- Articolo di:Giulio Migliorini
La grande orchestra sassone si esibisce al Filarmonico di Verona davanti al pubblico delle grandi occasioni in una sala gremita. Dopo la Sesta di Mahler, ascolto nella sera di mercoledì 9 settembre alle ore 20:30 un programma ottocentesco, che spazia amorosamente dal classicismo beethoveniano al tardo romanticismo e al simbolismo dell’ultimo quarto del secolo diciannovesimo. Tra il 1805 del quarto concerto beethoveniano e il 1905 della sesta sinfonia di Mahler (perfezionata poi fino al 1907), in due giorni la Sächsische Staatskapelle Dresden porta a Verona una magnifica regata, un centennio di musica e sentimenti.
80° Lirico Sperimentale “A. Belli”. La nevrosi di Una promessa infranta
Il secondo titolo proposto in questa Stagione è stato Una promessa infranta, una nuova commissione dallo Sperimentale a Federico Gardella, che è andata in scena in prima assoluta con grande successo al Teatro Caio Melisso il 21 agosto, con repliche il 22 e 23.
È un’opera da camera su libretto di Cecilia Ligorio, cui è stata affidata anche la regia con le scene e le luci di Alberto Favretto e i costumi di Clelia De Angelis. Mimma Campanale ha diretto i Solisti dell’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani e un cast di giovani cantanti provenienti dalla formazione dello Sperimentale: Benedetta Grassi, Emma Alessi Innocenti e Paolo Mascari, mentre Gianpiero Delle Grazie e Nicolò Sasso provengono dalle libere audizioni. Il presente articolo si riferisce alla recita del 21 agosto.
In questa sua seconda opera Federico Gardella ha continuato la fruttuosa collaborazione con Cecilia Ligorio, che era iniziata , grazie a una intuizione di Mauro Montalbetti, con Else, opera tratta dalla novella Fräulein Else di Arthur Schnitzler e andata in scena per la prima volta al 46°Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano.
L’argomento di Una promessa infranta è basato all’omonimo racconto di Lafcadio Hearn (1850-1904), tratto dalla raccolta Ombre giapponesi (Adelphi, 2018), che si ispirò all’antichissima tradizione delle storie di fantasmi, i Kwaidan. La vicenda narra della promessa, poi non mantenuta, di non risposarsi fatta alla moglie morente da un samurai. Per comune accordo tra musicista e librettista non c’è nessuna ambientazione esotica, affinché la storia abbia una dimensione più universale e possa maggiormente coinvolgere il pubblico.
La vicenda è psicologica, è il conflitto interiore che travolge la parte razionale del marito, che, in preda al rimorso, è sopraffatta dai mostri, i fantasmi dell’inconscio che cerca invano di soffocare e che lo distruggono. Tutto inizia dalla morte della moglie amatissima a cui fa la promessa di non risposarsi. La mancata elaborazione del lutto lo trascina a portare il senso di colpa nel nuovo matrimonio. Il nuovo rapporto diventa tossico, a tre, e la moglie morta diventa un incubo che l’uomo non vuole vedere, cerca di rimuovere, ma che trasmette anche alla nuova sposa diventando un’ossessione sempre più presente.
L’opera è articolata in un prologo e otto scene, che si susseguono con ritmo serrato anche se non cronologicamente, infatti nella prima c’è l’incontro trai due custodi, il secondo, fuggito all’epoca del dramma, è ritornato dopo vent’anni. Nelle successive sei scene inizia in flash-back lo svolgimento del dramma, nella seconda la nuova moglie percepisce una presenza inquietante e, spaventata, lo dice al marito, che tenta di rassicurarla. Un ulteriore flash-back domina la scena successiva, il marito rivive il momento del giuramento alla prima moglie.
Poi ritornando al momento dello svolgimento del dramma c’è l’amplesso tra la seconda moglie e il marito, che viene interrotto dal custode perché l’uomo deve partire e affida la donna al custode.
Nella quinta scena c’è il violento scontro tra la donna e il fantasma della prima moglie, nella sesta torna il marito e la moglie terrorizzata vuole andarsene, ma l’uomo rifiuta di credere alla presenza del fantasma. Alla fine nella settima l’uomo è costretto a rendersi conto della presenza sempre più invadente dello spettro e per liberarsene l’uomo vuole uccidere il fantasma da lui creato. Nel delirio uccide la moglie e, sopraffatto dal senso di colpa, si impicca all’albero di ciliegio che aveva piantato insieme alla prima moglie, che viene evocato in tutte le scene salvo la quarta. Il colloquio tra i due custodi si conclude nell’ottava scena quando commentano i fatti accaduti venti anni prima. Nel prologo si ascoltano due voci femminili o forse una che cantano un motto che verrà ripetuto alla fine a chiudere il cerchio ma a tre, perché si aggiunge la voce dell’uomo.
Piangi.
Ma i ciliegi sono in fiore. Piangi, amore.
E io rimango. Ridi, amore. E io rimango
Gardella ha previsto una piccola orchestra formata da cinque archi, cinque fiati e le percussioni e cinque voci: soprano, mezzosoprano, tenore, baritono basso, a queste voci che si esprimono anche con il parlato, si aggiungono anche quelle degli orchestrali che, senza suonare, sussurrano con voci soffocate alcune parole pronunciate dal fantasma. Sono suoni creati per accentuare l’atmosfera inconscia, un incubo che pervade l’intera vicenda, significativi i silenzi, i sospiri, i respiri, non solo dei personaggi ma anche degli orchestrali.
