- Articolo di:Giulio Migliorini
Al Teatro alla Scala di Milano nel mese di febbraio la stagione d’opera 2025 - 2026 ha raggiunto il suo secondo titolo: Götterdämmerung, terza giornata dell’Anello del Nibelungo in un prologo e tre atti, libretto e musica di Richard Wagner, viene messa in scena per un totale di cinque rappresentazioni tra il 1° e il 17 febbraio, con direzione d’orchestra di Alexander Soddy e Simone Young, regia di David McVicar.
Sentimental Value. La casa dell'intimità
Il regista norvegese Joachim Trier, che ha un cognome di tutto rispetto poichè rimanda subito al regista danese Lars von Trier (il von è stato aggiunto per caso dal nonno mentre abitava in Germania per un fraitendimento sul nome, Sven), è giunto al suo sesto film dal titolo evidentemente dedicato ai flussi emotivi: Sentimental Value, qualcosa come "valore sentimentale". Il film è stato selezionato dalla Norvegia come candidato ufficiale agli Oscar per il Miglior Casting, la Miglior Fotografia e per il Miglior Film Internazionale, dopo aver vinto il Grand Prix a Cannes e le candidature ai Golden Globe e agli European Film Awards.
Con due attrici giovani e norvegesi come lui in ascesa, ovvero Renate Reinsve e Inga Ibsdotter Lilleaas, rispettivamente nelle parti delle due sorelle Nora e Agnes, introduce un campione d'incassi, dal punto di vista del botteghino e recitativo impeccabile come Stellan Skarsgård (svedese) nel ruolo principale del padre delle due sorelle ora adulte.
Con svariati flashback, a cominciare dall'infanzia in una tradizionale villetta norvegese dal tetto a punta, di legno rosso e verde e con gli interni in paquet chiaro, il film si trova incentrato, come un Bildungsroman che si rispetti - ovvero un romanzo di formazione, qui divenuto filmico - sull'agnizione dei protagonisti. Sorta di epifania rivelatrice di letture profonde dentro di sé, Carl Gustav Jung qui è di casa, termine che ripercorrerà tutto lo svolgimento in quanto simbolo di accoglienza, - anche Friedrich Nietzsche soleva ripetere nelle sue poesie (rare e illuminanti) nonchè nei suoi motti: "ognuno di noi ha bisogno di un luogo di accoglienza, è necessario a qualsiasi essere umano" -.
La casa dell'infanzia poi, se ripercorre le vicende dalla seconda guerra mondiale in poi, rivela qualcosa di ancora piu' oscuro, sui propri avi e su di sé. Le due sorelle saranno le viaggiatrici del tempo, che le unisce fin da piccole e ne rileva anche le assortite diversità: la prima ha formato una famiglia ed ha un figlio; la seconda fa l'attrice ed in qualche modo segue il percorso del padre che è un regista.
Altro bandolo della matassa è proprio il filo comunicativo, che tende a mancare in questo trio familiare, cui la musica fa da specchio, costruendo anche degli argini all'emotività.
La pellicola si gioca tutta sulle relazioni umane - il titolo è perfettamente calzante - e vira da vicino sulle espressioni degli occhi, del viso, le pose, tutto il resto è asciutto e secondario, proprio come lo è effettivamente per i popoli del nord che, al contrario di ciò che si pensa, sono razionalmente orientati a dare autentico valore ai sentimenti, e sono tutt'altro che freddi.
In questo panorama, Elle Fanning, che riveste il ruolo della nota attrice americana, asciuga anche lei il suo modo di recitare e si presenta ingenua ed autentica agli occhi della telecamera.
Certo è che i nomi anche sono un correlativo oggettivo molto pregnante: Nora, chiaramente rimanda alla pièce teatrale piu' celebre ed anticipatrice dell'emancipazione della donna firmata dal drammaturgo norvegese Henrik Ibsen, ovvero Casa di bambola, pubblicata nel 1879 e che aprì il dibattito in società su questo tema.
Il nome della sorella è altrettanto evocativo poiché è Agnes, ci viene in mente L'Agnese va a morire diretto da Giuliano Montaldo nel 1976 tratto dall'omonimo romanzo di Renata Viganò sulla Resistenza ed il ruolo di Agnese come partigiana.
Nel film abbiamo anche una mise en abyme che mette in scena quindi un rispecchiamento del film su sé stesso, e che ci consegna la chiave di volta di ciò che viene evocato sottilmente come valore sentimentale e che, non c'è dubbio, tutti riescono a riconoscere come proprio e ragione di senso.
La fotografia melanconica, sfuggente e fascinosa di Kasper Tuxen distende un velo ovattato su questi panorami scandinavi che rimandano continuamente all'elemento acqueo dei sentimenti e delle emozioni, punto rifulgente della pellicola.
La colonna sonora, raffinatissima, che passa da Nobody Knows di Pastor T. Barrett and the Youth for Christ Choir alla Sinfonia Fantastica di Schumann fino ai Preludi di Debussy, a Satie, ai Roxy Music (disponibile su Spotify nel link) ed ai New Order - una manciata di New Wave sofisticata - è di assoluto godimento ed ultimerei con una citazione dalla lirica del Pastore Barrett:
When you get lost (Glory)
That's all you got to say is glory (Glory).
Quando ti sei perduto, tutto ciò che devi dire è Gloria.


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