Santa Cecilia. La leggenda del Faust con Dutoit

Articolo di: 
Livia Bidoli
Santa Cecilia Dutoit

All'Accademia Nazionale di Santa Cecilia La damnation de Faust (titolo italiano: La dannazione di Faust) per soli, coro e orchestra di Héctor Berlioz. Una leggenda tra i direttori d'orchestra specialisti del repertorio francese con puntate nell'universo russo di Strawinskij in particolare, Charles Dutoit ha guidato l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel penultimo concerto della stagione sinfonica 2025-26. Nelle date di giovedì 11 giugno alle ore 20, sabato 13 alle ore 18 e lunedì 15 giugno alle ore 20, in Sala Santa Cecilia, in quest'ultima data il concerto è andato in diretta su Rai Radio 3.

Definita dall'autore una "légende dramatique"La damnation de Faust  è ben distante dalle opere romantiche dello stesso periodo, la prima metà dell'Ottocento, quando l'opera ha avuto la sua prima in forma di concerto nel 1846. Lo stesso compositore non voleva legarsi indissolubilmente ai due testi principali di Christopher Marlowe e di Johann Wolfgang Goethe ed il libretto de La damnation de Faust è composto da Héctor Berlioz e Almire Gardonnière, tratto dal Faustus di Goethe e tradotto in francese da uno dei maggiori poeti simbolisti e decadenti dell'epoca, Gérard de Nerval. Da quest'ultimo deriva questo gusto estetico per una vibrante e magniloquente, eppure eccessiva e ombrosa versione librettistica per le voci, che in questo caso sono state il Coro e Voci Bianche di Santa Cecilia; il mezzosoprano Marianne Crebassa (Margherita), il tenore Julien Dran (Faust) e i bassi John Relyea (Mefistofele) e Jonathan Lemalu (Brander).

A tergo, annotiamo volentieri che il Faust di Berlioz è tornato a risuonare nella sala Santa Cecilia a vent'anni dall'ultima esecuzione del 2006, allora guidata da Sir Antonio Pappano, durante il suo incarico come Direttore Musicale. Cast stellare con Jonas Kaufmann nella parte di Faust ed Erwin Schrott in quella di Mefistofele; Vesselina Kasarowa era Margherita e Roberto Valentini per Brander.

Al centro della leggenda del Faust. Berlioz mette al centro la vittoria di Mefistofele che usa Faust come una sorta di esperimento tra grottesco e ironico, per finire in dramma. Ed è così che il Coro istruito da Andrea Secchi ed il Coro di Voci Bianche diretto da Claudia Morelli, in questa partitura prettamente sinfonica, si vengono a trovare in una posizione a volte predominante ed anche inquietante, col nuovo idioma inventato da Berlioz per esprimere le forze infernali "Has! Irimiru Karabrao!": suoni gutturali e fricativi che anticipano le avanguardie del Novecento.

 La partitura di metà Ottocento si basa sulle scene scritte sul Faust negli anni '20, poco prima della scrittura della Symphonie Fantastique (1830) in cui l'eroe, in cui prevale il delirio romantico per l'amata, descrive una serie di visioni e Berlioz adopera, per questo poema sinfonico, lo schema della sinfonia beethoveniana, sottolineando altresì il pieno romanticismo dell'opera in tutti i suoi aspetti. Dalla perdita di coscienza, all'assunzione di assenzio fino all'ultimo movimento diabolico, notiamo che il Faust segue parimenti la Symphonie Fantastique, e sono piuttosto il momento goliardico e l'apoteosi di Marguerite che sembrano invece volutamente trattati con leggerezza: qui è Mefistofele a conquistare il palcoscenico, trattato anche musicalmente con spessa profondità. Ed infatti sembra terminare tutto con la penultima scena, senza la morale, come Toscanini sceglieva di fare col Don Giovanni di Mozart. Questo implica anche una riflessione su come nel Faust di Berlioz la prospettiva religiosa, morale e trascendentale non siano di interesse primario.

La "non-opera"  de La damnation de Faust propone quindi scene musicali intessute di colore, dove si ha una contrapposizione stridente tra il mondo triviale delle taverne ed il sogno di Faust e questo è esemplificato dal pulviscolo magico delle voci e dalla rarefazione del suono, che si fa tenue. È il correlativo oggettivo della formazione dell'immagine di Marguerite nella mente di Faust. Siamo come trasportati in sonorità del primo Novecento veicolate anche dall'uso di strumenti nuovi, che costringono le voci agli estremi apici delle loro fasce musicali.

