- Articolo di:Giulio Migliorini
Tre rappresentazioni del primo capolavoro operistico di Alban Berg hanno avuto luogo nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il 27 e 30 settembre e il 3 ottobre 2026, nell’allestimento della Royal Opera House di Londra con la regia di Deborah Warner. L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino è stata diretta dal giovane e affermato Thomas Guggeis, direttore tedesco dotato di grande carisma interpretativo e versatilità esecutiva. Ho assistito alla rappresentazione del 3 ottobre alle ore 15:30.
Galleria Borghese. Gli specchi mutanti di Isaac Julien
Nella meravigliosa cornice ricca delle Metamorfosi antiche e moderne in mostra alla Galleria Borghese, si inserisce, dal 15 settembre fino al 25 ottobre, una video installazione a trittico nell'Uccelliera. L'opera, è a firma di Isaac Julien, con Mark Nash a supporto per l'idea e la scrittura del testo: All That Changes You. Metamorphosis (2025), è a cura di Lorenzo Giusti, sotto la supervisione della Direttrice della Galleria Borghese Francesca Cappelletti, ed offre nuovi spunti al visitatore della mostra dedicata al libro epico di Ovidio.
Quel che vediamo nel video a tre lastre di monitor che si specchiano di Sir Isaac Julien, che è insignito dell'Ordine della Cavalleria Britannica per meriti nelle arti (classe 1960, nato nell'East London) e fa parte della Royal Academy of Arts, inizia da un percorso concettuale, ovvero dalle parole di Donna Haraway ed il concetto di Chthulucene: in breve, formare delle unioni fra simili, formulando delle nuove parentele (kin in inglese, che significa anche famiglia, razza, stirpe e tribù) invece che generando progenie (kin è comunque imparentato con la parola "generare", derivando dal protogermanico *kunją (famiglia, clan) e dal proto-indoeuropeo *ǵenH₁- (generare, dare alla luce). Questa asserzione di partenza è connessa sia ad un'attenzione maggiore per evitare una compromissione ancora piu' degenerata del clima, sia ad un rispetto piu' ampio per la natura.
Donna Haraway ha spiegato il concetto nel suo libro del 2016 Staying with the Trouble: Making Kin in the Chthulucene (tradotto in italiano come Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto, edizoni Nero, 2019), ed ha fatto presente che non ha derivazioni dal mito letterario dei mostri di Cthulhu, che ha una "h" in un'altra posizione intermedia (lo so, per chi ama il nostro mago dlel'horror di Providence, ovvero Howard Phillips Lovecraft, è una vera delusione!). Quindi, questa posizione di Haraway si scontra con l'odierno "mostro" dell'Antropocene.
Questa ricerca di Haraway è connessa ad una risposta alla questione della sovrappopolazione ed al consumo delle risorse (ammesso che sia effettivamente così, ovvero la tesi negativa che non esistano risorse per tutti, ci sono tesi che vanno nella direzione opposta, è bene saperlo) che è nata nel 1972, quando uscì un rapporto sui limiti della crescita del mondo Limits to Growth e quindi un limite alle risorse, firmato da Donella Meadows in primis, scienziata del MIT (gli altri autori erano: Dennis L. Meadows; Jørgen Randers e William W. Behrens III. Il rapporto era dedicato alla memoria di Aurelio Peccei, grande figura di imprenditore umanista che lottò nella Resistenza) promosso dal Club di Roma, un think tank che annovera scienziati, politici, studiosi del calibro di Gorbaciov e Daisaku Ikeda, solo per fare due nomi, ed ha sede nell'Accademia dei Lincei di Roma, a Palazzo Corsini.
Il rapporto sostanzialmente sosteneva, anche nei suoi vari aggiornamenti degli ultimi anni, che le risorse tendevano ad esaurirsi con l'aumentare esponenziale della popolazione. Tra i vari aggiornamenti, riportati in parte in un articolo del Guardian del 2014 piuttosto approfondito, viene evidenziato che, se non si promuove un equilibrio fra crescita della popolazione e sfruttamento delle risorse naturali (nonché il loro rispetto), queste ultime saranno destinate ad un rapido declino a partire dagli anni 2000 (era pronosticata la crisi economica del 2008) e potrebbero esaurirsi completamente alla fine del XXI secolo, il secolo in cui viviamo. La relazione, basata sulla teoria degli insieme, era basata sugli studi del 1972 quando la popolazione della terra contava 3,5 miliardi di persone, mentre oggi conta quasi 8 miliardi di persone.
Il film, dopo l'esposzione della tesi iniziale - ripetuta in modo molto persuasivo e metafisico per toni e parole dalle due attrici sottocitate - risulta profondamente ipnotico, sia per i tre schermi proiettivi, sia per le immagini, che sono un blend tra gli affreschi di Palazzo Té a Mantova, quanto di piu' metamorfico iconograficamente esista in una galleria d'arte, e riunito assieme; e due donne che rappresentano due idee del femminile, l'eburnea Gwendoline Christie e l'ebano di Sheila Atim, l'una caratterizzata da un rutilante purpureo sulle labbra e da richiami all'oro; l'altra dal bianco delle vesti e dall'argento.
I richiami esoterici e religiosi sono molto forti: dalle parole evocative che nominano da Apollo a Cristo passando per le spirali e le tombe simil egizie, un viaggio nella tasformazione completa dell'umano attraverso i secoli ad opera di dei e (forse) alieni, presenti nell'altra ispirazione a cura di Mark Nash, la scrittrice scozzese di fantascienza Naomi Mitchison, ed il libro piu' noto, Memorie di un'astronauta donna (Memoirs of a Spacewoman, 1962; tradotta in italiano da Luciana Percovich per Castelvecchi). D'altronde, la stessa Donna Haraway si inanella alla fantascienza, definendo sé stessa studiosa ed "amalgamatrice" biologica di science-fiction, che fa il paio con i nostri artisti, Julien e Nash, entrambi professori alla University of California di Santa Cruz.
Per gli umani, le mutazioni sono le fondamenta stesse della vita, in quanto tutto deperisce se non si trasforma, è quindi ragione e radice dell'evoluzione. Ognuno è libero però di scegliere le proprie metamorfosi, soprattutto quelle di ordine spirituale che, per quanto riguarda la saggezza orientale ed anche quella quantistica (!) governano e sottintendono la materia.


