- Articolo di:Livia Bidoli
L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è giunta, grazie alla direzione ed allo sprone musicale del Maestro Daniel Harding, a Siegfried, seconda giornata della tetralogia wagneriana di Der Ring des Nibelungen (L'anello del Nibelungo). Cast d'eccellenza, con Siegfried interpretato dal tenore americano Clay Hilley e Wotan da Michael Volle; Brünnhilde da Elisabet Strid e Mime da Wolfgang Ablinger-Sperrhacke. Nelle tre serate del 21, 24 e 27 ottobre scorso, la Sala Santa Cecilia è stata penetrata da un intenso e vasto stuolo di wagneriani.
Santa Cecilia. L'Annunciazione di Siegfried
L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è giunta, grazie alla direzione ed allo sprone musicale del Maestro Daniel Harding, a Siegfried, seconda giornata della tetralogia wagneriana di Der Ring des Nibelungen (L'anello del Nibelungo). Cast d'eccellenza, con Siegfried interpretato dal tenore americano Clay Hilley e Wotan da Michael Volle; Brünnhilde da Elisabet Strid e Mime da Wolfgang Ablinger-Sperrhacke. Nelle tre serate del 21, 24 e 27 ottobre scorso, la Sala Santa Cecilia è stata penetrata da un intenso e vasto stuolo di wagneriani.
L'atmosfera lugubre delle prime note prepara subito alla potenza di ciò che verrà poi. Siegfried è travolgente a livello orchestrale: le parti delle percussioni, che imitano l'incudine di Mime, sono il la alla battaglia che già sappiamo avverrà poi tra l'Eroe ed il gigante mutato in Drago, ovvero Fafner. L'Abisso oscuro generato dalla rapina dell'Oro del Reno per la cupidigia e la brama di potere, i tradimenti, l'astuzia, i tranelli tra il Nibelungo Alberich e gli Dei del Valhalla hanno messo in moto un processo inarrestabile che detterà la loro fine nell'ultimo capitolo del Götterdämmerung (Crepuscolo degli Dei).
Siamo nell'antro-fucina di Mime, il sinuoso e serpentesco Wolfgang Ablinger-Sperrhacke: Mime è guizzante sia nel suo muoversi sia nella sua vocalità. Appare subito Siegfried, un adolescente un pò bullo che tiranneggia Mime: il confronto tra Mime e Siegfried e il dialogo sono una delle parti più divertenti di questa seconda giornata dell'Anello dei Nibelunghi soprattutto nella versione di Vincent Huguet che, con i costumi di Edoardo Russo prodotti dalla ditta Tirelli Trappetti, ha mutato il nano astuto in un Frate Carmelitano Scalzo che si agita, salendo e scendendo le scale del suo pertugio da fabbro. E ricordiamo quanto il fabbro sia al centro della fusione alchemica, quella che traduce i metalli impuri in nobili come l'oro. La rifulgenza della fucina quindi è l'atrio alla trasformazione dello stesso Eroe nibelungico senza mascchia e senza paura, nel fabbricatore (o Architetto) della sua Spada, Nothung (ciò che è necessario traduce dal tedesco), che gli farà sconfiggere il drago Fafner, come un novello San Giorgio che trafigge il drago (il grande drago rosso dell'Apocalisse). Il tenore statunitense Clay Hilley è un Siegfried che tutti vorremmo riascoltare: brillante Heldentenor con un registro medio brunito, radioso e svettante con una emissione quasi baritonale nei gravi. Da brividi l'aria dedicata a Nothung "Neidliches Swirt" (Invidiata spada).
L'ambientazione rinascimentale, a cura di Pierre Yovanovitch, ubica la scena tra un castello e la foresta, a, si arricchisce di un guado-confine di scale dalla quale spunta Fafner, la potente emissione del basso-baritono wagneriano Falk Struckmann fa rabbrividire dalla possanza e dalla gravità espressiva, nel suo costume "umano" (è un vecchio gravato dagli anni che si muove a malapena) pesante e dal copricapo slavo, come i boiardi russi. La voce di Alberich, ha il timbro grave e ben chiaro del baritono tedesco Wolfgang Koch; Anna Kissjudit è Erda coi suoi timbri ben impostati e dalla trasparenza ineccepibile nella voce, che ricorda la genesi della figlia prediletta di Wotan, ovvero Brünnhilde, l'unica ad aver interpretato il desiderio segreto di Wotan per la salvezza di Siegfried, e costretto a condannarla ad essere prigioniera tra le fiamme di una roccia finchè l'Eroe puro (che quasi le è figlio putativo) la salvi dalla damnatio eterna. A proposito di Wotan, Michael Volle è vestito tutto di bianco come un alto prelato con in mano una croce astile (ain luogo della lancia) sulla quale si sorregge, e che verrà spezzata da Siegfried. La perfezione di Volle nell'interpretazione è data sia dalla bella voce virile e la limpidità del fraseggio, che manifesta una maestosa interiorità, come pretende il personaggio del Wanderer (Viandante con l'occhio solo, accecatosi per ottenere di poter bere alla fonte della saggezza).
L'uccello del bosco (Wald Vogel), interpretato dalla delicata, variopinta voce melodiosa di Lysa Menu, è un tutt'uno col suo costume da Arcangelo Gabriele tinto di rosa nell'abito e nelle ali, queste cangianti tra azzurri ottanio, bruniti di rosso, e oro, che sono una chiara dichiarazione di appartenenza agli omonimi angeli di Beato Angelico (Annunciazione del 1440-1450, conservata al Museo di San Marco a Firenze) e Frà Filippo Lippi (1445-1450, visitabile nella Galleria Doria Pamphili di Roma). Quindi l'Uccello/Angelo "annuncia" a Siegfried la presenza di Brünnhilde addormentata sulla rupe circondata dal fuoco e lo guida verso di lei.
Il Maestro Harding durante l'intera durata del dramma musicale wagneriano, sottolinea ogni singolo momento sonoro, offrendo toni che sembrano luci colorate per l'incontro nel bosco, percussioni potenti per il forgio della spada e una linea romanticissima e melanconica per il glorioso Siegfried-Idyll, che vede coinvolti una Elisabet Strid dalla voce acuta e sostenuta, dal fraseggio ricco e struggente per un incontro d'amore che vedrà il suo compimento nella trascendenza terminale dell'ultima giornata.
La piramide-tumulo dalla quale esce la nostra Valchiria Brunilde vestita da suora in nero prima che Siegfried le tranci l'armatura e lo scudo che la proteggono dentro il sarcofago di Romolo e Remo (!), sembra un rimando alla Tomba del Canova nella Basilica di Santa Maria dei Frari a Venezia.
Nell'allestimento si passa da un mondo pagano ad uno cristiano in modo magniloquente però non è molto chiara l'evoluzione dalla ermeneutica romana nell'allestimento della Valchiria da parte dello stesso team, fino ai "sotterranei" o castelli putativi del Vaticano
Ultima recita per Carlo Maria Parazzoli, primo violino dell'Accademia, che ha suonato con grande incisività e travolgente immersione, applaudito a gran voce dall'intero pubblico di abbonati e non. Ripetuti applausi per la concertazione musicale del M° Harding e per il cast vocale d'eccellenza hanno tripudiato entrambi.



