- Articolo di:Giulio Migliorini
A Bergamo, nella seconda parte del mese di novembre, ha luogo il prestigioso Festival Donizetti, con la rappresentazione di alcune opere ogni anno, accanto al recupero di pezzi musicali sconosciuti, in diverse sedi. In questo caso si trattava de Il Campanello e di Deux hommes et une femme, il 15 novembre scorso con il baton di Enrico Pagano e la regia di Stefania Bonfadelli. Il turista che vuol godere della buona gastronomia non manca di servirsi nei numerosi negozi e alle bancarelle, che si trovano tanto nella città alta quanto al mercatino di Natale nei pressi della Stazione. Il turista che vuol poi coniugare tali prelibati incontri con la “Luce di quest’anima”, intesa come godimento dell’anima, si reca a teatro e tende le orecchie, si mette ad ascoltare, cerca di comprendere, di entrare nelle storie che vengono messe in scena.
Modena. Nabucco postmoderno diretto da Zanetti
Al Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena, venerdì 24 ottobre, la prima di Nabucco di Giuseppe Verdi ha riscosso un acceso successo, il folto pubblico accorso ha applaudito a scena aperta e a fine spettacolo, i protagonisti sono stati lungamente acclamati, ma la regia di Federico Grazzini è stata vivacemente contestata. Massimo Zanetti ha diretto l’Orchestra Filarmonica Italiana e il Coro Lirico di Modena, ben preparato da Giovanni Farina. Il cast ha presentato nei ruoli principali: Fabian Veloz, Nabucco, Marta Torbidoni, Abigaille, Riccardo Zanellato, Zaccaria, e Matteo Desole, Ismaele. L’opera ha avuto due repliche il 25 e il 26 ottobre, questa recita è stata trasmessa in streaming, ancora disponibile su you tube.
Nabucco, nato con il titolo di Nabucodonosor, è un dramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera, tratto dal dramma omonimo di Anicète Bourgeois e Francis Cornue, fu rappresentato per la prima volta al Teatro alla Scala il 9 marzo 1842 e fu il primo vero successo di Verdi, solo otto recite a fine stagione, ma poi alla ripresa autunnale stabilì il record di cinquantasette repliche Fu l'impresario Merelli ad insistere affinché mettesse in musica il libretto e per il compositore fu la rivincita dopo l'insuccesso di Un giorno di Regno e il dolore per la morte della moglie e dei due figli.
Nabucco non è un opera che Verdi scrisse con intenti risorgimentali, infatti reca la dedica, a S.A.I la Serenissima Arciduchessa Adelaide d’Austria, così come la successiva opera, I Lombardi alla prima Crociata è dedicata a Maria Luigia D'Austria, duchessa di Parma, di cui il musicista era suddito. I cori Va’, pensiero, dal Nabucco, e O Signore, dal tetto natio, dai Lombardi, furono interpretati in senso risorgimentale dal pubblico del tempo.
Verdi fu accolto nei salotti aristocratici milanesi, in particolare quello della contessa Maffei, con cui iniziò a una lunga e profonda amicizia, fu la sua frequentazione che progressivamente sensibilizzò il giovane compositore, che aderì al movimento risorgimentale. L'opera con un contenuto veramente risorgimentale è La battaglia di Legnano che debuttò a Roma il 27 gennaio 1949, pochi giorni dopo le elezioni dei deputati all'Assemblea Costituente (21-22 gennaio), che proclamò ufficialmente la Repubblica Romana il 5 febbraio.
Tornando al Nabucco l'argomento, ispirato ad un celebre episodio biblico, non era consueto in quel momento ed ebbe come modello il Moïse et Pharaon ou Le Passage de la Mer Rouge di Gioachino Rossini, già circolante nella traduzione italiana di Calisto Bassi. Verdi, infatti, ebbe una sincera ammirazione per il grande pesarese e, alla sua morte, propose quella Messa di Requiem, che poi per diversi motivi non andò in porto.
Il soggetto è noto; Nabucco sconfigge gli ebrei e li deporta a Babilonia. Qui, durante l'assenza del sovrano, Abigaille approfitta del rinvenimento del documento, che prova che è una schiava adottata dal re e non sua figlia, e della corona, offertale dal Gran sacerdote di Belo che vuole opporla a Fenena, vera figlia di Nabucco, rea di essersi convertita all'ebraismo. Arriva inaspettatamente il re, che furioso si riprende la corona e si proclama dio. Un fulmine gli strappa la corona facendolo diventare folle. Abigaille con l'inganno fa firmare a Nabucco, non solo la condanna a morte degli ebrei, ma anche quella di Fenena, a nulla servono le preghiere del re per salvare la figlia. Nabucco vede il corteo dei condannati e allora disperato prega il dio degli ebrei, riacquista la ragione e con i soldati rimasti fedeli, salva la figlia, benedice le sue nozze con Ismaele e libera gli ebrei.
