- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Bayreuther Festspiele 2025. Il Crepuscolo della Piramide
La terza ed ultima giornata dell'Anello del Nibelungo (Der Ring des Nibelungen) ossia il Crepuscolo degli dèi (Die Götterdämmerung) conclude la Tetralogia wagneriana ai Bayretuther Festspiele 2025 nell'allestimento curato dalla regia di Valentin Schwarz, in attesa del nuovo Ring del 2026 con Thielemann alla direzione e la Künstliche Intelligenz per l'allestimento guidato da Marcus Lobbes. L'anello è presto tratto nelle mani di Brünnhilde dopo che Siegfried parte per le nuove avventure che concluderanno il ciclo attraverso la distruzione di un vecchio ordine sociale, quello degli Dèi, inaugurando l'avvenire concepito da Wagner già nella stesura del 1848, durante i suoi anni anarchici alla rivoluzione di Dresda. A condurre l'Orchestra dei Bayreuther Festspiele, il M° Simone Young.
La prima del Crepuscolo è avvenuta il 17 agosto 1876 proprio al Festival di Bayreuth, ma il testo precede la musica – terminata nel 1874 con la scrittura del finale - e il fine della Tetralogia è inciso nei fili dorati dell'inizio: le tre Norne, Noa Beinart, Alexandra Ionis e Dorothea Herbert, vestite d'argento, filano il destino che si spezza nelle loro mani nel prologo al Crepuscolo: ci legano ad un “filo” di speranza nella loro voce assertiva e cupa e ci rendiamo subito conto di ciò che succederà. La distruzione del Valhalla e dell'ordine stabilito dagli dei che Siegfried aveva preannunciato. spezzando la lancia del “padre” Wotan, di cui Waltraute si lamenta con Brunilde, e dove erano segnati i patti conferenti potere a Wotan.
Quel che ci troviamo di fronte però è il "Ring" riscritto dal regista Valentin Schwarz, per l'ultima volta a Bayreuth dal 2022, ergo una serie di scene, azioni, ubicazioni completamente avulse o quasi dalla trama wagneriana. Una riflessione è doverosa: cosa abbia fatto pensare a Valentin Schwarz di poter modificare l'Anello del Nibelungo e addirittura la trama, non è dato sapere. Evidentemente il suo punto di vista doveva valere su tutti. In pratica la riscrittura in qualche modo dell'Anello doveva essere secondo la sua concezione qualcosa di gradito al pubblico che accorre ogni estate nella massima espressione wagneriana oggi nel mondo, ovvero il tempio di Bayreuth.
Quello invece che è avvenuto è stata una serie di "boo" e di fischi alla fine del Crepuscolo degli dei soprattutto quando il regista Schwarz, lo scenografo Andrea Cozzi ed il curatore dei costumi, Andy Besuch si sono presentati sul palco: se poteva, il pubblico, li avrebbe azzannati. Ma come poteva essere differentemente? Domanda retorica.
Bayreuth e il suo Festspielhaus è quanto di più legato alla memoria storica di Richard Wagner che esista al mondo, fiumi di appassionati convergono a Bayreuth ogni estate, con qualsiasi tempo, per ammirare, ascoltare, vedere quello che rappresenta oggi l'opera d'arte totale nel suo luogo di elezione. Si tratta di un luogo sacro.
Chiaramente io sono fra costoro ed il fatto di essere un critico musicale non cambia una virgola perché sono prima di tutto una studiosa ed un'appassionata conoscitrice di Wagner, che è un artista, non solo un compositore unico al mondo, che ha rivoluzionato il modo di intendere l'opera (cfr. L'opera d'arte dell'avvenire, Das Kunstwerk der Zukunft, 1849).
Che cosa ha introdotto Schwarz nel dettaglio nel Crepuscolo, l'unico epilogo all'Anello che abbiamo voluto seguire di questo regista, per la magnificenza della musica e dei cantanti? Ne raccontiamo quelli piu' essenziali e dirompenti nella stesura della nuova trama che ci si è presentata di fronte.
Prima di tutto ha fornito di un figlio e di una figlia Siegfried e Brünnhilde: il figlio viene rapito in seguito dal nano Alberich (o "adottato"), il Nibelungo padre di Hagen (e a questo punto viene da chiedersi di chi sia Hagen il figlio, sic!). La figlia viene salvata e protetta da Siegfried. Le tre Norne sono tre mostri vestiti d'argento e con una sorta di maschera a forma di teschio sul volto. Le voci di Noa Beinart, Alexandra Ionis e Dorothea Herbert si levano fantasmatiche chiarendo l'epilogo intorno al frassino del mondo.
Di tutte, la voce ed il duetto di Brünnhilde e la sorella valchiria Waltraute è stato per chi scrive strabiliante ed il piu' struggente: la voce del soprano britannico Catherine Foster, insieme a quella di Christa Mayer si sono levate alte come un dolore lancinante dal profondo inconscio del mondo. Un canto a due voci che ha intessuto di tenebre squarcianti nell'ombra dell'epilogo di un episodio al suo declino, tranchant come la dettatura del destino incisa in quell'anello sottratto alle Figlie del Reno; sintomo di quell'avidità da sconfiggere riportandola nel suo alveo. La valchiria Brünnhilde rifiuterà di immolare il suo pegno d'amore che dopo poco le verrà subdolamente sottratto proprio da colui che glielo ha donato.
