- Articolo di:Giulio Migliorini
‘Dite: non foste mai convalescente/ in un aprile un po’ velato? È vero/ che nulla al mondo, nulla è più soave?’ recitava ‘La passeggiata’ di Gabriele d’Annunzio, ed anche me quest’opera singolare ha beneficato. Pelléas et Mélisande, dramma lirico in cinque atti e dodici quadri di Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck, rappresentato la prima volta il 30 aprile 1902 all’Opéra-Comique di Parigi, va in scena tra il 22 aprile e il 9 maggio 2026 al Teatro alla Scala di Milano per sei rappresentazioni. Assisto alla seconda, domenica 26 aprile alle ore 14:30. L’Orchestra della Scala è diretta da Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci.
Opera di Roma. Il Miracolo in danza di Preljocaj
Una Serata Preljocaj al Teatro Nazionale per la programmazione del Teatro dell'Opera di Roma è una soirée de danse dedicata ad uno dei piu' innovativi coreografi del Novecento e del secondo milleonnio: Angelin Preljocaj, nato nel 1957 in Francia a Sucy-en-Brie, e con ben 62 coreografie all'attivo, rappresentate in tutto il mondo. La serata di danza è stata presentata dal 14 al 19 aprile 2026 al Teatro Nazionale, insieme al Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato. Il trittico si è composto di Annonciation (1995); La Stravaganza (1997); e Noces (1989), su musica di Stravinskij.
Ha del "miracoloso" rivedere l'Annonciation di Angelin Preljocaj: è proprio come asserisce lui, sempre diversa grazie alle interpreti che apportano un valore nuovo ed assoluto alla coreografia che ebbe la sua prima all'Opéra di Parigi nel 1996 e che Eleonora Abbagnato, Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera, ha interpretato a Roma per la prima volta nel 2017, nove anni fa, nello stesso periodo susseguente alla Pasqua. Allora nel ruolo dell'Angelo, un'Abbagnato statuaria, inafferrabile, misterica; Rebecca Bianchi, étoile, nel ruolo della Vergine Maria. Nel primo cast della nostra serata abbiamo visto Marta Marigliani come Maria e Annalisa Cianci che interpretava l’Arcangelo Gabriele, che dà l'annuncio della nascita di Cristo alla Vergine. In alternanza con Giorgia Calenda e la prima ballerina Federica Maine, che hanno interpretato la coreografia nelle altre date.
Maria staziona su un semplice muretto come una giovane qualunque e lo sfondo ritrae le voci di bambini che giocano: una situazione solita nelle giornate odierne ed assolate di primavera. La purezza e la semplicità la contraddistinguono in un vestitino chiaro color del cielo nei costumi elaborati da Nathalie Sanson.
L'Angelo, che fin dalla sua comparsa è chiaramente stato ispirato dall'Annunciazione di Leonardo - oltre che dai quadri di Simone Martini, Botticelli ed il Beato Angelico - è in un blu intenso, un azzurro esoterico come i suoi gesti, dei fendenti che disegnano geometrie nell'aria in un progressivo avvicinamento a Maria. Assomiglia ad un "Architetto" che delinea una nuova teleologia con uno scopo precipuo: far nascere il Figlio di Dio in Maria impartendo dei comandi che si mutano poi in "atto d'amore", nel momento in cui i corpi si toccano. Sono l'abbraccio, il diventare l'una grembo dell'altra, come in una nascita e creazione condivisa ed ipnotica - lo svenimento di Maria e poi il suo risveglio - che rendono questa pièce di danza un atto unico.
L'Angelo parla un linguaggio acusmatico, le sonorità lettroniche del compositore Stéphane Roy che si alternano al Magnificat di Antonio Vivaldi, rendono la coreografia proprio come il Miracolo che - lo ripetiamo - percepisce Preljocaj ad ogni nuova interpretazione, o "ricreazione" della sua piéce coreografica.
La Stravaganza, che appartiene allo stesso periodo di Annonciation, e data 1997, apre con una figurazione ripresa chiaramente da La Danse di Henri Matisse, celebre quadro che rappresenta un cerchio danzante di cinque fra uomini e donne, una sorta di accoglienza affettuosa in un parco metaforico che è la scena danzante.
Il titolo scelto da Preljocaj per questa coreografia prende il nome da una serie omonima di dodici concerti che Antonio Vivaldi scrisse tra 1712 e 1713 e dedicò al nobile veneziano Vettor Delfino e pubblicati poi nel 1716. La musica di Vivaldi si unisce anche qui all'elettronica, in questo caso di Evelyn Ficarra e pone un limite temporale e rituale tra i ballerini sul palcoscenico. Vivaldi è infatti ballato da danzatori contemporanei con mises minimal chic; l'elettronica è il tappeto sonoro per il ballo in costumi del '600, che forse sono l'eco di quella prima emigrazione di stampo religioso - i famosi Pilgrims Fathers sulla Mayflower del 1620 che fondarono la prima colonia dedicata ad Elizabeth I, la Virgin Queen, da ui la Virginia - e che echeggiano anche le emigrazioni piu' vicine, come quella della stessa della famiglia d'origine albanese di Preljocaj.
La scelta vivaldiana si incentra sul Concerto n°8, RV249, appunto della serie La Stravaganza ed estratti da Dixit Dominus, Laudate Pueri Dominum: danzate dalla serie di ballerini denominati Vivaldi, si pone in netta contraddizione con il tappeto sonoro freddo di Evelyn Ficarra. Ancor più per gli abiti di Hervé Pierre antichi indossati dai ballerini che fuoriescono da una sorta di "caverna temporale" rutilante che è connotata da ha un senso misterico.
Noces (1989), su musica di Igor Stravinskij, è una rilettura del mito e del rituale del matrimonio seguendo la falsariga di Cronaca di una morte annunciata di Garcia Marquez: un rito funesto, con una bambola vestita da sposa strapazzata da uomini e donne che fino ad allora danzavano e si univano con piacere. Finiranno tutte crocifisse le bambole di pezza eburnee che si sono lanciate sopra le panche dove poco prima si corteggiavano le coppie. Efferata come la prima versione de Les Noces di Bronislava Nijinska, interpretata da Carla Fracci nei primi anni 2000, anche nella sua versione musicale la suite ebbe una travagliata gestazione. L'idea venne al musicista nel 1912 durante la composizione della Sagra della Primavera (1913), entrambe, infatti, appartengono al periodo in cui Stravinskij trasse ispirazione dal folkore russo. Il compositore, come altri artisti del suo paese, rimase affascinato dalla, allora, recente conoscenza dei popoli a est degli Urali e particolarmente delle popolazioni ancora primitive, che ancora praticavano riti animistici e sciamanici e vivevano nelle vaste regioni siberiane, ancora non del tutto esplorate.
In Les Noces avviene un altro rito basilare per la sopravvivenza della specie, simbolicamente legato alla vita e alla morte: qest'inquietudine sotterranea pervade l'atmosfera festosa e, anche se la morte in questo caso è solo simbolica, l'elemento ritmico dominante, martellante e ossessivo, insieme al canto del coro, evocano potentemente il rito di una comunità arcaica.
Applausi per tutti i ballerini, le cui performance sono state encomiabili - pensando anche a di doppi ruoli di quasi tutti - a lungo da parte del pubblico che ha riempito completamente la platea del teatro.



