- Articolo di:Livia Bidoli
Con una voce perfetta come quella di Angela Brower per il Compositore, torna dopo 35 anni di assenza al Teatro dell'Opera di Roma Ariadne auf Naxos di Richard Strauss con David Hermann, che firma la regia dell’opera con le scene di Jo Schramm, le luci di Fabrice Kebour e i costumi di Michaela Barth. Il titolo straussiano in programmazione dal 1° al 10 marzo 2026 ha visto sul podio Maxime Pascal, che avevamo già apprezzato nel 2017: aveva diretto un concerto dedicato a Thomas Adès (Danze da Powder Her Face), Luciano Berio (Rendering) e Francis Poulenc (La voix humaine, con Anna Caterina Antonacci).
Lidia Ravera al Trastevere Noir Festival. Cyber realtà e contestazione immobile
All’interno della manifestazione Trastevere Noir Festival del 3 luglio al Museo di Roma in Trastevere , Lidia Ravera parla di se stessa e del suo ultimo libro La guerra dei Figli. La co-autrice del successo del 1976 Porci con le Ali, nonché scrittrice di altri numerosi titoli da quegli anni ad oggi, è intervenuta nella interessante lista di scrittori invitati a cura di Paolo Petroni per la rassegna Gli scrittori del nero raccontano.
Lidia Ravera ha parlato a lungo e con fervore del suo libro, ma forse e soprattutto ha svolto un dialogo interiore guardando fittamente dentro di se, cercando le frasi, le parole, l’espressione corretta per un’esperienza degli anni della contestazione, tra il '68 e la fine degli anni ’70, per cercare senza modestia di dare giudizi sul contemporaneo, spesso a ragione.
L’argomento prediletto dei suoi libri rimane la contestazione politica più che culturale, e anche questa volta il libro parla della voglia di ribellarsi, di dire la propria di una generazione, anche se nello specifico sono i figli della generazione rivoluzionaria. C’è però nell’autrice la consapevolezza del rischio, come di chi ha vissuto il fallimento, e di questa coscienza la Ravera non ha fatto segreto.
Tra le sue frasi sono spiccate quelle sull’analisi evolutiva della contestazione sul piano dell’individualità: perché per la prima volta i ragazzi di quelle generazioni sono usciti dalle coperture delle ideologie costruite e hanno cominciato a dire di sentirsi unici, venendo meno allo spirito della collettività. Si arriva col tempo all’impossibilità di dire “noi e la società diventa immobile”. Con forza la Ravera si domanda dove è finita l’impazienza delle nuove generazioni (“All’epoca un ventenne si domandava tre volte al giorno cosa poteva fare per cambiare il mondo”), mentre oggi sembra importare unicamente il totem del divertimento. I ragazzi sono dominati dal desiderio di non impegnarsi, di fuggire alla loro vita. E in questo triste scenario la scrittrice spende dure parole per la cyber-realtà che si prospetta troppo spesso come alternativa alla realtà.
Del libro in particolare parla del linguaggio: La guerra dei figli è un libro visivo che usa il tempo presente non solo perché è il linguaggio del cinema, ma anche perché è il linguaggio del vissuto e non della narrazione. L’intervista, sentita e copiosa, si è conclusa con la lettura di alcuni passi del libro, interpretati dall’autrice stessa.
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