Zurigo Tonhalle. Il gioco cromatico di Krystian Zimerman

Articolo di: 
Giuseppina Rossi
Krystian Zimerman

Gli appassionati di musica italiani che vogliono ascoltare Krystian Zimerman – senza dubbio uno dei più grandi pianisti del nostro tempo – negli ultimi anni devono viaggiare. Dal 2019 – sono ormai sei anni – infatti, il pianista polacco e il suo inseparabile Steinway non valicano le Alpi.

Forse anche per questa lunga assenza dai nostri palcoscenici, al concerto tenuto da Zimerman il 15 Giugno al Grosser Saal della Tonhalle di Zurigo, durante l’intervallo, sulla bella terrazza vista lago, si sentiva parlare spesso italiano. Tutto sommato, dal Belpaese la capitale economica svizzera non è lontana. E qui Zimerman è di casa, in una comfort zone tutta sua, come si percepisce non appena mette piede sul palco.

Saluta, pare divertito e sorpreso di riconoscere qualcuno tra il pubblico. Nessuno fotografa, nessuno arriva in ritardo. La sala da 1400 posti, per la verità, non è nemmeno sold-out. Un’aria di normalità, insomma, per una serata che al contrario, ormai dovrebbe avere i contorni dell’evento, considerando che quello di Zurigo è stato uno dei soli quattro recital tenuti da Zimerman nel 2025, e che per il 2026, al momento, non sembra ce ne siano in calendario altri.

Bastano i tre Notturni di Fryderyk Chopin (op. 15 n. 2, op. 55 n. 2, op. 62 n. 2) in apertura di programma per ricordarci che il pianoforte di Zimerman non ha niente di ordinario. Piccoli universi sonori, mutevoli e instabili, increspati da un gioco cromatico incessante, attraversati da una tensione sottile e misteriosa trattenuta a stento: Zimerman li abita costruendo un suono denso, tridimensionale per profondità, spessore e dinamiche. 

Questa architettura sonora ha bisogno di svilupparsi in sale dall’acustica ben progettata: non a caso, come dichiarato da Zimerman in una recente intervista riportata nel programma di sala, in concerto non è solo lui a suonare il pianoforte, ma la sala contribuisce per il 50%.

Ancora più evidente il movimento delle masse sonore nello spazio è nella monumentale Sonata in fa diesis minore op. 2 di Johannes Brahms. Scritta a vent’anni (1853), dedicata a Clara Schumann, è un atto di audacia ed una dichiarazione d’intenti. Brahms vi fonde rigore formale e slancio romantico, tra echi di Beethoven e chiaroscuri schumanniani. Spesso giudicata eccessiva, ridondante, più brillante che profonda, Zimerman al contrario ne rivela la straordinaria coerenza formale — la struttura ciclica, i rimandi interni, l’equilibrio dei pesi — senza mai sacrificare l’urgenza espressiva.

Anche alla Tonhalle – come in altre occasioni davanti all’op. 2 - Zimerman si è tuffato a capofitto - senza quasi lasciare terminare gli applausi per il brano precedente - sulle ottave a due mani che aprono l’Allegro non troppo ma energico e tra le montagne russe del primo movimento tra crescendo spaventosi, ritardando che nel giro di una battuta diventano accelerando, indicazioni di agogica che spazzano la partitura in men che non si dica, da dolce a furioso. 

L’Andante con espressione, cuore lirico dell’opera, Zimerman lo suona con intimità raccolta, senza mai indulgere nel sentimentalismo. Il tema — tratto da una poesia di Sternau — è reso come una voce interiore, con un fraseggio ampio e attento al respiro. Dopo lo Scherzo, dalla vitalità nervosa, a tratti beethoveniana, nell’ultimo movimento, l’Allegro non troppo e rubato - che si dispiega tra una solennità quasi religiosa e slanci rapsodici - Zimerman ha scelto inaspettatamente di non eseguire il ritornello dell’Esposizione. Una sforbiciata che forse suona come un’affettuosa tirata d’orecchie al giovane Brahms, troppo prolisso? Chissà. 

Quel che è certo è la predilezione – che risale quasi agli esordi della sua carriera – del pianista polacco per Johannes Brahms, in particolare per le opere giovanili. A lungo ha portato in tournée il Concerto op. 15 per pianoforte e orchestra, mentre le Sonate op. 2 e 3 sono diventate capisaldi del ristretto repertorio che sceglie di eseguire in pubblico, senza dimenticare la recente registrazione per Deutsche Grammophon dei Quartetti per pianoforte e archi n. 2 op. 26 e n. 3 op. 60.

Ad aprire la seconda parte del programma dopo l’intervallo, le Estampes (1903) di Claude Debussy, raccolta di tre quadri musicali della maturità del compositore francese. Fin dal primo quadro, Pagodes, Zimerman sembra non indulgere nelle sonorità brillanti e terse, sfoggiate in altre recenti esibizioni e spesso associate al brano – forse poco adatte all’acustica della sala? – per spostare l’attenzione invece su sfumature timbriche che nella partitura evocano un Oriente sognato, che emerge da nebbie lontane; così pure l’habanera accennata nella Soirée dans Grenade, sembra una melodia che si perde nel ricordo, immersa nella densa e afosa aria estiva di Granada, prima di essere spazzata via dall’acquazzone liberatorio dei Jardins sous la pluie, che chiude il trittico.

Ultimo brano in programma, le Variazioni op. 10 su un tema popolare polacco di Karol Szymanowski, composte tra il 1900 e il 1904, rappresentano la prima grande affermazione del compositore nel repertorio pianistico: una pagina ampia e ambiziosa, articolata in dieci variazioni che esplorano una vasta gamma di scritture, caratteri e atmosfere, tra echi tardo-romantici e suggestioni impressionistiche. Zimerman, che da anni si impegna a valorizzare il repertorio pianistico di Szymanowski, le affronta con autorità assoluta ed ascoltarle dal vivo è sempre un’esperienza memorabile, che da sola vale il viaggio. Particolarmente impressionante l’Ottava variazione, Marcia funebre, in cui l’effetto di “spazializzazione del suono” ottenuto da Zimerman con il suo pianoforte, raggiunge livelli inimmaginabili: all’inizio si ha l’impressione che il suono provenga addirittura da una sala attigua – con i bassi pesanti, profondissimi – per poi avvicinarsi sempre più, diventare gigantesco e allontanarsi di nuovo pian piano.

La Decima e ultima variazione (Allegro vivo, Trionfando), che chiude il concerto, Zimerman l’ha affrontata come ogni volta a perdifiato: un bolide lanciato a tutta velocità tra contrasti timbrici e dinamici esasperati e picchi di vertiginoso virtuosismo domati da par suo. 

Applausi entusiasti e lunga standing-ovation ma nessun bis. Non resta che aspettare che il pianista polacco riappaia in qualche dove, magari a Roma, dove dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia pochi giorni fa è stato nominato Accademico Onorario.

Pubblicato in: 
GN34 Anno XVII 7 luglio 2025
Scheda
Titolo completo: 

ZURIGO - TONHALLE, GROSSER SAAL

15 GIUGNO 2025

Krystian Zimerman pianoforte

Fryderyk Chopin Notturno in Fa diesis maggiore op. 15 n. 2
Notturno in mi bemolle maggiore, Op. 55 n. 2
Notturno in mi maggiore op. 62 n. 2

Johannes Brahms Sonata per pianoforte n. 2 Fa diesis minore op. 2

Claude Debussy
«Estampes»

Karol Szymanowski Variazioni in si minore su una melodia popolare polacca op. 10 per pianoforte