Santa Cecilia. Yuja Wang, una cavalcata misterica su Barber e Prokofiev

Articolo di: 
Livia Bidoli
Yuja Wang

La pianista superstar, per come suona e per come si presenta sul palco, è tornata all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dopo ben 9 anni, l'ultima volta è stata nel 2017: Yuja Wang, cino-americana classe 1987, ha tenuto tre straordinari concerti il 5,6 e 7 marzo nella main Hall di Santa Cecilia sold out per i suoi concerti. A dirigere, il Maestro americano Eric Jacobsen per la prima volta nei concerti dell'Accademia.

In principio era Currentzis, che ha dovuto rinunciare ai suoi tre concerti per motivi di salute (o forse i voli aerei non erano così tranquilli nel sorvolo con lo scoppio della guerra in Medio Oriente...) ed è per questo che l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ringrazia Yuja Wang che ha eseguito ben due concerti per pianoforte, vestendo i panni di pianista e direttrice nella seconda parte della serata. 

New entry anche per questo concerto di Samuel Barber,  il Concerto per pianoforte, op. 38 che data 1962 e si porta benissimo i suoi 64 anni, con la sua verve ottimamente intepretata da Yuja Wang su una tastiera frizzante come il suo abitino alla Josephine Baker, ricco di paillettes e lunghi strali luccicanti ed argentei che ha fatto sobbalzare il pubblico composito della sala, arricchitosi di inattesi ospiti e facendo calare la media età del pubblico. 

Per questo concerto Barber ricevette il suo secondo premio Pulitzer, ad un anno dalla composizione, nel 1963, composto su commissione della casa editrice Schirmer per festeggiare il centenario di attività. Nella forma classica dei tre movimenti, il concerto sceglie un organico orchestrale ampio con legni, trombe, tromboni a tre, quattro corni e arpa. Pensato per il pianista John Browning, il terzo movimento fu dovutamente rimaneggiato su sua richiesta poichè giudicato ineseguibile, anche su consiglio di Vladimir Horowitz. In ogni caso, questo è un concerto del mistero: l'andamento è fluttuante, aperto, melodico, eppure sembra di essere sospesi quasi in un doppiosogno di schnitzleriana memoria, dove la realtà riluce a mezz'asta, come se ci guardasse dallo spioncino. Una promenade che nel primo movimento è semplicemente ipnotica, sia per la tastiera perlacea che fa risuonare Yuja Wang, sia per l'orchestra che segue perfettamente e sottolinea questo proseguire misterico. Quasi stessimo nel mezzo di una foresta appena obnubilata, dove si apre un cespuglio nel secondo movimento per farci ammirare uno spettacolo melodicamente drammatico ed estrinsecato in ben due movimenti che si allacciano per poi distendersi, a dipingere quell'Elegia (Elegy) del sottotitolo bilingue. Ravel e Poulenc fanno capolino in sottofondo, baluginando luci soffuse ed aprendo poi al terzo, difficoltoso movimento tutto giocato su evoluzioni timbriche. La chiosa è ritmica e con degli elementi quasi trascendentali (Day of Doom?), con tutto il suo spiccare coinvolgente che termina in un applauso eccitatissimo del pubblico tutto.

La mer di Claude Debussy, viene preannunciata da un’opera coeva Pelléas et Mélisande (1902) in cui si ha una prima stesura dei tre schizzi sinfonici terminati nel 1905. Il cappello è proprio l’alba, De l’aube à midi sur la mer, che richiama gli uccelli in volo a pelo d’acqua, una forza leggera li agita e gli fa cambiare continuamente traiettoria. Le percussioni incedono e rimestano turbamenti dei due giovani innamorati dell’opera, le trombe ed i tromboni declamano una vittoria del mare su sé stesso attraverso un’elevazione in stato di grazia. I giochi del vento e delle onde, Jeux de vagues, inondano di spruzzi di schiuma gli strumenti in una rosa di bagliori. La mer è la mère, la madre di tutto che dialoga con i suoi figli che siano pesci o uccelli trasportati dal vento. Gli uomini sono ancora lontani e l’oscurità del Dialogue du vent et de la mer apporta una coloritura grave che li inquieterebbe: il flettersi delle onde e lo schioppettare del vento, intreccia una litania onirica in re bemolle che definisce lo sfuggente sapore salato del mare, liberato dai giochi degli uomini, in dialogo con sé stesso ed i propri simili. 

