- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
La classe. Didascalie tra i banchi
La classe (Entre le murs) di Laurent Cantet, tratto dal romanzo di François Bégaudeau (che interpreta il ruolo dell'insegnante), si articola nel racconto delle problematiche vicende di un professore di francese al lavoro tra i ragazzi di una terza media della periferia parigina, composta nella gran parte da figli di immigrati.
Una realtà non ancora pienamente conforme a quella della scuola italiana e che, nella ricerca di un intento didascalico che assolva alla rappresentazione di ogni etnia della nuova Francia (c’è troppo vero…fino all’inverosimile), finisce per cadere in un effetto di artificiosità contrastante con il manifesto intento documentaristico dell’opera.
Né manca una certa semplificazione nella proposizione di figure stereotipate (è un caso che sia il ragazzo cinese il più ligio nello studio?). Al di là degli eccessi in qualche modo connaturati ad un film, il merito maggiore della pellicola è quello di aver comunque richiamato l’attenzione sul mondo della scuola, sulla sua centralità, quali ne siano i limiti, nel percorso formativo di un individuo e dell’individuo all’interno della comunità. Anche nella sottolineatura dei problemi di comunicazione tra insegnante ed alunni e della difficile rispondenza dei programmi scolastici all’interesse dei ragazzi, la classe rimane pur sempre l’immagine di uno spazio di condivisione, di integrazione, una camera di ricomposizione dei conflitti esterni. In definitiva, la “classe” appare l’ultima possibilità di riscossa, la sola opportunità di crescita e salvezza.
L’espulsione dalla “classe” si prefigura quale premessa della cacciata in Mali, l’abbandono di ogni occasione di riscatto. Ne consegue che l’insegnante assuma un ruolo eroico, proprio perché inadeguato alla grandezza del compito, in particolare nel tentativo velleitario di imbrigliare ogni contrasto attraverso l’applicazione di una fredda disciplina, l’erezione, piuttosto che l’abbattimento, dello steccato che lo separa dagli alunni. Inadeguatezza che avrebbe bisogno di ben altro supporto che l’inappuntabile burocrazia incarnata dal preside, di iniziative di sostegno non certo riducibili ad una logica economica. Per un tendere al meglio, verso un bene, irraggiungibile nella sua pienezza, occorre esserne consapevoli.
Alla luce dei tempi che viviamo è questo il messaggio essenziale che possiamo trarre da La classe. Il motivo principale per cui andare a vederlo.




