- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
Innsbrucker Festwochen. L'amabile Octavia di Keiser
Le Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, ovvero il festival dedicato alla musica antica di Inssbruck, che dal 18 luglio al 27 agosto inebria di note le più preziose venue del capoluogo tirolese a partire dalla reggia dell'Hofburg fino al castello di Ambras, solo per nominarne due, presenta un'opera, come quella di Octavia (Die römische Unruhe oder Die edelmütige Octavia, 1705; L'inquieta e nobile romana Ottavia) di Reinhard Keiser (1674–1739), in grado di affascinare Händel, che arricchì la sua Agrippina con dieci arie tratte da Octavia.
Nel cortile interno alla facoltà di Teologia dell'Università di Innsbruck ha avuto luogo la premiere dello scorso 22 agosto – con due repliche il 25 ed il 26 dello stesso mese – con un cast ben nutrito a cominciare dalla parte principale di Nerone, a cura del potente baritono australiano Morgan Pearse - vincitore dell'ultimo premio Cesti 2016 - che ha sostenuto perfettamente la parte per l'intera complessità dell'opera, invero molto lunga – , assieme ad Octavia, il bel soprano francese Suzanne Jerosme, molto dotata per flessibilità e finalista al premio Cesti. Notevole nell'aria celebre Geloso sospetto famosa nell'interpretazione di Joyce di Donato. Il direttore e al clavicembalo a guidare il Barockensemble Jung, è stato il tedesco Jörg Halubek, insignito di due premi Diapason d'or rispettivamente nel 2014 e nel 2016.
L'opera di Kaiser che ebbe la prima all'Opera Gänsemarkt di Amburgo il 5 agosto del 1705 con il libretto steso da Barthold Feind, e ruota tutta intorno alla coppia di Nerone ed Ottavia: Nerone, sposato con lei, si innamora di Ormoena (al posto di Poppea come nella tragedia di Seneca ed in quella dell'Alfieri), moglie del re armeno Tiridate e vuole lasciare (leggi: uccidere) la moglie e sorella adottiva Ottavia. Le altre coppie ed amori girano intorno a questo duo, notiamo quindi Lepido / Clelia e Fabius / Livia. Ottime le voci, oltre che dei due protagonisti, di Ormoena con Federica di Trapani e di Clelia e Livia, rispettivamente Yuval Oren (che recita anche nella parte di Flora) e Robyn Allegra Parton, preparate a sostenere entrambe la voce come l'attorialità ad ogni cambio vezzoso di scena. La regia infatti, a cura di François de Carpentries, è molto mobile quanto le scene ed i costumi di Karine van Hercke si presentano smorfiosi in un allestimento potremmo dire alla Ranieri dé Calzabigi, su toni pastello e pose seduttive per tutte le amanti.
Grandissimo successo di pubblico che, nonostante le basse temperature tirolesi all'aperto, è rimasta fino al termine dando giusto valore ad una rara rappresentazione dell'Octavia di Keiser.




