- Articolo di:Giulio Migliorini
In piazza Castello a Torino, il Teatro Regio (opera ultima del grande architetto Carlo Mollino) è celato dietro un paramento murario storico che fronteggia il Castello del Valentino, la svettante superba chiesa di san Lorenzo, i verdi tigli del parco. Al Regio è andata in scena per sei recite dal 31 marzo al 12 aprile Dialogues des Carmélites, Opera in tre atti e dodici quadri di Francis Poulenc (i dialoghi sono di Georges Bernanos, e traggono spunto da una novella di Gertrud von Le Fort, die Letzte am Schafott, L’ultima al patibolo, del 1931. La prima esecuzione in italiano avvenne al Teatro alla Scala di Milano il 26 gennaio 1957, mentre quella in francese si tenne all’Opéra di Parigi il 21 giugno dello stesso anno), con la regia di Robert Carsen ripresa da Christophe Gayral, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino diretta da Yves Abel. Ho assistito all’ultima recita, il 12 aprile alle ore 15:00.
Tissot al Bramante. La musa conturbante
Il secondo Ottocento con le sue plurimi fascinazioni, una vita tra Parigi e Londra abiti sontuosi e donne luccicanti e suadenti: James Tissot è vicino e coevo a Preraffaelliti e Impressionisti, divincolandosi da entrambi nel suo cammino di raffinato cantore dell'abito, dei contorni, dei fianchi delle sue modelle, con i loro preziosi accessori. Al Chiostro del Bramante dal 26 settembre 2015 al 21 febbraio 2016, la sua monografica a cura di Cyrille Sciama.
Se guardiamo due ritratti di donna, La signora in giardino (1883) di Giuseppe De Nittis e la coeva La lettura nel parco (1881) di James Tissot, scopriamo due figure di donne accomunate dalla ricchezza e dalla flesuosità dei tessuti eburnei ma, allo stesso tempo, ci rendiamo conto che la prima è una donna sicuramente sposata, pacata nei suoi desideri, con uno sguardo di attesa sicura di sé quanto di chi attende; la ragazza di Tissot è impertinente, con uno sguardo fugace, molto snob e porta due seducenti fiori, uno rosso, uno arancione, nell'incavo dello scollo. Lei, la musa che Tissot conosce a Londra nel 1876, compare anche nella seguente acquaforte Sera d'estate (1882), fulgida nell'anno stesso della morte, suicida e malata di tisi. Kathleen Newton è il nome di questa donna risplendente di un ardore libero; conturbante di donna adultera e divorziata, "dettaglio" che non ostacolò Tissot nell'amarla, sicuro della sua scelta. Una bellezza, quella dell'irlandese Kathleen Newton, lontana anni luce dall'emaciata e altrettanto suicida moglie di Dante Gabriel Rossetti, la celebre Elizabeth Siddal. In Kathleen vi è un amore per la vita rubicondo, come ne La colazione sull'erba (1881-1882) fino alla fine, anche quando posa per La convalescente (1880-1882), come se un ultimo bagliore gli si rivelasse nei graziosi tratti del volto, teneramente spenti.
Uno dei quadri più belli della mostra è certamente il ritratto di due donne in un giardino in fiore,- La primavera (1865) - a chiacchierare, mentre una ragazzina si appoggia ad un albero con la mano attaccata ad un ramoscello: le due altoborghesi, l'una in nero, snob e l'altra in bianco, col volto aggraziato, sono il pendant ideale di un altro quadro di vent'anni dopo, intitolato Le donne degli artisti (1885): ritraggono la medesima società, ma il secondo ha uno sguardo meno disarmato. La morte di Kathleen Newton, il ritorno a Parigi, gli hanno fatto capire quanto di superficiale c'è in questa mostra di abiti, sguardi rivolti come i suoi alla bellezza ed al costume come La più bella donna di Parigi (1883-85 - il quadro dela locandina della mostra) e, sebbene in Tissot la pittura è sempre amorevole con tutti i suoi protagonisti, i tratti più gentili sono rivolti tutti verso la donna.
Il quadro di lunga gestazione La figlia del guerriero (o il Convalescente), elaborato tra 1955 e la morte nel 1902, è sintomatico e preveggente della sua: accompagnato dalla sua musa Kathleen, accanto alla sedia a rotelle a forma di catafalco del malato, gli sguardi sono rassegnati alla dipartita, sia del vecchio sia di Kathleen che l'accompagna, e solo il ghigno dell'accompagnatore manifesta una certa vivacità. Il dipinto più romantico di tutti, il più pregno di una sostanza che andava a chiudere il regno della Regina Vittoria in Inghilterra, mentre la stagione della Belle Époque a Parigi ed i suoi café imperversava con il suo spirito dorato.