Dopo aver bevuto il filtro (tradotto in bevanda alcolica) nel corno fornitogli da Gunther, Siegfried dimentica il suo amore per Brünnhilde e Gunther le si presenta in casa, violentandola. Gunther la insulta rapendola, e portandola alla sua Corte con una benda sugli occhi. La Corte è rappresentata da una messe di incappucciati neri (Massoni?) con una maschera da vichingo rossa sul volto, a rappresentare la servitu' ad Hagen. Un clima che ricorda da vicino la scena clou con i massoni a formare un cerchio di maschere veneziane mantellate e dai volti drammatici di Eyes Wide Shut (Kubrick, 1999), con al centro il medico Bill (Tom Cruise) scoperto come esterno introdottosi di nascosto nella loggia massonica.
Gunther, col suo fidato Hagen sono rappresentati sulla scena come due mafiosi: Gunther in particolare è completamente fuori di testa e nemmeno si rende conto della situazione che che sta vivendo. Non solo, beve alcool dal corno, infangandone la memoria mitica, e fa uso di altre droghe che condivide con Siegfried. La scena è formulata nel salotto di una casa moderna cone le pareti bianche ghiaccio: simile a molte case spoglie di ricchi senza gusto, come Gutrune, abbigliata con un completo verde acido molto attillato che conversa in modo intimo con il maggiordomo.
Ciò che è oltremodo oltraggioso, oltre a tutto ciò che abbiamo già descritto è il finale: Wotan impiccato ad una parete a rete luminosa con una corda, ripreso dando la schiena al pubblico, vestito come un qualsiasi colletto bianco, in beige. Una donna gravida al lato destro compare poco dopo. Queste due scene sono assolutamente oscene, nel significato etimologico della parola.
La saga eroica e lo stesso eroe sono trasformati in qualcosa di asetticamente quotidiano, che nulla hanno a che fare con la tetralogia wagneriana e soprattutto il portato mitologico che è sostanza stessa e motivazione fondante dell'opera.
C'è però un'invenzione di Schwarz che invece bisogna lodare come correlativo oggettivo del potere, dell'illusione, con un portato simbolico-massonico-esoterico potentissimo: il cubo con dentro la piramide luminescente al posto dell'anello. Schwarz mostra che il potere (piramide) è contenuto/controllato da strutture artificiali e trasparenti (cubo). Questa immagine può essere interpretata sia come una critica al capitalismo come nuova religione, dove anche i simboli di dominio (piramide) sono merci in una scatola (cubo); sia come uni'illusione, in quanto questa scatola non serve a nulla, viene solo spostata e si illumina a tratti e nel finale, a sostanziare la caduta di un ordine (e l'arrivo di un altro?).
Bisogna riconoscere che questo è un collegamento diretto con l'interesse esoterico che Wagner ha sempre coltivato, nonchè per la massoneria e la sua aspra critica contro il capitalismo.
Correlato al "corno magico" (Tarnhelm) di Siegfried, il cubo con la piramide è la struttutra metaforica-subliminale di un potere che ristagna nell'ombra mentre il corno, fulgidamente, viene adoperato da Siegfried come da Gunther per ovviare ad un potere fisico, esperenziale.
Le tre voci che meritano di essere lodate, oltre a quelle già citate, per un portato canoro potente e vigoroso sono Klaus Florian Vogt in Siegfried; l'Hagen di Mika Kares, il nano Alberich di Olafur Sigurdarson (che abbiamo ascoltato anche nel Lohengrin il 4 agosto come Friedrich von Telramund). E, naturalmente, Gunther cantato da Michael Kupfer-Radecky; e Gutrune, impersonata da Gabriela Scherer, è di grande livello sia in scena sia vocalmente.
Le ondeggianti sirene del fiume Woglinde, Wellgunde, Flosshilde,sono tradotte come tre prostitute in vestiti rossi e kitsch: Katharina Konradi; Natalia Skrycka e Marie Henriette Reinhold, eccezionali attrici e soprattutto cantanti.
Ci avviamo verso la fine, e la musica sottovoce sussurra la morte dell'eroe nel terzo atto ed è di nuovo l'apice del motivo di Siegfried che risplende di nuovo, su una marcia funebre “eroica” di stampo beethoveniano in un do solenne: giunge finalmente il riconoscimento della sposa Brünnhilde, dell'Amore per lei, la Valchiria sull'altura che solo lui, l'eroe senza macchia, poteva liberare dal giogo di Wotan. Ahimè la scena è ambientata in una sorta di prigione apocalittica aperta al cielo, dove una pozza di cemento disseccata evoca il sacro Reno in disfacimento. Il corpo di Siegfried giace ignorato: solo la musica, i fiati e le percussioni, il lamento degli archi, un tutt'uno unico in cui il pubblico si è lasciato trasportare sulle ali di quel mito in cui crede da tempo immemore per essere in esso consolato del grigiore di un vuoto ben rappresentato dalle scene di Andrea Cozzi.
Le voci, l'Orchestra del Bayreuther Festpiele con la direzione d'orchestra di Simone Young, il Coro diretto da Thomas Eitler-de Lint sono l'eccellenza più assoluta per cui il pubblico gli ha destinato ben 10 minuti di applausi nel finale, in particolare per la valchiria Waltraute impersonata da Christa Meyr.