Il Maestro Eric Jacobsen, nato nel 1982 a Long Island, ha dato una lettura molto vivace, soprattutto a livello percussivo, della partitura di Debussy. Attualmente è Direttore Musicale della Virginia Symphony Orchestra e della Orlando Philharmonic Orchestra, oltre ad essere co-fondatore e direttore artistico dell'orchestra da camera The Knights.

Se volessimo narrare del Concerto per pianoforte n. 2 in sol minore op. 16 di Sergej Prokofiev in termini cinematografici potremmo agevolmente parlare di un thriller con un omicidio efferato all'interno: lo stesso incipit, talvolta triste, ce lo racconta. L'andamento poi, ondivago, e riflessivo dell'Andantino-allegretto, ce lo conferma: un concerto "tagliato" sulla Wang, che perigliosamente e strepitosamente, lo affronta. Si, perchè riguardo alla destrezza, alla tecnica, alla cura pignola dei dettagli, cromatici, timbrici, coloristici, solo una geniale interprete come lei - uno dei suoi cavalli di battaglia - sa come sciorinarlo al pubblico in un impeto che non ha venìe per le pause.

Composto per l'amico suicida, il pianista Max Schimidthof, che aveva scelto lui per una lettera di congedo, Prokofiev ha scelto di dedicarglielo nel 1913: il trascinante e struggente memento elegiaco è ben presente fino al termine ed evoca battaglie intense ed interiori, le stesse che Prokofiev ha intrapreso affinchè la sua musica, giudicata "scioccante" per il pubblico di allora, venisse finalmente compresa appieno nei suoi picchi e nelle sue cadute, ritmicamente parlando.

Acclamata come una diva, quale è, sul piano e dalla bellezza esplosivamente empatica, Yuja Wang ha generosissimamente offerto ben 4 encores dopo aver suonanto e diretto Prokofiev con piglio magistrale: il primo è dedicato a Chopin, Valzer op. 64 n. 2 in Do diesis minore; il secondo dalla Sonata n. 7 in Si bemolle maggiore, op. 83 di Prokofiev; il terzo bis, molto riconoscibile, dalla Danza degli Spiriti Beati di Gluck, tratta da Orfeo ed Euridice, nella raffinata trascrizione per pianoforte del compositore italiano Giovanni Sgambati, che esalta la melodia originaria con una ricca tessitura pianistica. Il quarto bis è il Concert Etude, op. 40 no. 3 "Toccatina" di.Kapustin.

Pubblicato in: 
GN19 Anno XVIII 9 marzo 2026
Scheda
Titolo completo: 

Accademia Nazionale di Santa Cecilia 
Stagione sinfonica

GIOVEDÌ 5 E VENERDÌ 6 MARZO ORE 20, SABATO 7 MARZO ORE 18
Sala Santa Cecilia

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Eric Jacobson
pianoforte Yuja Wang

Barber Concerto per pianoforte e orchestra, op. 38
Debussy La Mer
Prokofiev Concerto per pianoforte n. 2

Encores

    Chopin: Valzer op. 64 n. 2 in Do diesis minore;
    Prokofiev: Sonata n. 7 in Si bemolle maggiore, op. 83;
    Gluck: Orfeo ed Euridice, Wq. 30: Dance of the Blessed Spirits "Melody" (Arr. Sgambati);
    Kapustin: Concert Etude, op. 40 no. 3 "Toccatina".