- Articolo di:Livia Bidoli
Il percorso autunnale a Santa Cecilia si apre con i grandi concerti per pianoforte ed orchestra del russo (naturalizzato americano nel 1943) Sergej Rachmaninoff: al pianoforte una stella del piano come Nikolai Lugansky, nato a Mosca e, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, un altro russo, ma di San Pietroburgo, Stanislav Kochanovsky. Tre serate, 21, 24 e 27 settembre, tutte dedicate all'astro russo emigrato l'anno seguente alla rivoluzione d'ottobre, nel 1918, nella grande mela, New York. Delle tre serate, ne abbamo seguite due in particolare, quella del 24 settembre, con il raro Concerto n.4, L’isola dei morti e la Rapsodia su un tema di Paganini; e quella del 27 settembre, con il Concerto n. 3 e la Sinfonia n. 2.
Zoe Vida Porumb. Ricami di luce in fulgida Rubedo
L’Accademia di Romania ha presentato l’11 settembre una mostra dedicata alle cosiddette arti decorative, in particolare al ricamo, dal titolo I messaggeri della luce dell’artista rumena Zoe Vida Porumb, nella Sala Esposizioni fino al 25 settembre 2009.
Sebbene Zoe Vida Porumb sia nata nella regione romena del Maramures a Baia Mare, la sua intensa attività di studi e poi da artista si è invece spostata nel centro della Transilvania, in particolare a Cluj Napoca per gli studi, a Câlnic per la mostra permanente in una chiesetta dove è custodito Luce e suono: a ricordo di Grigore.
Nelle sue tele composte da fili di luce, a volte dipinti, a volte in materiale povero come il cartone o moderno come la plastica trasparente, si respira un altro secolo. Un secolo antico ed oscuro eppure rischiarato da tutti i suoi rossi: sulle mani degli angeli, come nel sole giallo, attraversato da un triangolo rosso alchemico che quasi consustanzia – per un laico – più che il sangue di Cristo, il raggiungimento dell’opus alchemico, la fase rutilante della Rubedo.
Secoli bui che ritornano nell’etimologia della regione da cui provengono, la Transilvania, quella “foresta” che accoglie ed ispira, cullandoli, ardimentosi ricami gotici: Gotica I e II, per una cappella, anch’essi attraversati da un triangolo lungo e appuntito assolutamente di luce rifulgente e fulva.
Grigore (Gheza Vida) è il padre scultore di Zoe Vida Porumb al quale lei ha dedicato l’opera summenzionata: un saio di lana intessuto da fili di seta rossa e appeso nella chiesetta di Câlnic. Da qui come dall’Albero della vita e della gioia s’intuisce l’energia creativa di Zoe Vida, un flusso inarrestabile e copioso che compone mandala e uroboros che non si mordono la coda, bensì la riformulano come intessendo un reticolato di colori, in un connubio audacemente contemporaneo, sia per linee e forme, sia per toni e colori.
La presentazione affabulatoria del critico d’arte Grigore Arbore Popescu, che opera Venezia ed ha curato il volume a lei dedicato, è stata particolarmente approfondita e a lui si devono molti dei rimandi e delle suggestioni che mi hanno permesso di ricostruire la storia dei ricami di Zoe Vida Porumb.


