- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Pisa Teatro Verdi. Macbeth o dell’inutilità dell’agire umano
La nuova stagione d’opera a Pisa è stata inaugurata al Teatro Verdi da Macbeth di Giuseppe Verdi. Dopo una recita promozionale per le scuole, l’opera è andata in scena il 31 ottobre e il 2 novembre, l’articolo si riferisce quest'ultima data.
Macbeth è basato sulla omonima tragedia di Shakespeare, che fu scritta e rappresentata dopo la morte di Elisabetta I (1603) sotto il regno di Giacomo I Stuart. Fu scritta nel periodo in cui il Bardo creò anche Re Lear e Otello, tragedie affini per l'argomento, perché è incentrata sul potere e i suoi effetti sull'animo umano. Il potere reale e quello basato sulla seduzione della parola, come il noto anglista Agostino Lombardo ha mirabilmente argomentato nelle introduzioni alle sue traduzioni delle tragedie.
Macbeth è il decimo melodramma composto da Giuseppe Verdi, ed è un dramma in musica che rappresenta un punto di svolta nell'arco creativo del compositore, che nutrì una immensa venerazione per Shakespeare. La scelta non è un caso infatti Verdi nel corso della sua lunga vita fu sempre interessato al tema del potere, già in questa fase giovanile degli "anni di galera" aveva pensato al Lear anche se non giunse mai a concretizzare il progetto, vi riuscì invece con il Macbeth.
Costrinse il librettista, Francesco Maria Piave, ad attenersi scrupolosamente alla sinossi preparata da lui stesso, probabilmente con la collaborazione di Andrea Maffei, futuro autore di una nuova traduzione del testo scespiriano. Alcuni versi, infatti, sono la traduzione letterale del testo scespiriano, ma non fu soddisfatto del lavoro del librettista e pregò Maffei di aiutarlo, per questo il nome di Piave non comparve sul libretto della prima a Firenze, il 14 marzo 1847 al Teatro della Pergola, dove riscosse un trionfale successo.
Proprio perché credeva nel valore di questa sua opera, la propose e ne curò la revisione, che andò in scena nel 1865 a Parigi, in cui utilizzò in gran parte il materiale musicale precedente, che è poi l'edizione usualmente proposta. Quello che affascinò Verdi fu l’analisi spietata del desiderio del potere che riesce a corrompere gli uomini anche nobili e valorosi, l’esplorazione del lato oscuro dell'inconscio dell'animo. La drammaturgia è incalzante e sintetica nella tragedia più breve che ci è giunta da Shakespeare ed è stupefacente l’efficacia nel delineare i personaggi principali, che, come scrisse il musicista a Léon Escudier sono tre: Macbeth, Lady Macbeth e le Streghe.
Verdi creò un vero dramma in musica creando una musica cupa e aspra aderente allo svolgimento degli avvenimenti e ai profondi abissi delle violente pulsioni dei personaggi principali. Se l'entrata del re Duncano è convenzionale, funzionale al tempo necessario al corteo regale per attraversare il palcoscenico, il successivo recitativo di Macbeth è un esempio della profonda innovazione musicale. Il recitativo, che corrisponde al "monologo del pugnale" e precede il regicidio, è una delle parti già composte nel 1847 e anticipa il "Cortigiani vil razza dannata" di Rigoletto. La forma innovativa del recitativo e la strumentazione: flauto, corno inglese, clarinetto, corni, fagotti, timpani e archi in sordina creano un'atmosfera di angosciosa e cupa tensione.
Drasticamente innovativo è il modo di cantare richiesto da Verdi che prescrive ai cantanti, allo scopo di rendere efficacemente i personaggi e la drammaturgia, in alcuni momenti, come nel duetto dopo l'assassinio del re: un canto parlato in ppppp, per avere un suono flebile quasi soffocato, con improvvisi scoppi di voce in fortissimo, tutte caratteristiche che rendono la parte del baritono, Macbeth, ma soprattutto quella del soprano, Lady Macbeth, di ardua difficoltà.
