- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Viaggio al centro della terra. Conquistare la superficie
Avventura, cadute vorticose, rocce in sospensione nel vuoto e il sogno di una spedizione scientifica dai risvolti inaspettati, primo film interamente realizzato in 3D, Viaggio al centro della terra è la fantastica vicenda di un geologo, Brendan Fraser, protagonista già in La Mummia, del nipote adolescente, il giovane Josh Hutcherson, e della loro risoluta guida, l’attrice Anita Briem.
Intrappolati in una grotta durante una spedizione scientifica, nel tentativo di conquistarsi una via d’uscita, i tre si vedono costretti a scendere sempre più in profondità, nelle viscere della terra.
Il film, ispirato al romanzo di Jules Verne, del quale mantiene alcune suggestioni, è la narrazione del viaggio alla scoperta di quel mondo narrato dallo scrittore, popolato perfino da creature preistoriche, oramai estinte in superficie. E proprio il libro di Verne sarà usato dai protagonisti come guida, per sfuggire alle insidie.
Non c’è tempo per le domande, siamo nell’avventura, mentre assistiamo ad interminabili cadute verso l’ignoto, o tentiamo di evitare l’impatto con una parete rocciosa, l’assalto d’un animale feroce, piante carnivore e lapilli di lava incandescente.
Remake dell’omonima pellicola americana diretta da Henry Levine nel 1959, il film, con l’ausilio del 3D che ne amplifica il rendimento, funziona, coinvolge e trascina, rimanendo su toni leggeri e divertenti, adatto a un pubblico di ragazzi, essendo il linguaggio assolutamente privo di volgarità.
Lo scenziaro Trevor infatti, interpretato da Fraser, è fortemente autoironico e disegna la figura di un improbabile eroe, casualmente coinvolto in una impresa alla quale si mostra ingenuamente impreparato, poco abile con la materia e l’azione sul campo, ma disposto a gettarsi con occhi incantati, seppure senza attitudini da condottiero. E’ bello vederlo agire in totale fedeltà al proprio sogno, che gli suggerisce di credere segretamente all’esistenza di un mondo inesplorato, al centro del pianeta. Divertente la gara di sopravvivenza che Trevor-Fraser ingaggia con la sua affascinante, intrepida compagna d’avventura, che lo sorprende per sangue freddo, prontezza e rapidità.
In tutto ciò Josh Hutcheson, che interpreta il nipote tredicenne di Fraser, appare forse il più impreparato all’avventura, troppo abituato al vizio della propria epoca, sedentaria e tecnologica. Un suggerimento: tenete d’occhio il telefono cellulare del giovane.
Unica missione per tutti: conquistare la superficie!



