Teatro dell'Opera di Roma. La sinfonica tra le suggestioni di Guy

Articolo di: 
Livia Bidoli
François-Frédéric Guy

Domenica 10 gennaio 2016 è ripresa la stagione sinfonica ideata dal Maestro Giorgio Battistelli per il Teatro dell'Opera di Roma con il secondo dei concerti “Specchi del tempo”. Alejo Pérez, che dal 22 gennaio dirigerà La Cenerentola di Rossini, ha diretto un programma che ha coinvolto un brano di un compositore del Novecento, ovvero Metastaseis di Iannis Xenakis (1922-2001); il celebre Concerto per pianoforte e orchestra n.3 di Ludwig van Beethoven (1770-1827) con al pianoforte François-Frédéric Guy, per la prima volta al Costanzi.; in ultimo la trascinante Sinfonia n.5 di Sergej Prokof’ev (1891-1953).

La suggestione di una sala da concerto in una grande sala d'opera è quella del palco del Costanzi per l'Orchestra spostato in avanti, che ne migliora oltremodo l'acustica e ne rende percebili e visibili tutti i suoni ed i solisti in primis. Stefano Catucci, filosofo della musica e collaboratore della Biennale Musica, ci ha introdotto a questo concerto di rara prelibatezza, iniziandoci all'ascolto di Metastaseis di Iannis Xenakis, scritto nel 1954, da un compositore ex partigiano greco (nato in Romania a Brăila, trasferitosi a dieci anni in Grecia insieme alla famiglia) che si rifugiò a Parigi per le persecuzioni continuate anche dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nonostante la perdita di un occhio, riuscì a collaborare con Le Corbusier in quanto ingegnere e, attraverso le parole di Catucci, potremmo dire che: “Quello di Xenakis è un Big Bang in piccolo: l'invenzione di un nuovo territorio presentato da una serie di glissandi ognuno orientato diversamente da ogni arco, si parte dall'ordine per andare verso una complessità  esplorativa ricca di vita. Un tentativo che inizia nel 1954 con questo brano, Metastaseis, che si allontana diametralmente dalla Sinfonia n.5 di Prokofiev scritta dieci anni prima, nel 1944 ed presentata alle allora autorità sovietiche nel 1945. Un'altra era quella di Prokofiev, nel pieno dell'entusiasmo per la Russia di essere sopravvissuta alla seconda guerra mondiale”.

Sul terzo Concerto per pianoforte e orchestra n.3 di Ludwig van Beethoven invece si racconta una strana storia, ascoltiamo ancora Catucci: “Sia Seyfried, che collaborò alla prima esecuzione, sia Ferdinand Ries, il voltapagine di Beethoven, che eseguì il Concerto all'Aufgarten nel luglio 1804, affermarono infatti che Beethoven la suonava ad orecchio, e che solo su richiesta di Ries la scrisse su alcuni fogli: una strana usanza comune allora a molti compositori e dettata dal timore che la loro musica potesse venir copiata da altri”.

Il concerto comincia appunto con Beethoven ed il piglio di un raffinatissimo pianista come François-Frédéric Guy, specialista del nostro Ludwig Van, cui ha dedicato un progetto che coinvolge  la performance e l'incisione di tutte le sue sonate e dei suoi cinque concerti. Guy vola con estrema precisione al dettaglio e grinta inusitata sui tre movimenti del concerto: Allegro con brio, Largo, Rondò-Allegro. Nel primo movimento troviamo particolarmente cristalline le parti più squisitamente liriche su una lettura complessivamente intensa, e molto riflessiva nelle parti da solo senza orchestra. Approvvigiona poi di un trattamento quasi “coloristicamente” debussiano sia le asperità sia i passaggi più luminosi. Il grande respiro del secondo movimento nella pacatezza dell'ordito è quasi “diafano”: i momenti più alati guardano sull'infinita armonia di una melodia universale, permettendo alla musica di respirare, per concludere con il celeberrimo e vivacemente agitato dai rondò ripetuti del terzo movimento.

Per Xenakis, come introdotto agevolmente da Catucci, la struttura si apre su toni alti e coloristici  che si presenta tutta rapita da glissando di dialoghi tra gli archi, a volte non comunicanti tra di loro, se non “litiganti”, che vengono oltremodo scompaginati dalle percussioni e dai campanellini che riverberano sui gravi à la Messiaen.
Dopo un primo movimento piuttosto farraginoso, l'Orchestra del Teatro dell'Opera dimostra di poter maneggiare uno dei più grandi autori russi del Novecento insieme a Shostakovich, che hanno conosciuto molto bene con Il naso qualche anno fa e di cui hanno dato prova di notevole agio nella complicata e lunga messinscena. Prokofiev ha naturalmente dei tratti in comune con Shostakovich, aldilà delle accuse e della condanne di Stalin di “formalismo”, il tratto ironico per esempio, è ben presente, sicuramente meno “agro” del nostro Dimitri, sopravvissuto alla morte del gerarca, Prokofiev invece ha avuto la disgrazia semipostuma di morire lo stesso giorno del deposta russo: il 5 marzo 1953, il che significò a livello internazionale, di non aver ricevuto quel riconoscimento che in quel momento gli era pienamente dovuto.

La quinta sinfonia, in si bemolle maggiore op. 100, presentata a Mosca con l'esultanza della fine definitiva della seconda guerra mondiale con dei colpi di cannone, è una sinfonia che, dopo l'Andante del primo movimento, si presenta densa e piena di ottimismo, con un Allegro marcato che però prende le mosse da un'altra Quinta, quella di Shostakovich del 1937, ed introducendo del materiale da Romeo e Giulietta molto ben distinguibile. L'avvio di clarinetto, poi oboe e viola, e violoncello non garantiranno poi però che lo "Scherzo" rimanga tale e verrà interrotto dal cosiddetto “terrore” dissonante, che però plana nel perfettamente nostalgico quanto lancinante e onirico terzo movimento, un Adagio. Il quarto sarà un movimento Allegro e luminoso, con un'esplosione di tutti gli strumenti. Parte della musica proviene anche dal materiale scritto per il film tratto da La dama di picche di Pushkin (op.70, 1937).

Alejo Pérez ha diretto benissimo l'Orchestra del teatro dell'Opera di Roma per un pubblico di tutte le età che ha affollato il secondo dei concerti sinfonici, e che siamo sicuri tornerà per il terzo il 31 gennaio prossimo al Costanzi, e dirigerà dal 22 gennaio La Cenerentola di Gioachino Rossini per la regia di Emma Dante.

Pubblicato in: 
GN10 Anno VIII 14 gennaio 2016
Scheda
Titolo completo: 

Teatro dell'Opera di Roma
Stagione Sinfonica 2015/2016
Beethoven/Prokof’ev/Xenakis

Direttore Alejo Pérez
Pianoforte François-Frédéric Guy

Iannis Xenakis Metastaseis
Ludwig van Beethoven Concerto per pianoforte e orchestra n.3
Sergej Prokof’ev Sinfonia n. 5
Introduzione a cura di Stefano Catucci
Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma