aprile alle ore 15:00.
Brian Eno. Futuro-Presente in dissolvenza
L’architettura stroboscopica di Brian Eno sembra un inno alla lentezza, quel Long Now che dà il nome alla sua Fondazione: un lungo momento presente, ecco il nucleo della filosofia concreta del Presentismo.
La mostra è stata inaugurata venerdì 20 febbraio negli spazi allestiti appositamente per lui fino al 15 marzo a Palazzo Ruspoli, in occasione del centenario del Manifesto del Futurismo 1909-2009 di Filippo Tommaso Marinetti.
Questo è solo uno degli eventi organizzati dal Comune di Roma per festeggiare il centenario del Futurismo, che proseguirà per l'intero anno con due mostre in particolare: al MACRO, curata da Achille Bonito Oliva c'è Manifesto 100x100 (100 anni per 100 manifesti); alle Scuderie del Quirinale invece Futurismi, un'offerta pittorica che va dal cubismo al futurismo (Boccioni, Carrà, Severini ma anche Malevic e Picabia con molti altri). A teatro vi saranno altrettante manifestazioni di opere musical-poetiche futuriste e quindi Pugni, Casella, Palazzeschi, etc.
L'installazione di Eno vede due gruppi di sabbia che si colorano alternativamente: uno grande ed uno piccolo, sulla destra del rombo-monitor che muta le sue tonalità su tutta la scala cromatica, accentuando il grande caleidoscopio di monitor incastrati in un rombo grande, composto da pannelli le cui figure variano lentamente sincrone alla musica.
Immersi in un nero concentrato e sontuoso, si viene a percepire il tempo come in una trance che piano piano dissolve il presente, in un coacervo di colori che si miscelano, svelando nuove forme e disegni in un continuum privo degli spasmi dialettici della contemporaneità.
La musica accompagna l’immersione facendo emergere una nuova abilitazione: quella effettiva della creazione multisensoriale. Riusciamo a percepire allora le quasi inudibili variazioni tonali, le fughe cromatiche che si fondono nell’alone del rombo centrale dominante, soltanto per accrescere le nostre visioni con miriadi di segni perlacei in un'incessante dissolvenza.
Il mondo esterno si concatena all’interno in un dinamicità di movimento che invece della velocità ha scelto il topos della lentezza (cfr. l’omonimo libro di Milan Kundera), diradando le voci interne in una corale di meraviglia. Finalmente lo stupore dell’uomo per l’uomo ha preso il posto del parossistico vegliare e conservare del passato. Un inno al futuro che è già presente in un'alternativa possibile di cromatiche parole, intrise di suoni che vanno disperdendosi in nuvole sonore.
Brian Eno accarezza il corpo e la mente in una dicotomia finalmente dissolta.



