- Articolo di:Teo Orlando
Domenica 4 gennaio 2026 nel piccolo e raccolto Teatro Il Cantiere, situato nel cuore di Trastevere, abbiamo assistito a un incontro speciale: quello tra Marilena Paradisi e Kevin Harris, nel nome del jazz storico e dell'avanguardia contemporanea. Si presentava con una promessa impegnativa: un concerto “speciale” incentrato su improvvisazione e libertà creativa, con l’interplay come vera trama della serata. Non si tratta di etichetta di comodo: l’assetto in duo, essenziale e scoperto, impone che ogni secondo venga guadagnato con ascolto reciproco, perché senza una scaletta protettiva (o un repertorio “salvagente”) la musica vive o muore nel modo in cui due personalità riescono a farsi spazio senza schiacciarsi.
Bayreuther Festspiele 2025. L'argenteo Lohengrin con Thielemann
Il Bayreuther Festspiele del 2025 propone per l'ultima volta il Lohengrin blu cobalto disegnato dai "pittori" di scene e costumi Neo Rauch e Rosa Loy: la regia è di Yuval Sharon e diretto da Christian Thielemann, che il prossimo anno propone l'intero Der Ring des Nibelungen diretto da lui e con la creazione della Künstliche Intelligenz (Intelligenza artificiale in tedesco), all'uopo ribattezzato Ring 10010110. Fin da ora sono disponibili speciali pacchetti con l'intero Ring, curato da Marcus Lobbes, in tre cicli (leggi: periodi) diversi, insieme all'unica volta in cui sarà presentato Rienzi, musicato e scritto da Wagner nel 1842. Il 150° anno del Bayreuther Festpiele si propone indimenticabile ed imperdibile.
Quattro serate, il primo, il 4, il 6 ed il 9 di agosto, che iniziano il pomeriggio alle 16 per l'ultimo anno di questo Lohengrin "fatato" e fortunato, che piace a tutti, se non per una certa staticità della regia, e osannato da chiunque per la direzione, incontrovertibilmente accortissima e piena di espressività di Christian Thielemann, di stanza "sotto i tigli" a Berlino, alla Staatsoper Unter den Linden.
Il correlativo oggettivo di questo spettacolo, "dipinto" dai fondali blu cobalto e l'argento della cupola dalla quale esce il mago oltreumano Lohengrin, per salvare Elsa dal rogo postatomico e molto "elettrico" al quale è condannata per aver fatto scomparire il fratellino Gottfried. Le luci curate da Rheinard Traub conferiscono una fredda drammaticità agli eventi e ravvivano il sontuoso complementare diverbio cromatico tra turchino e arancio, colori dominanti dal secondo atto.
Come descritto bene nel libretto, è un blue Delft che inonda tutta la scena dopo che il Vorspiel diretto da Thielemann con grande fervore ed eseguito dalla meravigliosa Orchestra del Festspielhaus nella buca wagneriana, ci ha condotto nell'universo fatato e medievale di Lohengrin, figlio di Parsifal in quest'ultima opera di Wagner, tratta dal poema epico medievale tedesco Parzival di Wolfram von Eschenbach. Lohengrin è l'opera successiva al Tannhäuser e redatta durante lo stesso periodo “rivoluzionario” di Richard Wagner (1845-1848). Perfino per Nietzsche la musica del Lohengrin è “blau, von opiatischer, narkotischer Wirkung” (blu e dagli effetti narcotizzanti di un oppiaceo) e questo sicuramente deriva dalla risonanza del blu a livello simbolico, sicuramente in costanza con l'anima ma, essendo questo un blu fiabesco, carta da zucchero, ha qualcosa di estremamente onirico insieme alle inspiegabili ali dei nostri protagonisti e del popolo del regno di Brabante, sostanzialmente delle ali da insetto. Delft naturalmente è lì vicino ad Anversa e lo sfondo sembra tratto da quelle porcellane, insieme alla costruzione elettrica che spunta sul palco e viene direttamente da quella del dipinto Der Former, (2016) di Neo Rauch.
Composta come dicevamo tra 1845 e 1848, Lohengrin ebbe la sua prima assoluta il 28 agosto 1850 al Großherzögliches Hoftheater di Weimar curata da Franz Liszt (Wagner era in esilio per aver partecipato ai moti di Dresda), è “opera romantica” secondo la denominazione dell'autore, e pone il suo focus su tre questioni fondamentalmente: la salvezza di Elsa, duchessa di Brabante, ingiustamente accusata da Ortrud e Friedrich von Telramund dell'uccisione del fratello Gottfried - in realtà trasformato in cigno dalla maga pagana Ortrud; la guerra imminente voluta da Heinrich der Vogler, re Enrico I di Sassonia l'Uccellatore (876 – 936) contro gli invasori ungari (magiari); il divieto ad Elsa di chiedere a Lohengrin, suo salvatore, il suo nome. In merito, nel programma, viene proposta la Lode al dubbio di Bertold Brecht, di cui citiamo un verso in traduzione:
Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutare serenamente e con rispetto chi come moneta infida pesa la vostra parola!
