Santa Cecilia. La Grazia di Mallwitz per Galanta

Articolo di: 
Livia Bidoli
Mallwitz Hadelich

Una delle rare direttrici d'orchestra è arrrivata all'Accademia di Santa Cecilia per il suo debutto: la tedesca Joana Mallwitz, nata a Hildesheim in Germania, ha diretto la Sinfonia n. 5 di Beethoven, le Danze di Galánta di Kodály e il Concerto per violino di Čajkovskij, con il solista virtuoso Augustin Hadelich, nelle tre serate di giovedì 30 aprile alle ore 20, sabato 2 e domenica 3 maggio alle ore 18, la Sala Santa Cecilia.

Ad aprire le "danze", appunto, è stata la direttrice della Konzerthausorchester Berlin (prima donna a ricoprire questo incarico in una delle principali istituzioni berlinesi) Joana Mallwitz, che ha debuttato al Festival di Salisburgo nel 2020 con Così fan tutte di Mozart. Quest'anno ha inaugurato il Festival di Pasqua di Baden-Baden col Fidelio di Beethoven e la Mahler Chamber Orchestra. Incide in esclusiva per Deutsche Gramophon e l'ultimo cd è il Kurt Weill Album, aggiudicatosi un Grammy Award. Ospite regolare delle compagini più prestigiose, dai Berliner Philharmoniker ai Wiener Philharmoniker, fino ai recenti traguardi alla Metropolitan Opera di New York e con la Los Angeles Philharmonic, è una dei baton in grande ascesa nel panorama internazionale.

Joana Mallwitz, donna splendida, con un caschetto biondo e vestita con una lunga tunica morbida nera, dei fuseaux ed un paio di ballerini, tutti ebano, ha affrontato uno dei capolavori di Zoltàn Kodàly (1882-1967), Le danze di Galanta  (1933), con una verve aggraziata e perentoria, convincente per l'Orchestra e per il pubblico. Kodàly, cresciuto a Galanta, villaggio ungherese situato nell'allora Slovacchia, e con una forte presenza di ebrei e di gitani (che oggi non si trovano piu' per ovvi motivi, ahimè!), era venuto per la prima volta a contatto con il verbunkos, una danza in cui la tradizione magiara si mescola con influenze gitane. Quando vi viveva Kodàly a fine Ottocento, i gitani tutti praticavano e vivevano di musica formando orchestrine zigane che giravano per l'Impero Asburgico. Kodàly, insieme a Bartòk il più grande etnomusicologo magiaro, sapeva che questi ritmi erano adoperati per persuadere i giovani ad arruolarsi (la coscrizione fu resa obbligatoria solo nel 1849) con l'avvenente scusa del virtuosismo atletico (loro) nelle danze, che attingevano numeri coreici dal folkore musicale magiaro. Affascinanti e trascinanti, le Danze di Galanta sono in qualche modo la "popular music" di allora, - fatte le dovute proporzioni in termini di raffinatezza e complessità della scrittura musicale - e carpiscono dalle radici della danza ungarica quella nostalgia per un passato ideale che poi Liszt e Brahms, elaborarono nelle altrettante danze e rapsodie che tuttora sono di assoluta presa sul pubblico, dotate di eccellente scrittura tonale, senza dimenticare la Sposa venduta di Smetana, naturalmente.

Mallwitz ha diretto con una padronanza completa, seguita dall'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, la varia alternanza tra le danze e la ripetizione di alcune, come la Danza 5, di particolare trasporto: l'avvicendarsi di lassù (sezioni ad andamento moderato) e friss (passo lesto) in un coacervo di sotinati, sincop e ritmi puntati, tappezzano il mosaico musicale a colori vividi con un Andante maestoso ed un Allegro vivace finali di sicura presa e martellante bellezza. L'organico classico, arricchiot da Glockenspiel e triangolo, si avvantaggia per la bravura dell'Orchestra ed il suo virtuosismo, in una stesura di linguaggio musicale su cui la Direttrice Joana Mallwitz mostra tutta la sua bravura, che il pubblico ha apprezzato con richiami e lunghi applausi, intercalati a "Bravo/a" ripetuti con la sala stracolma di pubblico (tutto esaurito).

