- Articolo di:Livia Bidoli
Siamo al ciclo mozartiano con Da Ponte e Le nozze di Figaro all'Opera di Roma e con un allestimento atteso e di successo, quello di Claus Guth, ed un debutto alla direzione d'orchestra, Emmanuel Tjeknavorian, vincitore del Premio Abbiati 2025 come miglior direttore. Il cast è d'eccellenza, con il baritono uruguayano Erwin Schrott nel ruolo del titolo e Susanna è Martina Russomanno; Roberta Mantegna come Contessa; Germán Olvera interpreta il Conte e Cherubino è cantato da Elmina Hasan. Sold out quasi ogni sera, rimarrà al Costanzi fino al 23 settembre prossimo.
Monza. Finissage di Sandokan, la tigre ruggisce ancora
Dal 7 marzo al 6 settembre 2026 si è svolta all'Orangerie (o Serrone) della Reggia di Monza, location di per sé magica, una mostra che ha calamitato svariati visitatori, attratti lì da un sogno chiamato Mompracem. Difatti il titolo scelto per una simile esibizione è “Sandokan – La tigre ruggisce ancora” e non ci sorprende affatto che, rispetto alle date inizialmente previste, sia stata prorogata fino a settembre, così da venire incontro alle richieste di un pubblico infervoratosi sempre di più, anche grazie al passaparola. Pensiamo sia superfluo sottolineare il peso nell'immaginario collettivo di Sandokan e più in generale dei libri di Emilio Salgari.
Chi scrive, di passaggio a Monza, vi è voluto tornare almeno due volte. Anche per sfruttare la presenza in calendario di due eventi collaterali molto attesi: il 29 agosto la tavola rotonda “Hugo Pratt e l'Oriente di Carta”, un incontro pieno di nomi importanti sul rapporto tra il mito di Sandokan e il celebre fumettista, rapporto testimoniato pure da alcune preziose tavole esibite alla mostra; mentre il 30 agosto è stato il turno di “Reliquie di Mompracem”, contest dei tesori di Sandokan moderato da Moreno Pollastri che ha riservato non poche sorprese. Ma di questo avremo modo di parlare più avanti...
Intanto, due parole sulla Reggia di Monza. Essa stessa merita una visita approfondita. Trattasi non soltanto di una struttura architettonica di grande bellezza, ma anche di un luogo che trasuda Storia da tutti i pori. Non a caso è nel vialetto antistante che il 29 luglio 1900 si consumò il delitto dell'anarchico Gaetano Bresci, il quale attentò con successo alla vita del Re Umberto I di Savoia...
Durante la nostra visita, tra l'altro, è stato possibile visitare un'altra mostra presente all'interno della Reggia e prorogata al 10 gennaio 2027, “Storia del Regno d’Italia – Da Napoleone a Umberto II”, che espone da par suo cimeli, documenti scritti, reperti fotografici e altre testimonianze della plurisecolare storia dei Savoia, dall'affermarsi della casata in terra d'Oltralpe all'amaro esito del referendum su Monarchia o Repubblica.
A prescindere dal valore specifico della mostra, affascinante di suo è passeggiare tra i corridoi e le sfarzose stanze della Reggia, con il loro carico di memorie storiche, laddove negli ambienti ritenuti idonei si è voluto stabilire anche uno stimolante dialogo tra arredo originario e opere di artisti contemporanei.
Per accedere invece a Mompracem e al Reame di Sarawak bisogna passare attraverso l'Orangerie coi suoi rilassanti spazi verdi, la splendida cornice floreale e il ninfeo, dove oltre alle comuni anatre abbiamo persino avvistato un maestoso esemplare di uccello acquatico, forse un airone. Varcata poi la soglia della mostra, così vivace, accogliente e interattiva come è nello spirito di chi l'ha ideata, a partire da Vertigo Syndrome, si entra in uno spazio altro, marcato da un esotismo d'altri tempi e dalle più disparate derive dell'immaginario. L'epopea della Tigre della Malesia e degli altri indimenticabili personaggi della saga è stata qui ricordata in tutti i modi possibili. Oltre alle già menzionate tavole dei fumetti (laddove non è stato il solo Hugo Pratt ad omaggiarlo direttamente, ma una pletora di disegnatori tra cui persino Jacovitti), a fare bella mostra di sé vi erano naturalmente i libri di Emilio Salgari, con molteplici riferimenti alla sua tormentata biografia, come pure le testimonianze audiovisive e altri cimeli relative ad adattamenti cinematografici più o meno recenti. Che emozione ad esempio vedere esposti i costumi originali del capolavoro di Sollima, ossia la storica serie televisiva del 1976, con l'eco della vibrante colonna sonora degli Oliver Onions in sottofondo!
Di particolare valore, all'interno di questo viaggio così immersivo studiato per colpire l'immaginazione di più generazioni, le collezioni di suppellettili tradizionali, ovvero la sezione dedicata alla cultura dei Dayak, i noti cacciatori di teste del Borneo, coi materiali donati un tempo al Re d'Italia da Charles Brooke, nipote di quel James famoso avversario di Sandokan. Sempre prodighi di spiegazioni, ad ogni modo, tutti i membri dello staff, a cominciare dagli ideatori stessi dell'immaginifico spazio e cioè Chiara Spinnato fondatrice di Vertigo System, il curatore Francesco Aquilanti e la curatrice Loretta Paderni.
Per finire qualcosina in più sui due eventi collaterali cui avevamo fatto cenno all'inizio. Molto partecipato è stato l'incontro Hugo Pratt e l'Oriente di Carta, cui erano stati invitati Patrizia Zanotti, Giulia Parodi, Michele Ulisse Lipparini e Marco Steiner, scrittore italiano conosciuto soprattutto per l'importante collaborazione con Hugo Pratt tra il 1989 e il 1995. Un dialogo tra l'immaginario di Salgari e il segno di Corto Maltese vivacizzato poi dalle immagini mostrate al pubblico, la cui interazione coi relatori ha permesso inoltre di allargare ulteriormente le prospettive.
Orizzonti notevolmente ampliati anche durante l'appuntamento del giorno successivo Reliquie di Mompracem, coi già menzionati Chiara Spinnato e Moreno Pollastri, bravi a stimolare i presenti, affinché ognuno sondasse il proprio rapporto con l'immaginario salgariano attraverso un ricordo d'infanzia, un libro custodito gelosamente o qualche altro cimelio tangibile, fisico. Al termine graziosi, sfiziosi doni per i partecipanti. Ed è curioso che chi scrive si sia trovato a vincere tale contest con l'oggetto forse più bizzarro: un misterioso artefatto portato in Italia dal padre, il professor Edmondo Coccia, e non dal Sud-Est Asiatico bensì dal deserto del Fezzan, in Libia, manufatto che al sottoscritto da bambino ricordava un kriss malese cui fosse stato attaccato, sul manico, un frustino degno dell'avventuriero Teotokris. Salvo poi scoprire, durante l'incontro, che tale strumento sarebbe in realtà una sorta di “Kurbash”, frustino-pugnale usato dai Tuareg e da altre popolazioni sahariane per pungolare i cammelli e pulire i loro zoccoli. Davvero un curioso “detour” dell'immaginario, quello che è uscito fuori dall'incontro!