La visione di Fabio Ceresa, il regista, ha proposto una interpretazione di Macbeth coinvolgente e intrigante al centro della quale c’è l’inutilità dell’agire umano in quanto le Streghe altro non sono che coloro che intessono i destini, libere dal volere degli Dei come le Parche della mitologia greca o le Norne di quella nordica Norrena; sono loro che con i fili rossi muovono l’agire di Macbeth e della Lady. I movimenti dei componenti della Compagnia di danza Fattoria Vittadini che l’interpretano, proposti da Mattia Agatiello, sono stati coerenti con le intenzioni della regia, contribuendo validamente alla riuscita dello spettacolo e ottenendo l’approvazione del pubblico.
Il nuovo allestimento con le scene di Tiziano Santi ideato da Ceresa propone sul proscenio la realtà dei personaggi, mentre in fondo al palcoscenico alla fine di una scala delimitata da cornici concentriche sempre più piccole, ci sono cose che non sono più, il fantasma di Banco, e quelle che ancora devono avvenire i Re suoi discendenti. La scenografia è anche funzionale all’esigenza di doversi adattare ai palcoscenici dei diversi teatri che hanno coprodotto l’allestimento. Sulla scena bianca spiccano gli incantevoli e colorati costumi di Giuseppe Palella, atemporali perché collocano i personaggi in una dimensione mitica; le luci di Cristian Zucaro hanno efficacemente concorso alla riuscita dello spettacolo.
La direzione di Giuseppe Finzi, calorosamente applaudito, ha interpretato validamente la dimensione teatrale, rispettato le pause necessarie per creare la tensione drammatica, dato respiro alla frase musicale e sostenuto il canto, attento ai colori, ai ritmi e a calibrare velocità e intensità del suono. L’ORT – Orchestra della Toscana, compagine valida e duttile sia nel repertorio sinfonico che in quello operistico, ha validamente seguito le indicazione di Finzi, contribuendo alla riuscita dello spettacolo, bene hanno suonato le bande di palcoscenico formate dall’Orchestra Giovanile Toscana. Al termine tutti sono stati lungamente applauditi
Il coro ha un ruolo importante di commento ai tragici eventi e il Coro Arché, ben preparato dal Maestro Marco Bargagna, si ben disimpegnato riscuotendo il plauso del pubblico
Franco Vassallo ha una lunga esperienza vocale e teatrale, ha messo la sua voce baritonale, potente ma anche ricca di colori e sfumature al servizio del personaggio del titolo ben delineandone la personalità. Il recitativo, che corrisponde al "monologo del pugnale" che precede il regicidio è stato uno dei punti di forza della sua interpretazione, che a volte però tende a eccedere con accenti "veristici".
Grande prova nella parte della Lady di Vittoria Yeo, che possiede un’ottima dizione e articolazione delle parole, una buona tecnica e una voce duttile che ha saputo piegare alle ardue esigenza del ruolo. Inoltre ha esibito una notevole disinvoltura in scena, la scena del sonnambulismo è stata la più riuscita della sua interpretazione.
Non è certo la prima volta che Roberto Scandiuzzi ha affrontato di parte di Banco e proprio la sua esperienza ha dato intensa profondità al personaggio, con la sua voce bronzea ne ha cesellato i recitativi e il canto.
Matteo Falcier è stato Macduff, ha una luminosa voce tenorile, presenza scenica ma non ci è parso molto a suo agio nell’aria lui riservata.Bene il resto del cast: Barbara Massaro, dama di Lady Macbeth, Francesco Pittari, Malcom, Alin Anca, che ha sostenuto diverse parti: medico, domestico, sicario, araldo e prima apparizione, i giovanissimi Ludovico Ulivelli, seconda apparizione, e Sofia Ristori, terza apparizione, solisti del Coro Voci Bianche Scuola di Musica G. Bonamici. Il pubblico, numeroso in ogni ordine di posti ha applaudito a scena aperta, a lungo vivacemente alla fine dello spettacolo, riservando infiammate ovazioni a Franco Vassallo,Vittoria Yeo e Roberto Scandiuzzi



