- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Torino, l'arte dei tatuaggi tra Oriente e Occidente al MAO
Il MAO, Museo di Arte Orientale, a Torino in via San Domenico 22, festeggia il suo decimo compleanno con una mostra che unisce passato e modernità, per parlare dell'evoluzione del tatuaggio con Tattoo. L'arte sulla pelle. Il percorso espositivo racconta l'uso sociale, culturale e artistico del corpo con i tatuaggi, partendo dall'antichità classica, quando i tatuaggi non erano considerati un modo per distinguersi e un'espressione d'arte ma il marchio degli sconfitti, degli schiavi e dei barbari, perché erano pratica comune di popoli come Pitti e Germani che minacciavano l'Impero romano.
Fu nel Settecento, sull'onda dei viaggi del navigatore James Cook, che i tatuaggi, dal polinesiano tattoo, si diffusero anche nel mondo occidentale, con la scoperta di popoli come i Maori che del tatuaggio facevano ampio sfoggio. Inmostra ci sono strumenti collegati al tatuaggio dell'Asia e dell'Oceania, provenienti dal Museo delle Civiltà di Roma, con cui il MAO ha stabilito una sinergia.
Tra l'altro materiale in mostra, sono da segnalare le foto di Felice Beato nel Giappone del 1860-70, altre immagini dei Maori sempre nell'Ottocento, una selezione di stampe dell'artista nipponico Kuniyoshi Utagawa, che nel 1827 raffigurò i celebri 108 eroi suikoden, samurai tatuati e vari disegni e oggetti provenienti dal Museo Antropologia criminale Cesare Lombroso e dal Museo di Anatomia di Torino che ricordano invece quando il tatuaggio era simbolo di devianza.
La mostra è organizzata in quattro sezioni: la prima riguarda il Giappone, luogo dove è stata sviluppata l'arte del tatuaggio ma dove ancora oggi suscita riprovazione, perché per molte persone i tatuaggi sono assimilati alla yakuza. La seconda parte racconta la pratica dei tatuaggi nel Sud est asiatico e nei Mari del Sud, tra il Settecento ed oggi, ricordando come i tatuaggi del Sud-est asiatico costituiscano una continua fonte di ispirazione e di rivisitazione per l’occidente.
La terza sezione, intitolata Outcast, ricorda invece come tra Otto e Novecento si affiancassero i tatuaggi alla criminalità, in nome delle teorie sull'atavismo, proprio mentre la stessa pratica si cominciava a diffondere spesso gli altri stati della popolazione.
La quarta sezione racconta infine la contemporaneità, dagli anni Settanta del Novecento ad oggi, quando il tatuaggio è diventato uno dei simboli della cultura giovanile, prima simbolo di ribellione e poi mainstream come oggetto estetico, oltre che studiato dagli artisti contemporanei.
La mostra è curata da Luca Beatrice e presenta in parallelo un fitto programma di conferenze con tatuatori, medici, sociologi, oltre ad alcuni workshop per raccontare in particolare le connessioni con la cultura orientale.



