Teatro Vascello. Cassandra o del futuro inesistente

Articolo di: 
Livia Bidoli
Cassandra

Al Teatro Vascello di Roma fino al 23 ottobre 2011 l'urlo feroce di Elisabetta Pozzi in Cassandra o del tempo divorato: uno spettacolo in cui la voce protagonista quanto il corpo dell'attrice, anche drammaturga (insieme ad Aurelio Gatti), si fa alto e immane. Il mimo giapponese Hal Yamanouchi con le due danzatrici-ancelle Carlotta Bruni e Rosa Merlino, immergono la presaga del tempo futuro nella coreografia minima e tanto loquace, di Aurelio Gatti.

Il testo, ispirato a Seneca, Eschilo, Euripide, ma anche a Jean Baudrillard e con lo speciale contributo ai testi di Massimo Fini,  si muove sui ritmati passi musicali creati da Daniele D'Angelo appositamente per lo spettacolo, che fin dall'iniziale canto di Elisabetta Pozzi, annunciano la clamorosa tragedia di colei che conosce la verità ma non è ascoltata. Quasi un vorticoso avanzare da Requiem dipinge la camminata disastrosa di Cassandra sulle parole che lamentano odi antiche: il Dio Apollo, una volta rifiutato, condanna Cassandra ad un dono – quello della profezia – che contiene in sé la sua maledizione: non essere creduta. Lei racconta un futuro inesistente, che invece condanna tutti coloro che lo scambiano per altro. Un simulacro del possibile à la Jean Baudrillard,  in cui la virtualità che racconta Cassandra, ossimoricamente, si traduce in realtà proprio per chi non le crede. Il cavallo di Troia – che avanza nelle fattezze di Hal Yamanouchi - in fondo è questo: la mara, il cavallo infernale, le Erinni, demoni ippomorfici, danzano susseguiosi e sardonici intorno a lei, e si odono battere i denti di Cronos, con le fauci dispiegate e ingorde.

Cassandra è un astro, che balugina per un minuto, come quello scoperto da Tycho Brahe nel 1572 e ripreso da Poe nella sua Al Aaraaf (1829) fatto di quella brillantezza infinita e determinata dallo scorrere veloce del tempo ovvero della luce, l'unità di misura dell'universo. Una Cassandra, quella della Pozzi, di verde, nero e bianco vestita, tuniche larghe e fluenti come il suo narrare la cui voce dall'abisso balza vorace d'ascolto sulla terra, nei costumi di Livia Fulvio. Accanto le ancelle la trascinano via, da Agamennone, il Re dei re che l'ha vinta dopo che il cavallo-inganno di Troia l'ha condannata al ratto selvaggio e prima alla violazione di Aiace. Ora sa che morirà insieme all'iniziatore della guerra, Agamennone, ucciso dalla moglie Clitennestra ed Egisto il suo amante. 

Cassandra muore nel mito per rinascere come simbolo, contro quei simulacri del “deserto del reale” contro cui scriveva Baudrillard (cfr. Lo scambio simbolico e la morte, 1968 e Il sistema degli oggetti, 1984, ma non solo): Matrix (1999, il film dei fratelli Wachowski) viene citata con la sua frase simbolo, “il mio principio è la mia fine”, e rimando per ulteriori indagini sul tema alla raccolta di saggi a cura di William Irwin sulla filosofia in Matrix che si intitola “Pillole rosse. Matrix e la filosofia” (edito da Bompiani nel 2002 ed il cui titolo originale è: The Matrix and Philosophy. Welcome in the Desert of the Real). 

L'altro grande tema cui adduce Cassamdra, prigioniera del tempo e delle sue stesse profezie, è lo sfruttamento della finanza sull'uomo: il consumo imperituro e la disuguaglianza – quindi la sperequazione – sono all'apice della loro produzione catastrofica, condannando l'uomo alla morte, e sottilmente inducendo quasi a visualizzare una linea nera che inavvertitamente scorre sotto di noi, riducendo il tempo futuro, che dovrebbe essere progettuale, alla sua totale inconsistenza, e poi a divorare sé stesso, insoddisfatto nella sua diatonica meccanicità, che rimbomba nel vocalizzare feroce e stupefacente di Elisabetta Pozzi.

Pubblicato in: 
GN72 Anno III 24 ottobre 2011
Scheda
Titolo completo: 

Teatro Vascello

TEATRO STABILE D'INNOVAZIONE INTRODUZIONE
Stagione Danza 2011-2012

19 - 23 ottobre
orari dal mercoledì al sabato ore 21 – domenica ore 18,00 prezzi: 15,00 e 12,00 euro
Mistras/Mda Produzioni Danza

CASSANDRA
o del tempo divorato
opera per danza teatro e musica

da Seneca, Eschilo, Euripide,
Jean Baudrillard
e il contributo di Massimo Fini

drammaturgia POZZI/GATTI
coreografia AURELIO GATTI
musiche originali DANIELE D’ANGELO
costumi LIVIA FULVIO

luci STEFANO STACCHINI 
realizzazione scene CAPANNONE MOLIERE

con ELISABETTA POZZI
e HAL YAMANOUCHI
CARLOTTA BRUNI, ROSA MERLINO

una produzione MDA PRODUZIONI DANZA MISTRAS
in cooproduzione con TEATRI DI PIETRA
e in collaborazione con FONDERIA 900
foto Claudio Ingoglia, Fabio Stassi, Fabio Meschini