- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
A cena col dittatore. Masterchef rossi per Franco
Il titolo italiano A cena con il dittatore (La cena in orignale spagnolo) si riferisce al film del regista spagnolo Manuel Gómez Pereira ripreso da un adattamento dell'opera teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos (Valladolid, 1942). Siamo a Madrid nel 1939, appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile il Tenente Santiago Medina (Mario Casas) deve preparare una cena per Franco ed i suoi generali, facendo sgombrare un oespedale allestito al Palace, grand hotel lussuoso dove governa Genaro Palazón (Alberto San Juan), maître dell'Hotel raffinato e disponibile.
Chi se lo aspettava che a Francisco Franco, il Generalissimo, dovessero preparare la cena un gruppo di prigionieri ad un passo dall'esecuzione, rossi ed anarchici, nonché repubblicani, in tempi record? Mezza giornata per reperire i frutti di mare per la zuppa, le uova Aurora ed altre prelibatezze, mentre i "comunisti" preparano un piano di fuga insieme al maître Genaro, che dal canto suo, cerca di conquistare il virile Tenente Medina cornificato dalla moglie Licha con un generale che alle SS naziste fa proprio un baffo!
Pereira cita come riferimenti Lubitsch, Wilder, Woody Allen, Fellini, Risi, Sordi, Gassman, e più recentemente Jojo Rabbit e Bastardi senza gloria di Tarantino, tra una gag e l'altra dove si condivide solidarietà per i rossi e cinismo per i fascisti.
Black humor quindi sul Caudillo (Franco): una cena tinta di "rosso" in vari sensi: escamotage, sangue, canzoni, cantanti, tutti sul filo del rasoio della Spagna crudele franchista per una pièce scritta in realtà nel 1988, posticipata per anni, convinto delle difficoltà che implicava montare un'opera corale con un cast così ampio.
Curiosità e sintesi di cosa è storicamente verificato e cosa è finzione. Ciò che non è mai avvenuto è il banchetto stesso: Franco non organizzò mai una cena per i suoi generali nel Palace di Madrid nelle settimane successive alla guerra. L'episodio centrale del film è dunque pura invenzione drammaturgica.
Ciò che invece corrisponde alla realtà storica è la fine della Guerra Civile spagnola e la data del 15 aprile 1939, due settimane dopo la sua conclusione, che costituiscono il contesto cronologico esatto.
La condizione dei prigionieri repubblicani — detenuti, in attesa di esecuzione, privati di ogni diritto — riflette accuratamente le pratiche della repressione franchista del dopoguerra.
La ricostruzione della Madrid del 1939 — abbigliamento, spazi, illuminazione — è convincente e storicamente coerente, e la produzione si è avvalsa di consulenti militari, culinari, storici e musicali per ricreare l'epoca con precisione.
Il Palace viene presentato come riconvertito in ospedale da campo: storicamente, durante la guerra l'hotel fu effettivamente adibito a ospedale dalla Croce Rossa.
Il sottotesto è che i dittatori mangiano dove venivano curati i poveri che loro stessi fanno soffrire e feriscono. E per finire en tranchant, la battuta clou: "Nella Spagna di Franco saremo tutti ricchi." Risposta: "I ricchi non farebbero mai a meno dei poveri". Un agrodolce quanto realistico ritratto di come sono i dittatori e i loro schiavi, qualsiasi siano le loro stellette.




