Opera di Roma. Tre inaugurazioni con una sola firma: Mariotti

Articolo di: 
Livia Bidoli
IL dolce suono mi colpì

Con la presentazione della stagione 2026/2027, il Teatro dell'Opera di Roma non si è limitato ad annunciare dodici mesi di programmazione: ha aperto uno sguardo fino al 2028. Il Sovrintendente Francesco Giambrone e il Direttore musicale Michele Mariotti hanno infatti reso note non una, ma tre inaugurazioni consecutive del Costanzi, tutte affidate alla stessa bacchetta: The Rake's Progress di Stravinskij nel 2026, La clemenza di Tito di Mozart nel 2027, Don Carlos di Verdi nel 2028. Più che un calendario, un progetto.

Si parte il 27 novembre 2026 con The Rake's Progress, opera assente dal Costanzi dal 1968: cinquantotto anni di silenzio interrotti dalla regia del giovane spagnolo Rafael R. Villalobos, fra le voci più originali della scena europea contemporanea, che debutta a Roma insieme ai suoi collaboratori abituali, lo scenografo Pablo Chaves Maza e il lighting designer Felipe Ramos. Sul palco Lawrence Brownlee, Daniela Barcellona e Alex Esposito. La data riporta il pubblico capitolino a un'eco lontana: il Costanzi fu inaugurato esattamente il 27 novembre, nel 1880, con la Semiramide di Rossini.

È guardando al 2027 e al 2028, però, che la stagione rivela il suo disegno più interessante. Le due inaugurazioni successive — La clemenza di Tito, firmata dal polacco Krzysztof Warlikowski, e Don Carlos nella rara versione in cinque atti francesi, affidata al tedesco Christof Loy — non cambiano soltanto titolo e regista: cambiano anche data, slittando entrambe al 1° novembre, giornata che il Costanzi adotterà come nuovo appuntamento fisso per l'apertura di stagione.

A spiegarne la ragione, nel corso della conferenza stampa, è stato lo stesso Giambrone: la scelta nasce da una richiesta della Rai, che ha individuato nel 1° novembre — festività nazionale — la cornice ideale per trasmettere l'inaugurazione in diretta televisiva. Una motivazione apparentemente solo organizzativa, che racconta in realtà molto della strategia del Teatro: portare l'opera fuori dalle mura del Costanzi, dentro le case degli italiani, in un giorno in cui il pubblico è libero di sedersi davanti allo schermo. Non è un caso che la stagione 2026/2027 affidi già a Rai Cultura la ripresa di tre titoli The Rake's Progress, La Cenerentola e Raymonda — e che Radio3 segua in diretta tutte le prime del Costanzi.

C'è poi un secondo filo che lega le tre inaugurazioni, ed è quello delle firme registiche. Villalobos, Warlikowski, Loy: tre nomi che arrivano — o tornano — a Roma portando un linguaggio scenico riconoscibile, spesso radicale, mai consolatorio. È una dichiarazione d'intenti precisa da parte di Mariotti, che sceglie di affidare i momenti più esposti e simbolici della stagione — le aperture, appunto — non a operazioni di routine ma a registi capaci di interrogare i titoli più che illustrarli. Una linea che il Direttore musicale ha lasciato intendere di voler proseguire anche oltre il 2028, costruendo per il Costanzi un'identità precisa: quella di un teatro che non insegue soltanto il grande repertorio, ma lo rimette in discussione attraverso lo sguardo di chi lo abita con sensibilità contemporanea.

Resta da vedere come il pubblico romano accoglierà questo nuovo calendario, e se il 1° novembre — finora giorno di silenzio, non di teatro — diventerà davvero un nuovo rito per la lirica capitolina. Ce lo auguriamo con forza, e forse Tutti i Santi (il primo novembre appunto) saranno lì a protezione della nuova apertura.

Le tre inaugurazioni sono solo la testa di una stagione che, nel complesso, conta tredici titoli d'opera — due dei quali in forma di concerto — e sette di balletto, per un arco che va dal Barocco alla contemporaneità. Una scelta di campo che il Direttore artistico Alessandro Galoppini ha definito come la volontà di uscire dalla "comfort zone", proponendo titoli che chiedono al pubblico tanto coraggio quanto curiosità. Collegato da Bolzano via remoto alla conferenza, lo stesso Mariotti ha insistito su questo punto, parlando di un pubblico che non deve avere paura del Novecento: ha descritto The Rake's Progress come un capolavoro neoclassico che racconta il degrado morale, e La Cenerentola, in arrivo al Teatro Valle, come "una favola umana calata in una realtà spesso terribile".
A fare da cornice a queste scelte è un teatro in salute: il 2025 si chiude con il dodicesimo bilancio consecutivo in attivo, mentre il trio alla guida artistica — lo stesso Mariotti, la direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato e il maestro del Coro Ciro Visco — resterà al proprio posto fino al 2030. In apertura d'incontro, Giambrone si è anche congratulato con Mariotti per la nomina all'Accademia di Santa Cecilia, definendola una scelta "meritata, giusta e importante".

