- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Santa Cecilia. Les Musiciens du Louvre, i virtuosi diretti da Marc Minkowski
Il secondo appuntamento della Stagione di musica da camera dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, mercoledì 12 novembre scorso, ha visto ritornare dopo sei anni e trionfare Les Musiciens du Louvre diretti da Marc Minkowski, nell’esecuzione dei Concerti Grossi op. 3 di Georg Friedrich Händel.
Nella stagione in corso, una stagione di transizione certo, però un po’ di “aria nuova” si è notata, Massimo Biscardi, nuovo Presidente Sovrintendente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, non solo ha aumentato i concerti di musica da camera, ma ha anche dedicato una maggiore attenzione alla musica “antica” con la presenza di complessi come Les Musiciens du Louvre, che seguono da lungo tempo una prassi esecutiva “storicamente informata”, con strumenti e diapason opportuni. Ci auguriamo che questo non rimanga confinato all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ma che, nella Roma barocca, si estenda ad opera del Comune e di altre istituzioni nelle sedi opportune come: il Teatro Argentina, il Teatro Valle, ora in restauro o il teatro di Palazzo Altemps, anch'esso in restauro.
Tornando allo splendido concerto a cui abbiamo assistito, la nostra convinzione, che l’interpretazione della musica composta in epoche come il XVIII secolo vada affidata a persone che la conoscano approfonditamente e l’abbiano praticata a lungo, ha avuto una ulteriore e formidabile conferma. I Concerti Grossi op. 3 furono pubblicati da John Walsh nel 1734, attualmente si concorda che Händel non avesse avuto alcuna conoscenza iniziale della pubblicazione e Walsh, sfruttando il successo della pubblicazione dei Concerti Grossi op. 6 di Arcangelo Corelli (Fusignano 1653 – Roma 1713) nel 1714 ad Amsterdam, avesse riunito molte delle opere già esistenti di Händel, scritte tra il 1712 e il 1722 in diverse occasioni e per organici diversi, raggruppandole in sei "concertos".
Questi concerti, infatti nella loro eterogeneità solo i n.2 e n.3 seguono lo schema compositivo dei Concerti Grossi di Corelli, che Händel conosceva benissimo per la lunga frequentazione romana. Nel 1708 Corelli aveva anche diretto l’ampio organico dell’esecuzione dell’oratorio La Resurrezione, commissionata dal Marchese Francesco Maria Ruspoli e avvenuta nel suo palazzo di Roma. La versione che abbiamo ascoltato è basata sulla seconda pubblicazione con gli interventi correttivi dell’autore. L’eterogeneità dei brani racchiude una grande ricchezza nell’uso dei differenti strumenti usati dai Les Musiciens du Louvre oltre agli archi, al liuto e al clavicembalo ci sono stati i flauti (dolci in questo concerto), gli oboi, i fagotti e l'organo, che compare nel concerto n.6, tratto da un concerto per organo che Händel aveva impiegato come ouverture dell’opera Il pastor fido nel 1712.
Il compositore fu un grande virtuoso degli strumenti a tastiera, Minkowski che ha illustrato con spirito arguto i diversi brani in programma, a questo proposito ha ricordato che, del “Caro Sassone” così amato a Roma, il cardinale Pamphilj aveva detto che era: “un angelo, un giovinetto, che ha le ali sulle dita”, fu anche amico e mecenate e suo fu il libretto dell'oratorio Il trionfo del tempo e del disinganno. Les Musiciens du Louvre sono eccezionali virtuosi, l’hanno dimostrato sotto la guida di Minkowski, esaltando i diversi colori degli strumenti nel dialogo tra loro, seguendo le indicazioni ritmiche, agogiche e dinamiche che rendono cosi affascinanti le diverse soluzioni compositive, tra cui le fughe, i ritmi, anche puntati di stile francese e di danza, proposte da Händel.
Il numeroso pubblico presente ha accolto con applausi scroscianti il temine di ogni brano e con acclamazioni incandescenti la fine del concerto, che si è svolto senza intervallo. Questo ha provocaro l'esecuzione di due bis: il primo di Laurent Couson, compositore contemporaneo di musica per film (Claude Lelouch), a cui Minkowski ha chiesto di trascrivere per orchestra, in forma di Concerto Grosso, una musica che ha definito un po’ antica, mottetti, ma molto popolare della Scandinavia per voci femminili, che si è rivelata essere Gimme gimme,Give me a man, after midnight degli ABBA. Poi dopo aver vigorosamente affermato che c'è bisogno di cultura è stata eseguita l’entrata di Polimnia, musa del canto lirico e della danza, dall’opera Les Boréades di Jean-Philippe Rameau (1683 –1764), tutti e due i bis sono stati festosamente accolti dal folto ed entusiasta pubblico presente.



