Santa Cecilia. Pappano trionfa aprendo col Requiem di Berlioz

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Una festante standing ovation ha salutato la conclusione della Grande Messe des morts di Hector Berlioz (1803-1869) diretta dal maestro Antonio Pappano, alla guida dell'Orchestra e del Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a cui erano aggiunti il Coro del Teatro di San Carlo e la Banda musicale della Polizia di Stato e come unico solista, il celebre tenore Javier Camarena.

L'Accademia ha così voluto celebrare con questa grandiosa composizione di rara esecuzione, a causa dell'amplissimo organico previsto, i 150 anni dalla scomparsa di Berlioz, di cui già nella stagione precedente John Eliot Gardiner aveva diretto l'Harold en Italie. Nel prossimo concerto il maestro Pappano eseguirà anche la Symphonie fantastique e l'ouverture da Benvenuto Cellini, mentre Mikko Franck, direttore ospite principale, nel concerto successivo dirigerà quella di Béatrice et Bénédict, opera tratta da Much ado about nothing ( Molto rumore per nulla) di Shakespeare.

La storia della composizione del Requiem fu travagliata, nel 1837 fu commissionata a Berlioz, che all’epoca aveva 34 anni, per commemorare nel secondo anniversario della morte il maresciallo Mortier, ucciso nel 1835 durante un attentato ai danni di Luigi Filippo. Dopo sei mesi la partitura fu completatata ma ci fu un ripensamento dei suoi committenti che, per motivi esclusivamente di opportunità politica decisero di sospendere le commemorazioni per il maresciallo. Berlioz era conscio che per la solennità e la grandiosità della partitura era necessario un avvenimento dello stessa importanza, pochi mesi dopo nello stesso anno quello che il compositore si augurava avvenne, il maresciallo Charles-Marie Denys conte di Damrèmont cadde nella presa di Costantina in Algeria. Il 5 dicembre 1837 la Grande Messe des morts fu eseguita con tutta la pompa dovuta a un eroe, come Berlioz sottolineò nella lettera al padre che descriveva il suo successo. L'esecuzione ebbe luogo a Parigi a Saint-Louis des Invalides, dove ancora non era stato tumulato Napoleone, sotto la direzione di François Antoine Habeneck (1781 –  1849) ottenendo un esito trionfale.

La Grande Messe des morts è suddivisa in dieci parti differenti, non solo per melodia, timbri e dinamica ma per la caratteristica forma che Berlioz volle dare per esprimere al meglio, secondo la sua idea creativa, il contenuto drammatico del testo. Una premessa è indispensabile, Berlioz era dichiaratamente agnostico, quindi non è certo il profondo fervore religioso a caratterizzare la composizione, mentre lo sono e di grande interesse le idee musicali con cui, seguendo la sua accesa visione romantica, vuole rendere la drammaticità dei testi, in modo da eccitare l'emotività e l'immaginazione dell'ascoltatore. L'approccio è già manifesto nella Symphonie fantastique, al di là della connotazione bografica, una composizione in cui appare il tema del Dies irae della sequenza medioevale, che aveva già colpito la fantasia dell'artista. Fa riflettere l'affermazione del celebre critico Edward Hanslick: ”Con sovrano arbitrio e laicità Berlioz convertì l'antico venerando testo chiesastico in un dramma fantastico”, in che modo? Non teatrale, certo, ma con l'intento di suscitare drammaticamente una tale viva emozione nell'ascoltatore da accenderne la visione fantastica. Protagonista è il coro chiamato in modi molto diversi a incarnare quell'insieme di solennità e di accesa e brillante immaginazione che permea la partitura. Al massiccio organico dell'orchestra furonono aggiunti gli ottoni divisi in quattro gruppi dislocati ai quattro lati dell'orchestra, a cui si aggiunse anche un numero notevole di percussionisti 24; in quella esecuzione, furono impiegati duecento strumentisti e duecento coristi, numeri che secondo l'autore possono essere raddoppiati o triplicati.

