- Articolo di:Livia Bidoli
L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è giunta, grazie alla direzione ed allo sprone musicale del Maestro Daniel Harding, a Siegfried, seconda giornata della tetralogia wagneriana di Der Ring des Nibelungen (L'anello del Nibelungo). Cast d'eccellenza, con Siegfried interpretato dal tenore americano Clay Hilley e Wotan da Michael Volle; Brünnhilde da Elisabet Strid e Mime da Wolfgang Ablinger-Sperrhacke. Nelle tre serate del 21, 24 e 27 ottobre scorso, la Sala Santa Cecilia è stata penetrata da un intenso e vasto stuolo di wagneriani.
Voyeurs al Teatrosophia, per la regia di Mauro Toscanelli
Per un attore e regista teatrale di talento, votato inoltre a sperimentare e ibridare le forme ponendo sovente in evidenza l'elemento musicale, quale senz'altro è Mauro Toscanelli, il Teatrosophia di Roma è da tempo la fucina ideale per mettere in scena determinati spettacoli. Lo ricordiamo ad esempio nel maggio 2025 alle prese elegantemente – ma al contempo visceralmente – con una figura leggendaria della musica italiana, Mia Martini, posta al centro di Questi miei pensieri - Tributo a Mimì, intensa rappresentazione teatrale che lo vedeva vestire simultaneamente i panni di regista, attore e cantante; accompagnato, per l'occasione, da altri due valenti musici: Andrea Causapruna (chitarra e percussioni) e Andrea D’Amico (tastiera e percussioni). Su quel palco così intimo, cui si accede scendendo qualche scaletta, lo abbiamo visto portare ora una pièce di Luigi Amendola, Voyeurs, di cui ha curato solo la regia. Ma con un curioso, interessante retroscena, confessatoci dall'artista stesso: proprio quel testo lo aveva già affrontato, come interprete, parecchi anni fa. Corsi e ricorsi storici, volendo.
Il Voyeurs messo in scena con maestria da Toscanelli dal 22 ottobre al primo novembre non è soltanto uno spettacolo corale, in cui ciascuno degli attori (gli ottimi Fabio Fantozzi, Masaria Colucci, Francesco Perinelli, Titti Cerrone, Massimo Napoli, Adriano D’Amico, Roberta Bobbi e Valentina Rancini) rappresenta degnamente una porzione di mondo, ma anche un esempio di interazione collettiva, potente, con un “fuori campo” decisamente oppressivo e angosciante. Il che assicura anche alla rappresentazione quel timbro cinematografico risultante da diversi altri accorgimenti, compreso l'utilizzo di una musica che a tratti è diegetica (riferibile pertanto ai suoni che realmente percepiscono i personaggi sul palcoscenico) e altre volte extradiegetica, di commento magari a un loro stato emotivo.
Ma qual è la presenza/assenza, posta fuori campo e perciò in qualche modo oltre la quarta parete, verso cui sono proiettati gli sguardi dei protagonisti? Una persona sul punto di suicidarsi, traballante sul cornicione di un palazzo. Ad osservarlo da lontano più per curiosità che facendo trasparire la giusta preoccupazione è un plotoncino di passanti, assembratosi poco alla volta in strada. Sono diversi e tutti rappresentativi di una New York (o comunque di una metropoli americana) anni '90. Dal clochard ubriacone all'anziana che ostenta buone maniere, dalla “passeggiatrice” al cinico giornalista (forse una delle figure più attuali), il cui anteporre lo “scoop” a qualsiasi intento solidaristico non può non ricordare, a qualsiasi cinefilo, un classico come L'asso nella manica (1951) di Billy Wilder.
Vien da sé che nel puntare i riflettori sull'indifferenza, sulla falsità degli scrupoli e sulla mancanza di reale empatia percepibili, in varia misura, nei testimoni del dramma incombente, il testo di Luigi Amendola si dimostra ancora oggi spaventosamente attuale. Oltre poi che nello scegliere gli interpreti, tutti incredibilmente aderenti al proprio ruolo, Mauro Toscanelli ha saputo dare qui il meglio proprio nell'imbastire intorno alla loro presenza una serie di confronti sempre più serrati, urticanti, dove anche l'ascolto delle reazioni degli altri dichiara qualcosa – non positivo, generalmente – del proprio animo e del proprio rapporto con una comunità in cui tutti agiscono come monadi.
Il ritmo deciso della narrazione e le prossemiche così attente, in uno spazio tendente all'essenziale ma con qualche gustosa invenzione scenografica dalla sua, fanno sì che lo spettatore possa scandagliare con gusto ciò che si annida nel carattere di ciascun personaggio.



