Ostia antica. Requiems di Preljocaj, la morte qui danse

Articolo di: 
Livia Bidoli
Requiems

Il 10 e l'11 luglio si è svolto uno spettacolo sconcertante, vitale, straordinario ad Ostia antica per il festival organizzato dal Teatro di Roma: il Ballet Preljocaj, che ha sede ad Aix en Provence nel Pavillon Noir, in Cost'Azzurra vicino Marsiglia, ha presentato tra le rovine romane e nel teatro antico di Ostia, il balletto Requiem(s), con una compagnia di 19 ballerini.

Il Ballet Preljocaj, fondato originariamente come compagnia e che poi ha preso il nome odierno nel 1996, come Centre Chorégraphique National de la Région Provence-Alpes-Côte d'Azur, ha una sede meravigliosa che campeggia in cima alla collinetta di Aix en Provence, di cui è celebre il festival lirico sinfonico fondato dalla Contessa Lily Pastré e Gabriel Dussurget. Ed è proprio qui che il balletto composito Requiem(s), nel 2024, è nato ed ha avuto la sua première.

E tutto iniziò da un ovulo, come le tre sfere a rete di questa forma dal quale si calano tre ballerine: il balletto inziia dalla profondità del buio per essere accolto da un nugolo di eburnità, nella forma di altri ballerini, per poi mutare di nuovo in un ballo di gruppo in bianco e nero, due dei colori fondamentali di questo balletto. Onnipresenti e vive immagini di vittime e demoni, genitori e figli, che dettano il loro lutto in movenze che soffrono esse stesse per queste scomparse, giacendo a terra o inneggiando verso una divinità, i colori formano una diatriba che si offre allo sguardo dello spettatore per accusare o ledere, per punire o salvare, patire e rinascere. Uno dei tanti momenti di appercezione è quello in cui due altissime figure con aureola eburnea sollevano una fanciulla in tunica nera e, straordinariamente, riproducono i monumenti della Pietà michelangiolesca in Vaticano oppure quella di Bellini a Brera, come il quadro di Carracci a Napoli e molti altri esempi di ciò che è la cum passio per la morte del proprio piu' intimo legame, il figlio (o la figlia).

Ispirato al Diario del lutto (Journal de Deuil, 1979) che Roland Barthes ha scritto in seguito alla scomparsa della madre il 25 ottobre 1977, lo spettacolo si compone anche di una parte dedicata alle parole stesse recitate dall'autore in originale francese, ricordando Henriette (la madre) come il cammino di lutto della storia durante il nazismo.

Attraverso il rituale della messa per i defunti questo è all'origine del Requiem: riposo in latino, ossia un augurio, Requiescat in Pacem, ovvero riposa in pace, si mette in scena tutto ciò che concerne la morte, la terra, i suoi colori, il teschio. I riti poi, possono essere di vario genere: le tre demoniache figure femminili in nero, dalla testa coronata, sopra otto ballerini vittime in bianco, sono l'assioma accusatorio che verte sull'aspetto macabro ed implicitamente ingiusto, della morte. Spesso ci si trova a pensare che sia una maledizione a condannare a morte, e che i demoni in nero - come quelli in bianco dai lunghissimi strali - che trascinano via i giovani dai loro cari, sono frutto di un mistero avverso.

Come in un gorgo alchemico, questa coreografia impressiva di Preljocaj, evolve attraverso i colori fino al rubedo, al Rosso alchemico e finale della triade del processo trasformativo, che Carl Gustav Jung ha delineato nei suoi studi sulla simbologia. Qui è doppiamente rappresentato da due figure di donne scarlatte che secernono simbioticamente la loro anima dal cuore, coi loro gesti di apertura, e donazione.

Il tappeto musicale, da Bach, il Lacrimosa dal Requiem di Mozart ritmato ed "uscente" da un sottofondo elettronico, le arie di Haas ed il finale dirompente di Chop Suey dei System of a Down (riferito a come vi sia un bias sul suicidio: "I cry when Angels deserve to die"; trad. it.: "Piango quando gli angeli meritano di meritare") con gli ometti atomici come schizzati sul palco, sostiene di nuovo la desolazione, la rabbia, il grido panico dell'umanità nel delirio della propria finitezza. 

Vogliamo allora concludere con le parole meravigliose di Angelin Preljocaj stesso: "Dalla ferita, che non si rimarginerà mai, può nascere una sorta di gioia: la gioia di ravvivare il ricordo della persona che abbiamo perso. La morte può così offrire anche sollievo e ulteriore profondità alla vita. Vorrei provare a trasmettere il sentimento che la vita sia un miracolo. In un certo senso, una celebrazione della vita."

Pubblicato in: 
GN37 Anno XVIII 14 luglio 2026
Scheda
Titolo completo: 

Teatro Ostia antica Festival Il senso del passato
DANZA
Requiem(s)
creazione 2024 per 19 ballerini
coreografia Angelin Preljocaj
10 – 11 luglio 2026

Prima nel 2024 al Grand Théâtre de Provence, Aix en Provence

musica G. Ligeti, W. A. Mozart, System of a Down, J-S. Bach, H. Guonadottir, Chants médiévaux (anonymes), O. Messiaen,
G. F Haas, J. Jóhannsson, 79D
interpreti Angie Armand, Teresa Abreu, Lucile Boulay,
Liam Bourbon Simeonov, Elliot Bussinet,
Araceli Caro Regalon, Leonardo Cremaschi,
Mirea Delogu, Lucia Deville, Chloé Fagot,
Mar Gomez Ballester, Lucas Hessel,
Erwan Jean-Pouvreau, Arturo Lamolda,
Ygraine Miller-Zahnke, Ayla Pidoux,
Max Pelillo, Owen Steutelings, Micol Taiana

Prossimo ed ultimo spettacolo

Alcesti il 17 e 18 luglio con la regia di Filippo Dini