- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Editoriale. Và pensiero sull'aere del Circo Massimo
Noi in Italia abbiamo un patriota per eccellenza tra le note dello spartito: Giuseppe Verdi. Tutta la sua storia di compositore si può agevolmente (o meno per chi non è patriota) riassumere in queste parole: Và pensiero sull'ali dorate, della prima strofa, e gli ultimi versi della seconda: O, mia patria, sì bella e perduta! O, membranza, sì cara e fatal!
Comincio così perchè vorrei far riflettere tutti quegli italiani che, se non hanno creduto nella patria, hanno almeno apprezzato Verdi, che sicuramente avrebbe compreso la gravità di ciò che si sta perpetrando in Italia con questo perdurare di uno stato di eccezione che non è riconosciuto dalla Costituzione che tutti ci unisce.
Io quegli italiani che con Verdi hanno compreso ciò che sta realmente succedendo - Cacciari docet - li ho visti nell'immane distesa di terra romana del Circo Massimo della Capitale della Repubblica Italiana. Erano almeno 200.000, avendo capienza di 300.000 persone l'ara attigua alle Terme di Caracalla ed alla Bocca della Verità di fronte al Tempio di Vesta. Per ricordare a tutti, a costo di sembrare vetusta e un poco ridondante, riporto un paragrafo di un mio articolo ancora dedicato al Nabucco e che data 2011, quando le manifestazioni erano contro un altro governo censoreo (che a questo però, come si suol dire, fa un baffo!) perchè le persone dimenticano presto che il tempo è ciclico come asserisce Vico, e che se non "saldato" in qualche nodo profondo, ritorna, imperituro ed uguale:
"L'Identità nazionale è rappresentata dalla Legge comune e dalla Cultura. La Costituzione Italliana, legge basilare dello stato, è minacciata oggi da cambiamenti che la svuoterebbero dei suoi contenuti fondamentali, mentre la Cultura rischia l'annientamento in tutti i suoi aspetti, patrimonio monumentale artistico e culturale; scuola, università, ricerca, arte, teatro, musica, danza, cinema. Forse c'è un comune sentire di perdita di identità che spinge a rivolgersi a quei simboli legati al Risorgimento e alla conseguente nascita dello stato italiano."
Il tema del popolo oppresso e della sua ribellione è al centro del Nabucodonosor (meglio conosciuto come Nabucco) che identificava gli italiani oppressi dal potere asburgico negli ebrei esuli a Babilonia: oggi abbiamo un atto disciminatorio che va aldilà della storia e di tutto quello che la Storia ha scritto come Diritti, dalle carte costituzionali nazionali a quelle universali nonchè a quelle europee. A dare l'avvio alle danze sul palco del Circo Massimo c'è stata proprio quella rappresentanza dell'Associazione Nazionale Teatri Consapevoli (A.N.T.e.Co) che con i loro musicisti e cantanti, ha ravvivato la memoria del nostro nume massimo tra i compositori del Risorgimento, per dar voce a quegli uomini ed a quelle donne "di buona volontà" che hanno deciso di impegnarsi per non far si che la deriva della biopolitica espressa da Michel Foucault si traduca in totalitarismo ergo omnia e riduca in modo definitivo il popolo italiano in uno stato di schiavitu' governato da potenze straniere che si nascondono dentro il "cappello" del mago di turno.