La seconda parte del concerto ha visto come protagonista il virtuoso violinista Augustin Hadelich: nato in Italia da genitori tedeschi e naturalizzato americano, ha vinto nel 2006 all’International Violin Competition di Indianapolis, un Avery Fisher Career Grant a New York (2009) e una borsa di studio del Borletti-Buitoni Trust (2011). Nel 2018 è stato nominato "Strumentista dell’anno" dalla rivista Musical America e dal 2021 è membro della facoltà di violino della Yale School of Music.

Hadelich ha catalizzato ed ipnotizzato l'attenzione del pubblico con l'esecuzione del celeberrimo Concerto per violino e orchestra op. 35 di Čajkovskij. Il celebre tema iniziale ha svelato la bellezza del suono del Guarnieri del Gesù del 1744 del solista. Interpretarlo è sempre un rischio, data la difficoltà scritturale, ed il primo ad eseguirlo, come riporta nel libretto il critico musicale Jacopo Pellegrini, fu Georg Hänslein il 13 marzo 1880 agd Hannover con l'Orchestra di Corte diretta da Ernast Frank, e non, come creduto finora, Adolf Brodskij con Hans Richter alla guida dei Wiener (nel link il pdf della spiegazione in inglese dall'Archivio Tchaikovsky Research). 

Il nostro Hadelich ha letteralmente mandato in delirio il pubblico della Sala Santa Cecilia, che ha raccolto anche violiniste italiane in giro per l'Italia, esaltando le caratteristiche virtuosistiche della composizione ma sempre conservando uno stile ed una sobria raffinatezza tipica solo dei grandi interpreti, risolvendo con disinvoltura ed apparente facilità anche i passaggi più impegnativi, regalando al pubblico momenti di altissima poesia nelle sezioni liriche del primo movimento e nel sognante secondo movimento. Già al termine del primo movimento l'entusiasmo del pubblico si è manifestato con un incontenibile e lungo applauso, in deroga alla norma non scritta che impedirebbe queste interruzioni, ma in questo caso assolutamente trasgredibile. L'ultimo movimento, travolgente ed inarrestabile, ha scatenato alla conclusione una meritata ovazione ed entusiastici applausi, del pubblico, con ripetute chiamate in scena, sotto lo sguardo ammirato del M° Mallwitz, con cui è occorso un perfetto afflato. L'affetto e l'euforia  scatenati dall'esecuzione sono stati ricambiati con la concessione di ben due bis di brani folk riarrangiati per violino.

La Sinfonia n. 5 di Beethoven ha chiuso il concerto con l'incipit più noto della storia della musica. Tra il 1802 e il 1804 era già nella testa di Beethoven l'Allegro con brio iniziale, seguito da Andante con moto e due Allegri a conciliarsi nel finale. La Quinta fu cmpletata nel 1808 ed eseguita la prima volta in un concerto, diretto dallo stesso autore, il 22 dicembre dello stesso anno al Theater an der Wien, dove pubblico e critici non poterono mancare di esprimere ammirazione per la vivacità e l’energia che percorre l'opera e traspare sin dal tema iniziale. Mallwitz ha condotto con estrema accuratezza ed spressività l'intera struttura gigantica beethoveniana, in particolare il terzo movimento Allegro, che conduce poi alla chiosa trionfale finale, un altro Allegro, terminando nello scrosciante saluto e plauso del pubblico in piedi per lei.

Pubblicato in: 
GN27 Anno XVIII 4 maggio 2026
Scheda
Titolo completo: 

Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Stagione sinfonica

30 APRILE ORE 20, 2 e 3 MAGGIO ORE 18
Sala Santa Cecilia

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttrice Joana Mallwitz
violino Augustin Hadelich

Kodály Danze di Galánta
Čajkovskij Concerto per violino
Beethoven Sinfonia n. 5

Biglietti
Settore I: Euro 54
Settore II: Euro 47
Settore III: Euro 37
Settore IV: Euro 35
Settore V: Euro 30
Settore VI: Euro 23