Questa lode va direttamente connessa con le parole che Wagner scrisse in proposito della sua opera nella Comunicazione ai miei amici (Orig.: Eine Mittheilung an meine Freunde, 1851, autobiografica) riferendosi a Elsa:
"La donna che, con chiaro discernimento, corre incontro alla sorte avversa per la salvezza del suo imperativo d'amore e che, attraverso l'estasi dell'adorazione, rischia di perdere tutto (…), questa gloriosa donna, davanti alla quale Lohengrin deve svanire, è lei che garantirà al mondo la redenzione."
E' chiaro infatti che la lettura di Sharon – poco dinamica in realtà, col Coro fisso ai lati e poca azione dei nostri “eroi”, - e soprattutto di Rauch e Loy attraverso scene e costumi, sia proprio questa, della glorificazione del dubbio, in quanto Elsa, che ha il divieto di chiedere a Lohengrin che l'ha salvata dall'essere arsa viva come una strega per l'accusa dell'omicidio del fratello, farà la letale domanda e la porrà a Lohengrin dopo il matrimonio, proprio quando lui le chiede di consumare la notte di nozze. Naturalmente è Ortrud la pagana che le insinua il dubbio, sia per motivi personali di contrapposizione con la “turchina” Elsa – e che non si fermerà di fronte a nessuna violenza – sia per cupidigia di regnare da sola col marito Telramund, in precedenza rifiutato da Elsa come sposo.
I legami di odio e l'ordito che si avviluppa intorno ad Elsa sono ben dispiegati sia dalle funi che la trattengono al supplizio, sia dal temibile dialogo nella nera foresta di Friedrich von Telramund chiamato da Ortrud per convincerlo a tramare contro Elsa. In questa parte il soprano Miina-Liisa Värelä fa rabbrividire per la possenza diabolica che dimostra attraverso il tono e la tessitura drammatica della voce; altrettanto carico e scuro il tono della voce di Telramund, il basso-baritono Olafur Sigurdarson, teatrale anche nella performance.
Il Lohengrin di Piotr Beczala, è un ruolo quasi “italiano” e giusto anche per un tenore lirico non così "eroico" come il nostro polacco, che ha una forte presenza scenica e che in questa versione “vola” lottando con Telramund, presentandosi come una specie di Zeus col tuono in mano. Questo aspetto fumettistico e “metallico” è evidente anche con l'uso di una sola coppia di colori, l'azzurro carta da zucchero e l'arancio – che è un equilibratore psicofisico secondo lo studio dei colori – ed in araldica è simbolo di forza e onore, e si ritrova nelle colonne che compaiono sulla scena. La voce di Elza van den Heever come Elsa di Brabante è vibrante di commozione nella dimora arancio che condivide col suo sposo al quale farà la domanda “verboten” (vietata, che ci fa venire in mente la seconda opera di Wagner, Das Liebersverbot del 1836, basata sugli inganni da Measure for Measure di Shakespeare). Questo è il “suo” ruolo, che riveste a Bayreuth fin dal 2010, e riesce a tenere fin nell'ultima scena, in cui incontra suo fratello Gottfried mutato in una creatura verde della natura, con cui procederà sulla sua strada. Ottimo il re Heinrich di Mika Kares (un eccezionale Hagen nel Crepuscolo), applaudito a lungo come i protagonisti e bravi anche i quattro paggi ed il loro capo, Michael Kupfer-Radecky.
Come sempre Thielemann ha conferito spessore facendo brillare un'Orchestra sembre pregevole nella sua attenzione anche per i particolari: sia per le scene delle fanfare all'arrivo di Lohengrin, sia per la gotica scena nella foresta, tutta su toni gravi dei violoncelli in primis, sia per la celebre marcia nuziale. Altrettanto curato il Coro dal Maestro Thomas Eitler-de Lint, nominato quest'anno e che ha diretto tutte le opere di Wagner a Lipsia nel 2022 per l'anniversario.
Tutti i cantanti e Thielemann sono stati con gran vigore richiamati sul palco ed a lungo da scroscianti applausi.


