- Articolo di:Giulio Migliorini
Tre rappresentazioni del primo capolavoro operistico di Alban Berg hanno avuto luogo nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il 27 e 30 settembre e il 3 ottobre 2026, nell’allestimento della Royal Opera House di Londra con la regia di Deborah Warner. L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è stata diretta dal giovane e affermato Thomas Guggeis, direttore tedesco dotato di grande carisma interpretativo e versatilità esecutiva. Ho assistito alla rappresentazione del 3 ottobre alle ore 15:30.
Catania. Bellini con I Puritani nel segno del grande belcanto
È l’ultima opera di Vincenzo Bellini e, per una di quelle coincidenze che appartengono alla storia, anche quella che ne sancì definitivamente il successo internazionale. I Puritani, rappresentati per la prima volta al Théâtre-Italien di Parigi il 24 gennaio 1835, arrivarono pochi mesi prima della morte del compositore catanese e furono accolti da un autentico trionfo. Quasi due secoli dopo tornano nella sua città natale come titolo centrale della sesta edizione del Bellini International Context, nella nuova produzione del Teatro Massimo Bellini diretta da Fabrizio Maria Carminati e con la regia di Renato Bonajuto.
Il temporaneo trasferimento al Teatro Metropolitan, dovuto alla chiusura del Massimo Bellini, avrebbe potuto rappresentare un limite importante per un’opera di tali dimensioni. E invece lo spettacolo riesce a trasformare almeno in parte una necessità in una caratteristica dell’allestimento. Il Metropolitan non dispone della tradizionale buca orchestrale e l’Orchestra del Teatro Massimo Bellini rimane quindi visibile davanti al palcoscenico: una disposizione inconsueta che avvicina per certi aspetti la serata a un’esecuzione in forma di concerto, senza tuttavia rinunciare alla rappresentazione scenica.
L’impianto ideato da Renato Bonajuto è classico, rispettoso dell’opera e lontano da inutili riletture. Gli elementi scenografici sono relativamente pochi, ma acquistano profondità grazie ai fondali e alle proiezioni curate da Arcangelo Mazza. Particolarmente felice è il recupero delle scenografie di Domenico Ferri realizzate per la prima parigina del 1835, che stabilisce un legame diretto con la storia dell’opera. I ricchi costumi di Giovanna Adelaide Giorgianni, accurati nella ricostruzione storica e particolarmente ben confezionati, completano un insieme visivamente elegante.
Ma I Puritani sono soprattutto una prova durissima per le voci. E il cast della recita del 29 settembre risponde con un livello decisamente alto. Jessica Pratt affronta Elvira, uno dei grandi ruoli del belcanto romantico, con sicurezza tecnica e padronanza del registro sovracuto, passando dalla felicità iniziale alla celebre scena della follia senza perdere eleganza e controllo.
Accanto a lei sorprende Dmitry Korchak, un Arturo di grande qualità vocale, capace di affrontare con apparente naturalezza una parte scritta da Bellini per le eccezionali possibilità di Giovanni Battista Rubini. È una scrittura che non concede tregua al tenore e che in Credeasi, misera arriverebbe al celebre Fa sovracuto, una delle note più estreme previste dal repertorio operistico e proprio per questo frequentemente omessa nella storia esecutiva dell’opera. La prova di Korchak rimane uno dei momenti più alti della serata.
Di grande solidità anche Christian Federici nel ruolo di Riccardo e Carlo Lepore in quello di Giorgio, mentre Anna Pennisi dà presenza scenica ed equilibrio a Enrichetta di Francia. Un cast omogeneo, nel quale le individualità riescono a inserirsi senza compromettere quell’equilibrio d’insieme indispensabile alla scrittura belliniana.
Sul podio Fabrizio Maria Carminati conduce l'Orchestra del Teatro Massimo Bellini con grande pulizia, senza indulgere in effetti e lasciando respirare la lunga linea melodica. In alcuni momenti la precisione e la qualità del suono restituiscono quasi l’impressione di un’incisione discografica, pur conservando l’immediatezza dell’esecuzione dal vivo.
Alla fine, proprio la sistemazione provvisoria del Metropolitan diventa un elemento curioso di questa produzione. Vedere l’orchestra, osservare il rapporto tra il gesto del direttore e il palcoscenico, seguire contemporaneamente musica e azione offre una prospettiva inconsueta ma non penalizzante. E I Puritani, sostenuti da un cast di questo livello, dimostrano ancora una volta quanto la forza del teatro di Bellini risieda innanzitutto nella voce e in quella melodia che sembra non voler mai finire.