Gardella ha il grande pregio di instaurare un rapporto profondo con il testo, riuscendo a esprimere l’indicibile sotteso dalle parole, il mezzo come ha affermato il compositore è : «Mai avrei immaginato di comporre un’opera sui fantasmi, ma col tempo mi sono accorto che la musica che scrivevo mi chiedeva di esplorare la parte più silenziosa del suono. E più il suono diventava invisibile, più emergeva un’altra dimensione di ascolto, più personale, più autentica. Siamo abituati a considerare musica tutto (o quasi tutto) ciò che si ascolta, tutto ciò che appartiene al dominio dell’udibile. Sempre più spesso, invece, la mia musica si occupa dell’inudibile, di ciò che non si può ascoltare, di ciò che rimane sommerso.»
L’uso degli strumenti rende evidenti le situazioni, le percussioni predominano nello scontro tra le mogli, la voce della prima moglie, mezzosoprano, si rispecchia nel suono del flauto in sol (contralto), il suo suono scuro, inquietante accentua la minaccia nello scontro tra le due mogli, mentre la seconda, soprano, si riflette nel timbro scuro del contrabbasso a rappresentarne il panico. Il suono ricorrente del crotalo, presenza inquietante e angosciosa, evoca la consuetudine, nata per la diffusa paura della morte apparente dopo una epidemia di colera, avvenuta tra il XVIII e il XIX secolo, di porre all’esterno delle bare una campanella legata a un filo fissato alla mano del defunto che risvegliandosi poteva avvisare che era vivo.
Mimma Campanale, è stata una interprete lucida e appassionata della composizione, manifestata nella sua disamina della partitura scritta nel programma, ha diretto con notevole sensibilità e concentrazione gli orchestrali, facendo emergere ogni sfumatura dei ritmi e dei colori dei suoni diversi che formano la struttura della vicenda, ha posto anche attenzione alle voci dei protagonisti affinché avessero il coerente risalto nello svolgimento.
Dopo il libretto Cecilia Ligorio ha firmato la regia, in conferenza stampa ha affermato che la regia non si può basare solo sul testo perché c’è la musica che contiene ciò che le parole non possono esprimere. Per questo motivo il suo lavoro è stato impegnativo, già detto non c’è una ambientazione esotica, ma la Ligorio, con la preziosa e creativa collaborazione delle scene e delle luci di Alberto Favretto si è servita di due elementi della cultura giapponese. Il ciliegio, personaggio silente, è sempre sullo sfondo della scena, al posto del susino come albero piantato dal marito insieme alla prima moglie. Nella cultura giapponese è rappresentato come catalizzatore di spiriti. Inoltre secondo una leggenda giapponese i ciliegi si nutrono del sangue dei morti e generano fiori splendidi ma che ispirano un’angosciosa bellezza, così alla fine dell’opera appaiono fiori luminosi sulla silhouette dell’albero.
L’altro elemento è il bunraku, il teatro di marionette, in cui sono visibili i manovratori, è stato utilizzato per realizzare i fantasmi. Le forme delle marionette, l’uso delle luci e dei tempi teatrali sono stati efficacissimi per trasmettere al pubblico l’atmosfera da incubo della vicenda. La scena ha pochi elementi un tavolo, un letto, un vaso con il ramo di ciliegio ma, che grazie al movimento scenico e alle luci, è riempita da emozioni contrastanti. Cecilia Ligorio ha lavorato intensamente ed empaticamente con i giovani interpreti che si sono calati nelle parti, impegnative non solo per la vocalità, ma anche per la psicologia. Semplici, ma appropriati per i personaggi, i bei costumi di Clelia De Angelis.
Benedetta Grasso, soprano, seconda vincitrice dello Sperimentale 2026, ma il primo non è stato assegnato, già convincente interprete di Didone nell’opera di Purcell, ha impersonato la seconda moglie, la sua voce luminosa e vellutata ha saputo rendere la paura e l’angoscia del ruolo evidenziando le sfumature psicologiche anche con la presenza scenica.
Emma Alessi Innocenti, mezzosoprano, vincitrice del primo premio al 78° Concorso dello Sperimentale, dopo le parti comiche in cui si è misurata brillantemente negli anni scorsi, ha affrontato con successo un inquietante ruolo, il fantasma della prima moglie, irreale sì, ma reso reale dal rimorso del marito, che provoca gli incubi della seconda moglie. La sua voce duttile e ricca di colori unita all’intelligenza interpretativa ha reso efficacemente il personaggio.
Gianpiero Delle Grazie, baritono in carriera, proveniente dalle libere audizioni, ha un bel timbro vocale e, benché sia una parte lontana dalle precedenti esperienze, si è ben calato nella nevrosi del marito sia vocalmente che scenicamente.
Paolo Mascari, tenore, è stato vincitore del 77° Concorso Lirico di Spoleto nel 2023, ha partecipato a varie produzioni dello Sperimentale in ruoli impegnativi come Pang nella Turandot e Macduff in Macbeth. La chiara emissione vocale, il timbro luminoso e morbido hanno ben delineato l’umanità partecipe del primo custode.
Nicolò Sasso, basso dalla voce profonda, proviene dalle libere audizioni e ha impersonato efficacemente il secondo custode.
Alla fine della rappresentazione il pubblico ha accolto gli interpreti, la direttrice, la regista con i suoi collaboratori e il compositore con ripetute e vivaci acclamazioni.