Fin dall'inizio dell’opera si nota che, rispetto al modello del Moïse, la drammaturgia musicale è profondamente diversa, c'è una trascinante concitazione e una originale capacità di sintesi che permettono di rappresentare efficacemente i conflitti e gli stati d'animo dei personaggi.
Il coro in quest'opera è un vero e proprio personaggio, ha un peso nello svolgimento del dramma e un'attenzione musicale specifica, nella scena, che chiude la terza parte, il Và pensiero, che Rossini acutamente definì “una grande aria cantata da soprani, contralti, tenori, bassi”, ne è un esempio celeberrimo, ed è conclusa dall’intervento pugnace di Zaccaria Oh chi piange? a cui si unisce il coro. Alla prima fu però bissato il coro Immenso Jehova, pagina di forte impatto drammatico.
L’introduzione all’aria Vieni, o Levita! è affidata ai sei violoncelli, un raffinato brano cameristico, ispirato probabilmente al brano di apertura dell’Ouverture del Guillame Tell rossiniano, che anticipa altre future introduzioni, come quella della celeberrima aria di Filippo II, Ella giammai m’amò! Nel Nabucco emergono già prepotentemente alcune caratteristiche che contraddistinguono il giovane Verdi, la stretta aderenza della musica alla drammaturgia, essenziale e incalzante, che si esprime attraverso le passioni conflittuali dei protagonisti.
Il coro è uno dei protagonisti fondamentali e il Coro Lirico di Modena, ben preparato da Giovanni Farina, ha ben sostenuto il suo ruolo, efficace nelle diverse funzioni drammatiche che gli affida Verdi, notevole il lungo, diafano, etereo pianissimo che ha concluso il Và pensiero. L’esecuzione musicale dell’Orchestra Filarmonica Italiana è stata uno dei punti di forza, il livello si è potuto apprezzare in quei brani in cui le singole parti o i gruppi strumentali sono in rilievo. Ha ben risposto alle indicazione della direzione di Massimo Zanetti, che ha voluto incentrare la sua visione interpretativa con tempi molto veloci e con un ritmo frenetico, vorticoso per mettere in rilievo l’incalzare dell’azione, ne hanno sofferto la cantabilità e il respiro della frase musicale.
Fabian Veloz ha sostenuto il ruolo del titolo, in quest'opera, in cui si delinea il baritono come voce prediletta del compositore. Fabian Veloz ha un bel timbro vocale e, anche se in alcuni momenti non è parso a suo agio, si è ben calato nella parte, come nell'inconsueto finale della seconda parte, in cui invece della stretta, Verdi creò l'aria della follia, un andantino sottovoce e cupo, un brano espressivo che ha un forte impatto drammatico e richiede grande capacità di interpretazione.
Marta Torbidoni, soprano, si è calata nel ruolo di Abigaille con sicura disinvoltura interpretativa e scenica, il personaggio è il prototipo di molte eroine verdiane, donne decise, passionali e volitive, che si pongono alla pari rispetto agli uomini e portano il loro agire fino alle estreme conseguenze. All'interprete è richiesta una ottima padronanza belcantista, necessaria soprattutto per le agilità di forza, che la Torbidoni possiede insieme a una emissione limpida, acuti squillanti, una dizione chiara ed espressiva e una vocalità morbida, che ha esibito nella scena che apre la seconda parte e nel finale.
La voce bronzea, dotata di gravi corposi e perentori, l’emissione sicura, l’esperienza interpretativa e la padronanza scenica di Riccardo Zanellato sono stati i punti di forza per rendere l’autorevolezza di Zaccaria. Chiara Mogini possiede una emissione limpida, una morbida e luminosa voce sopranile, che, ha saputo usare con sicurezza a per delineare Fenena. Matteo Desole è stato un efficace Ismaele, ha bel timbro tenorile e si è ben disimpegnato, Laura Fortino dotata di una squillante voce di soprano si è ben disimpegnata sia vocalmente che scenicamente come Anna, bene Lorenzo Mazzucchelli come Gran Sacerdote di Belo e Saverio Pugliese come Abdallo.
La regia di Federico Grazzini ha proposto il tema ricorrente degli oppressi e degli oppressori, i primi caratterizzati da costumi e colori che evocavano Il quarto stato di Pellizza da Volpedo, mentre i secondi erano in uniformi nere, che richiamavano un po’ i nazisti, un po’ le forze imperiali di Guerre stellari; altra citazione, la corona di Nabucco ricordava quella di Sauron, il signore degli anelli. Abigaille si impadroniva della corona non grazie a un fulmine ma di sua mano con una “mazzata“ da lei data a Nabucco, mentre alla fine la conversione di Nabucco veniva celebrata con una luce dal “cielo“. Niente di nuovo o di scandaloso: solo un déjà-vu.
Scroscianti applausi sono stati rivolti a tutti gli interpreti ma non al regista.