Le altre opere. Il resto del cartellone conferma la stessa tensione tra repertorio e scoperta. Andrea Chénier di Giordano torna nella storica regia di Marco Bellocchio, diretto da Daniel Oren, con un cast che comprende Sonya Yoncheva, Brian Jagde, Ludovic Tézier e Saioa Hernández. Per Lucia di Lammermoor, affidata al debutto registico di Karole Armitage, è stata scelta l'edizione "napoletana", con le tonalità originali volute da Donizetti, protagonista Jessica Pratt. I due Foscari, ripresi nello storico allestimento di Pier Luigi Pizzi e diretti da Riccardo Frizza, vedono un cast di giovani debuttanti capitanato da Nicola Alaimo. Robert Carsen torna a Roma dopo quarant'anni con Iphigénie en Tauride di Gluck, sul podio Alessandro De Marchi. Una Lady Macbeth del distretto di Mzensk di Šostakovič, firmata da Barrie Kosky e diretta da Juraj Valčuha, è — come ha tenuto a sottolineare Galoppini — un'assoluta prima volta nella storia del Costanzi. Completano il cartellone un nuovo Trovatore affidato al giovane Daniele Menghini e diretto da Nicola Luisotti, e una Rondine pucciniana firmata da Andrea Bernard nella sua seconda versione, quella che Galoppini definisce "la più equilibrata" fra le redazioni dell'opera. Al Teatro Nazionale debutta invece in forma scenica, per la prima volta in Italia, il Peter Pan di Bernstein firmato e interpretato da Luca Micheletti, mentre Code: Unknown di Nicola Sani, su libretto di Franco Ripa di Meana, affronta in prima assoluta i temi della neurodivergenza e dell'inclusione.

In forma di concerto. Le due opere in forma di concerto portano a Roma due fuoriclasse assolute: Anna Netrebko debutta in Italia nel ruolo di Judit ne Il castello del principe Barbablù di Bartók, mentre Cecilia Bartoli festeggia i quarant'anni di carriera tornando, esattamente nella data del debutto, a Il barbiere di Siviglia, l'opera con cui esordì al Costanzi nel 1987.

La danza. Eleonora Abbagnato disegna una stagione altrettanto ambiziosa, con il Corpo di Ballo impegnato anche in tournée a Parigi, in Germania e a Granada. Il lago dei cigni apre le festività natalizie, mentre Raymonda, nella nuova coreografia di Jean-Guillaume Bart, coinvolge anche gli allievi della Scuola di Danza — che nel 2028 festeggerà il secolo di vita, un traguardo che Abbagnato ha indicato come tappa fondamentale per il futuro del teatro. La danza contemporanea trova spazio nelle creazioni di Wayne McGregor e Alexander Ekman e nel trittico Echoes, che riunisce al Teatro Nazionale le coreografie di Rafael Bonachela, Sharon Eyal e Diego Tortelli.

Gli altri eventi. En passant, la conferenza ha toccato anche gli appuntamenti che escono dal cartellone in senso stretto: il 3 marzo 2027 Mariotti dirigerà lo Stabat Mater di Pergolesi nel Duomo di Orvieto per il Concerto di Pasqua trasmesso dalla Rai; il 18 marzo sarà ospite al Costanzi l'Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori; Sergio Rubini porterà in scena, su testo di Valerio Cappelli, il racconto della querelle settecentesca fra Gluck e Piccinni; e il 23 maggio, in collaborazione con l'Accademia di Santa Cecilia, il Teatro Nazionale ospiterà È ancora troppo presto di Gery Palazzotto, con la regia di Isabella Ragonese, per il trentacinquesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio. Prosegue infine l'impegno del teatro come presenza diffusa sul territorio, fra Opera Camion — il TIR che porta l'opera nelle piazze dei municipi — e i progetti rivolti al carcere femminile di Rebibbia.

Le istituzioni. A chiudere l'incontro, le voci istituzionali hanno restituito anche la dimensione economica e politica di questi numeri. Il Sindaco Roberto Gualtieri ha sottolineato come il teatro riesca a coniugare eccellenza artistica e funzione sociale; Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, ha ricordato che l'8,5% della ricchezza prodotta dalla Capitale viene dalla cultura. Per Rai Cultura, Fabrizio Zappi ha confermato il rinnovo di un sodalizio decennale che porterà le inaugurazioni e numerosi altri titoli di stagione sulle reti nazionali. A queste parole si sono unite quelle di Simona Baldassarre, per la Regione Lazio, e del Sottosegretario alla Cultura Pietro Cannella, che ha chiuso l'incontro ricordando come lo spettacolo dal vivo resti "una componente essenziale dell'identità nazionale".

Tra un bilancio in attivo, un trio artistico confermato fino al 2030 e tre inaugurazioni già scritte sul calendario dei prossimi tre anni, il Costanzi si muove con la rara sicurezza di chi sa dove vuole arrivare — restando, nel frattempo, abbastanza curioso da rischiare un Novecento che rappresenta la grande scommessa con il grande pubblico.

Pubblicato in: 
GN34 Anno XVIII 22 giugno 2026
Scheda
Titolo completo: 

Teatro dell'Opera di Roma

Presentazione della stagione 2026-2027 "Un dolce suono mi colpì"