Teatro dell'Opera di Roma. La biblica regalità di Samson et Dalila

Articolo di: 
Livia Bidoli
Samson et Dalila

In scena per cinque rappresentazioni dal 5 al 13 aprile 2013, l'indiscusso capolavoro di Camille Saint-Saëns al Teatro dell'Opera di Roma: Samson et Dalila, il grand opéra che, tratto dal libretto di Voltaire scritto per Rameau, viene affidato da Saint-Saëns a Ferdinand Lamaire, il quale lo convince a trasformarlo nell'opera più riuscita e di pregio del compositore. Con l'allestimento originale de La Fura dels Baus di Carlus Pedrissa e Charles Dutoit alla direzione, cantano due voci come quelle di Olga Borodina per Dalila (Ekaterina Semenchuk l'11 ed il 13), e Aleksandrs Antonenko per il gigantico Samson a guida degli ebrei contro i Filistei.

Il tema biblico è conosciuto e quindi la trama si risolve abbastanza agevolmente nel secondo atto, il primo che andò a comporre Saint-Saëns, e che venne presentato da solo in première privata nel 1870, sette anni prima che Liszt permettesse con il suo appoggio la prima rappresentazione assoluta a Weimar, essendo stato aspramente criticato a Parigi nelle sua prima recita del solo Atto I al Théâtre du Châtelet, e rifutato dagli altri teatri. Nel secondo atto, come dicevamo, si snoda il fulcro dell'opera, che sboccia come un fiore raffinate e leggere le danze a cura di Adriana Borriello, con il costume a forma di petali di rosa per l'entrata delle sacerdotesse che accompagnano Dalila al suo primo reincontro con Sansone (in cui viene chiarito che vi è stata una relazione tra loro ed abbastanza recente, vietata alla luce delle loro appartenenze religiose) – intorno all'amore ed alla seduzione tra Samson e Dalila. 

Un ebreo ed una pagana, come racconta il Libro dei Giudici nel Vecchio Testamento biblico, che si frappongono per la fede ei mezzi per conquistare il potere: il primo con la fattura dell'eroe dotato di forza eccezionale per merito di Dio; lei, fedele ai Filistei ed al Gran Sacerdote di Dagon, si affida alle sue arti seduttive per tentare l'eroe e trarlo in inganno carpendogli il segreto della sua forza. Al contrario dell'intento riabilitante di Voltaire, che presentava la giovane pagana come sinceramente innamorata dell'eroe votato a Dio, e manipolata dal Gran Sacerdote di Dagon, qui Olga Borodina (mezzosoprano) emula una Dalila seduttiva a livello intellettuale e molto regale: un personaggio che decide in proprio di sedurre Sansone per vendicare il suo popolo, e viene soltanto istigata dalla voce perentoria del potente baritono russo Elchin Azizov.

Le due arie di Dalila "Printemps qui commence" e "Mon cœur s'ouvre à ta voix" sono magnifiche nella voce di Borodina e fanno rabbrividire quanto commuovere, pensando all'atroce inganno che si sta compiendo su un talamo di ferro battuto color ebano dove si nascondono quelle presenze che poi faranno scempio dei lunghi capelli rasta del possente tenore Aleksandrs Antonenko. Un respiro amoroso si dipinge sullo sfondo, con le proiezioni a cura di Marc Molinos: un gigantesco albero che si costruisce esibendo un ramo dopo l'altro, tanto somigliante ad un cuore irrorato dai suoi vasi quando è rosso, quanto impallidisce nel momento in cui la musica scopre il tremebondo inganno. 
 
La gabbia di ferro sugli occhi di Sansone si staglia sul fondale mentre mostra sul palcoscenico l'eroe legato ad un mulino, depauperato della sua forza e cieco: tutto torna bianco e nero, il colore centrale dello spettacolo. Al suono del trascinante Baccanale di Saint-Saëns si svolge una scena sodomitica maestro bondage Alfil – piuttosto cruda e nuda a sottolineare quanto il Tempio di Dagon sia infestato dai corrotti Filistei, e che rimanda per sonorità all'altrettanto celebre Danse Macabre, di cui sembra il contraltare più sensuale ed esotico.

La scena finale e tonante della colonne che, agitate da Sansone e dalla forza che gli concede Dio impietosito nonostante il tradimento, crollano su tutti i Filistei, è quasi reclamata dopo gli scherni offensivi del Gran Sacerdote e di Dalila. Un gran plauso alla direzione di Dutoit, alle voci tutte ed una nota per il personaggio del vecchio Ebreo – dipinto come una sorta di saggio indiano dai lunghi capelli canuti – impersonato dal basso Dario Russo, intenso ed assolutamente irriconoscibile nella parte.

Pubblicato in: 
GN23 Anno V 16 aprile 2013
Scheda
Titolo completo: 

Teatro dell'Opera di Roma
Samson et Dalila
Musica di Camille Saint-Saëns
Opera in tre atti
Libretto di Ferdinand Lemaire

Prima rappresentazione
venerdì, 5 aprile, ore 20.00 (turno A)
Repliche: domenica, 7 aprile, ore 16.30 (turno E) sabato, 13 aprile, ore 18.00 (turno D) martedì, 9 aprile, ore 20.00 (turno B) giovedì, 11 aprile, ore 20.00 (turno C)

Direttore Charles Dutoit
Regia e Impianto scenico Carlus Padrissa /La Fura dels Baus
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Costumi Chu Uroz

Interpreti
Dalila Olga Borodina /Ekaterina Semenchuk 11, 13
Samson Aleksandrs Antonenko
Il sommo sacerdote di Dagone Elchin Azizov
Abimélech Mikhail Korobeinikov
Un vecchio ebreo Dario Russo
Un messaggero Nicola Pamio
Primo Filisteo Gregory Bonfatti
Secondo Filisteo Filippo Bettoschi

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA
Nuovo allestimento
In lingua originale con sovratitoli in italiano