- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Opera di Roma. Il divino ed argenteo Lohengrin
La presentazione alla stampa dell'opera inaugurale della nuova stagione 2025-2026 al Teatro dlel'Opera di Roma è avvenuta ieri sera nel foyer della Sala Grigia del Costanzi. Insieme, veniva presentato il nuovo numero di Calibano dedicato a Lohengrin, opera di Richard Wagner, e a L'invenzione del Medioevo, che in Lohengrin è ritratto, in particolare il X secolo con le guerre del Brabante. L'inaugurazione si terrà il 27 novembre prossimo e l'opera sarà in scena fino al 7 dicembre.
L’ottavo numero di Calibano, rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma è realizzata in collaborazione con la casa editrice effequ, ed è stata presentata dalla giornalista Simonetta Sciandivasci, insieme a Carola Susani e Federico Canaccini con il direttore della rivista Paolo Cairoli. La rivista Calibano è disponibile nel bookshop del teatro e sul sito della casa editrice dal 27 novembre.
Lohengrin fu composto da Richard Wagner tra 1845 e 1848 ed ebbe la sua prima assoluta il 28 agosto 1850 al Großherzögliches Hoftheater di Weimar curata da Franz Liszt (Wagner era in esilio per aver partecipato ai moti di Dresda). È “opera romantica” secondo la denominazione dell'autore, e pone il suo focus su tre questioni fondamentalmente: la salvezza di Elsa, duchessa di Brabante, ingiustamente accusata da Ortrud e Friedrich von Telramund dell'uccisione del fratello Gottfried - in realtà trasformato in cigno dalla maga pagana Ortrud; la guerra imminente voluta da Heinrich der Vogler, re Enrico I di Sassonia l'Uccellatore (876 – 936) contro gli invasori ungari (magiari); il divieto ad Elsa di chiedere a Lohengrin, suo salvatore, il suo nome.
Questa versione presentata per la prima volta al Costanzi, è firmata per la regia da Damiano Michieletto e sul podio vi sarà il Maestro Michele Mariotti: alla conferenza stampa hanno partecipato il Maestro Mariotti, Direttore musicale dell’Opera di Roma e lo scenografo Paolo Fantin, ad illustrare l'opera ed il lavoro svolto per questo nuovo allestimento.
Paolo Fantin, scenografo, ci racconta prima di tutto che: "Il cigno è presente solo sopra la bara bianca di Goffredo, il fratellino di Elsa, della cui morte è accusata e sta per essere condannata a morte. Viene salvata da Lohengrin, in veste di Principe Azzurro il cui unico divieto è quello, citato sopra, di chiedere il nome". Al riguardo, colleghiamo questo divieto alla "fiducia", poiché Elsa deve "affidarsi" completamente a Lohengrin, salvatore senza nome, e quindi senza stirpe o patronimico; che ci ricorda suo padre, Parsifal, il "puro folle"; anche lui non conosceva il suo nome, quindi la sua storia e la sua missione. La questione è ampia e su questa farà leva Ortrud, moglie pagana e maga di Telramund, per porre il sospetto che Lohengrin sia un demone più che un salvatore.
Fantin poi ci rivela altri due archetipi e linee dorsali del suo allestimento: "La battaglia in Elsa è fra l'umano ed il divino: lei, essendo profondamente umana, vuole conoscere il nome, il che è anche un atto razionale. Lohengrin invece, che appartiene al mondo del divino, si mostra così anche nel colore, che abbiamo definito di "argento liquido" per consustanziarlo come qualcosa che scivola e fluisce come l'acqua. Il dubbio, il male, il sospetto che fa agire Elsa contro Lohengrin è invece una gigantica curva gialla, simbolo anche della colpa. L'uovo enorme che si agita sul palco è sia il contenitore della vita, sia ciò che produce morte quando si crepa." Questo argento ci fa pensare all'allestimento in blue Deft di Neo Rauch e Rosa Loy (pittori che hanno dipinto le scenografie) al Bayreuther Festspiele per l'ultima volta quest'anno, con la regia di Yuval Sharon e la direzione di Christian Thielemann, alla quale abbiamo assistito e che dipinge un fil rouge alchemico con la percezione del divino, che è condivisa.
Il Maestro Michele Mariotti ci illustra l'opera dal punto di vista musicale: "Lohengrin è un'opera ricchissima di melodie, che si intersecano e lavorano su piu' livelli, con delle variazioni: in particolare l'estatico preludio (nel link la versione a Bayreuth dell'estate 2025 sovracitata, N. d. C.) su due linee di violini, veicolo meravigliosamente autentico di un effluvio metafisico. Questo si connette all'espressione vocale del Lohengrin: dissi a Dmitry Korchak di cantare come un bambino, poichè l'espressione piu' vicina al divino è l'innocenza di un bambino. Questo sostanzia la cosiddetta "atmosfera morale" e che lo inebria di quella "cumpassio" (Mitleid in tedesco), che è il vero senso dell'opera. Ecco, io vorrei che il nostro Lohengrin fosse percepito come un "Siegfried mozartiano"". Mi permetto di aggiungere, la stessa "compassione" che proviene dal Parsifal, suo padre, (nel link la recensione del Parsifal in realtà aumentata presentato a Bayreuth la scorsa estate), ed ultima opera scritta da Richard Wagner, che cita "Mitleid wissend", "la conoscenza attraverso la compassione".
Una nota sul pregevole cast
Il cast internazionale vanta voci di grande rilievo. come quella del russo Dmitry Korchak, tra i più apprezzati tenori del repertorio belcantistico e Premio Abbiati 2019, che debutta nel ruolo di Lohengrin. Accanto a lui, Jennifer Holloway (Elsa), artista dal percorso versatile che spazia da Mozart a Wagner, al debutto al Costanzi. Completano il cast Clive Bayley (Heinrich der Vogler), abituale presenza nei teatri d’opera europei, che aveva interpretato Julius Caesar nell’opera omonima di Giorgio Battistelli all’Opera di Roma, Tómas Tómasson (Telramund), interprete di riferimento del repertorio wagneriano, Ekaterina Gubanova (Ortrud), protagonista delle maggiori produzioni internazionali, e Andrei Bondarenko (der Heerrufer), vincitore del BBC Cardiff Singer of the World. Partecipano inoltre i giovani artisti Alejo Álvarez Castillo, Dayu Xu, Guangwei Yao e Jiacheng Fan, provenienti dalla quinta edizione del progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma.