La composizione si apre con Requiem e Kyrie, il tema di apertura è  sommesso e inquietante con pause indicate da “silence” che generano inquietudine, mistero, il canto del coro esprime una implorazione angosciosa con qualche sprazzo luminoso in et lux perpetua. Il Kyrie è drammatico e angoscioso e le parole scandite alla conclusione sono un cupo presagio che introduce il Dies irae e il Tuba mirum. Nel Dies irae la tensione è crescente, solenne e tetro fino alla grandiosa e tremenda esplosione sonora degli ottoni nel Tuba mirum, ma poi il coro chiude in pianissimo sulle parole judicanti responsura, Mors stupebit et natura. Berlioz calibrò attentamente i cambiamenti dinamici anche estremi e i colori dell'orchestra nella partitura, in cui sperimentò differenti soluzioni anche nel diverso uso delle sezioni dell'orchestra, infatti usò l'intero organico solo per: il Tuba mirum, il Rex tremendae e il Lacrimosa. Ricordiamo che il musicista pubblicò nel 1844 la prima edizione del Grand traitè d’instrumentation et d’orchestration modernes, in cui analizzò anche la resa dell'acustica in funzione della disposizione degli orchestrali. Il Quid miserum riprende il tema dell'ostinato che aveva aperto il Dies irae, il solo coro maschile intona una accorata preghiera accompagnata dalle cupe sonorità degli archi bassi e dei fagotti in contrasto con il suono chiaro e lamentoso di due corni inglesi. Rex tremendae alterna diverse dinamiche e colori in fuzione dei differenti stati d'animo che ne scauriscono. Compare poi come unico protagonista il coro a sei voci, che canta a cappella Quaerens me che svolge il tema del perdono. Nel Lacrimosa si snoda una melodia lamentosa in ritmo di danza in cui ritorna nella conclusione il tema dell'ostinato del Dies Irae ad indicare che il compositore ha concepito tutti i brani dal Dies Irae al Lacrimosa in unica forma monumentale. Nell'Offertorium il compositore indica Coro delle anime del Purgatorio, il canto evoca le tradizionali salmodie, mentre l'orchestra immerge in un clima meditativo, la preghiera, Signore Gesù Cristo, libera le anime dei fedeli defunti, il tutto ottenuto con una densa scrittura contrappuntistica. L'Hostias è un grande brano di sperimentazione sonora, il coro maschile canta a cappella in un modo che evoca potentemente la tradizione religiosa,  al temine di ogni parte cantata intevengono flauti e gli accordi dei tromboni all'unisono con un potente contrasto timbrico, che sembra dipingere il Purgatorio posto tra l'inesorabile orrore dell'Inferno e la beatitudine celeste. Nel Sanctus non c'è il Benedictus, è un brano in cui brilla il registro acuto nel dialogo tra il tenore e il solo coro femminile in una atmosfera angelica, rarefatta, sostenuto dai violini, poi viole e flauti, che sfocia nella vigorosa fuga dell'Hosanna intonata da  tutto il coro, ritorna poi il Sanctus e ancora la fuga dell'Hosanna, che conclude. L'Agnus Dei dopo una estatica introduzione viene ripreso modificandolo l'Hostias con il contrasto tra ottoni e flauti, vengono anche ripresi i temi iniziali della composizione.

Una trionfale ovazione ha salutato la fine dell'esecuzione e tutti gli interpreti. Javier Camarena è veramente perfetto in questo ruolo angelico, Il suo eccellente fraseggio, la voce che svetta sicura ed è  insieme, luminosa, morbida e avvolgente, lo aspettiamo nel concerto rossiniano del prossimo anno per godere ancora della bellezza vocale. Antonio Pappano nella sua interpretazione ha messo in luce i variegati aspetti di questa monumentale partitura e ha guidato con mano esperta e sicura l'orchestra, che ha ben risposto al cimento, gli ottoni della Banda musicale della Polizia di Stato hanno brillato, impegnati in un arduo e fondamentale compito hanno fornito un'ottima prova, bene nel complesso la prova dei cori in questa quasi estenuante maratona corale.

Pubblicato in: 
GN41 Anno XI 15 ottobre 2019
Scheda
Titolo completo: 

Auditorium Parco della Musica di Roma

Inaugurazione della stagione sinfonica 2019-2020 dell'Accademia di Santa Cecilia

Sala Santa Cecilia
giovedì 10 ottobre ore 19.30 – venerdì 11 ore 20.30 – sabato 12 ore 18.00

Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Antonio Pappano direttore
Javier Camarena tenore
Piero Monti maestro del coro

Con la partecipazione del
Coro del Teatro di San Carlo
Gea Garatti Ansini maestro del coro

e della

Banda musicale della Polizia di Stato
Maurizio Billi direttore
 
Berlioz Grande Messe des morts

con il Patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia
 
Il concerto sarà trasmesso il 31 ottobre su Rai 5 alle ore 21.15