La guerra è al centro e principale movimento di massa della prima parte, che finisce con una fascinosa e vivace danza ungherese, nota per essere trascinante e dare avvio all'opera. Dutoit dirige con levità carezzevole ed armoniosa una partitura immensa nella sua ricchezza in quanto a sonorità e fraseggio. Faust, alla fine della sua vita, appare melanconico e Mefistofele ha gioco facile in questa Pasqua dove se "Cristo è risorto", Faust va ad illanguidire ricercando un'ultima chance alla sua vita devota al sapere. Il Coro è personaggio in quanto accoglie Faust quanto Margherita, ed i carmi di guerra, le forti parti percussive, la fuga sul tema della canzone di Brander, sono l'apice di una scrittura tutta devota a sottolineare i fuochi fatui che fanno perdere Faust in un momento di sogno che lo legano agli inferi. Meraviglia gotica la "cavalcata verso l'abisso" come l'apoteosi di Margherita

Voce eburnea e commovente quanto la parte quella di Marianne Crebassa per Margherita, e piena di colore: notevoli la chanson gothique "Le Roi de Thulé" e l'aria piu' celebre "L'ardente flamme".

John Relyea per me non ha bisogno di presentazioni: l'ho ammirato come Re Marke in Tristan, Sarastro nel Flauto magico, e lo stesso Mefistefele di Berlioz all'Opera di Roma (qui trovate una serie di nostri articoli con lui protagonista), grande fascino nella potenza e nell'espressività, beffarda e sinistra come vuole la sua parte diabolica. In particolare nelle arie "Une puce gentille" e "Voici les roses".

Julien Dran è un Faust che, leggero, firma il suo patto diabolico, mentre Brander piu' tardi, il bravo Jonathan Lemalu, rivelerà un apologo infernale. Nessuna salvezza se non per Margherita. L'aria di Faust all'inizio della terza parte "Merci, doux crépuscule" e "Nature immense",  romantico inno alla natura di Faust, sono meraviglie da riascoltare. 

Pubblico coinvolto e grande ovazione finale per Dutoit che ha condiviso gli applausi con Orchestra, Cori e solisti.

Opere e scene tratte dalla leggenda e mito di Faust

Faust è un dramma lirico in cinque atti composto da Charles Gounod tra 1839 e 1858 su di un libretto in lingua francese di Jules Barbier e Michel Carré tratto dal lavoro teatrale Faust e Marguerite di Michel Carré, a sua volta tratto dal Faust di Johann Wolfgang von Goethe.

La damnation de Faust (titolo italiano: La dannazione di Faust) è una composizione per soli, coro e orchestra di Héctor Berlioz, definita dall'autore una "légende dramatique". Il libretto fu adattato da Berlioz e Almire Gandonnière a partire dalla traduzione di Gérard de Nerval della prima parte del Faust di Goethe. La prima esecuzione fu a Parigi nel 1846.

Mefistofele di Arrigo Boito del 1868, opera in quattro atti, un prologo e un epilogo, scritta e composta ispirandosi al Faust di Goethe.

Schumann scrisse le Scene dal Faust di Goethe tra 1844 e 1853, in originale Szenen aus Goethes Faust, che è stata giudicata la sua opera drammatica di maggior levatura fra le sue composizioni. 

Pubblicato in: 
GN35 Anno XVIII 30 giugno 2026
Scheda
Titolo completo: 

Accademia nazionale di Santa Cecilia
Stagione sinfonica

11 GIUGNO ORE 20, 13 GIUGNO ORE 18, 15 GIUGNO ORE 20
Sala Santa Cecilia
 
Orchestra, Coro e Voci Bianche di Santa Cecilia
direttore Charles Dutoit
Margherita Marianne Crebassa mezzosoprano
Faust Julien Dran tenore
Mefistofele John Relyea basso
Brander Jonathan Lemalu basso

maestro del coro Andrea Secchi
maestra del coro di voci bianche Claudia Morelli
 
Héctor Berlioz La Damnation de Faust

Leggenda drammatica in quattro parti
Libretto di Hector Berlioz e Almire Gandonnière
da Johann Wolfgang Goethe tradotto in francese da Gérard de Nerval

Prima esecuzione in forma di concerto
Parigi, Opéra-Comique, 6 dicembre 1846
 
Sopratitoli a cura di Prescott Studio

Il concerto di lunedì 15 giugno è trasmesso in diretta da Rai Radio 3