- Articolo di:Livia Bidoli
È un caso che, vedendo M, la serie su Mussolini in tv, ho compreso tutto: ciò che avevo pensato cognitivamente parlando, che proveniva da conoscenze pregresse di tattiche di manipolazione di massa, organizzazione di gruppi armati, psychological operations (in gergo PSYOP), ha avuto la conferma “percettiva” data dalla Storia.
Palazzo Sciarra. San Francesco e l'Albero del mondo
A ottocento anni dalla morte di San Francesco d'Assisi (1226–2026), la Fondazione Roma celebra la figura e l'eredità spirituale, artistica e sociale del Santo attraverso due percorsi espositivi complementari allestiti dal 7 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 a Palazzo Sciarra Colonna (Museo del Corso – Polo museale, Roma).
Il primo percorso è intitolato Sulle tracce di Francesco. Arte, restauro e contemporaneità ed è a cura del Prof. Alessandro Zuccari: si tratta di un itinerario di 28 opere che ripercorre le trasformazioni dell'iconografia francescana dal Duecento all'arte contemporanea, affiancando capolavori di maestri quali Caravaggio, Tiziano, El Greco, Murillo e Piazzetta a interventi di restauro inediti e creazioni contemporanee.
Il percorso annesso è Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà ed è a cura di Fra Lorenzo Turchi: un percorso storico-documentario incentrato sul patrimonio dell'Archivio storico della Fondazione Roma e su preziosi prestiti della Biblioteca Apostolica Vaticana, che illustra il legame tra la predicazione dei frati minori, la lotta all'usura e la nascita del microcredito solidale nel Quattrocento.
In proposito, per meglio presentare le due mostre in dettaglio, ho sviluppato due ntervistate realizzate con le storiche dell'arte che hanno curato la gestione didattica e il percorso espositivo: per il primo percorso su San Francesco ho intervistato la Dott.ssa Francesca Longo: Storica dell'arte del polo museale della Fondazione Roma: per la visita al piano terra di Palazzo Sciarra intitolata Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà, la Dott.ssa Emanuela Zicarelli: Storica dell'arte per Civita e Fondazione Roma, referente per la didattica della collezione permanente e dell'Archivio storico.
L.B. Dottoressa Longo, benvenuta. Come si sviluppa la prima sala del percorso espositivo dedicato alle origini dell'iconografia francescana?
Dott.ssa Francesca Longo. La mostra si apre analizzando la figura di San Francesco subito dopo la sua morte nel 1226 e la canonizzazione del 1228, basandosi sulle biografie di Tommaso da Celano e San Bonaventura. A Roma c'era una presenza fittissima di sue immagini. In sala proponiamo la riproduzione del frammento di un raro mosaico di fine Duecento originariamente in Santa Maria in Aracoeli — oggi trasferito in Cappella Colonna — in cui Francesco è affiancato a San Nicola. È un confronto affascinante tra un santo del primo millennio e un santo "nuovo" del Duecento.
L.B. Quali altre opere medievali completano questa sezione iniziale?
Dott.ssa Francesca Longo. Sul lato opposto esponiamo tre tavole lignee tra la fine del Duecento e il Quattrocento. Una mostra Francesco con i piedi appoggiati su un mondo perfetto, un'altra lo confronta di nuovo con San Nicola, e la terza raffigura un tema assai raro: lo sposalizio con Madonna Povertà.
L.B. Passando al Rinascimento e al Barocco, come si trasforma l'immagine di Francesco?
Dott.ssa Francesca Longo. Nella sezione centrale si passa a un Francesco più devozionale e istituzionale, legato alla Controriforma. Nel dipinto di Tiziano, sulle stimmate vediamo la struttura a gradini con il committente devoto e l'elevazione del santo. Con El Greco entriamo invece nella dimensione della meditazione privata. Nella sala detta dell'Alcova — l'antica camera da letto del principe Colonna con porte a specchiera — sono esposte opere di Barocci e Ludovico Carracci.
L.B. Un punto di forza della mostra è il San Francesco in meditazione di Caravaggio. Ci racconta questa scelta?
Dott.ssa Francesca Longo. È un capolavoro di Caravaggio (databile intorno al 1606, tra la fase romana e il periodo successivo) proveniente da Cremona e poco visto a Roma. Caravaggio raffigura Francesco in profonda preghiera mentre "coccola" il crocifisso, affiancato da un libro aperto, dal teschio (memento mori) e da un albero di ulivo. Dimostra quanto Caravaggio possedesse una fede intensa e tormentata. Subito accanto c'è il dipinto di Murillo con l'abbraccio intimo tra Cristo e il santo.
L.B. Nel Settecento si nota un ulteriore cambio di sensibilità, ad esempio con la pala del Piazzetta.
Dott.ssa Francesca Longo. Esatto. La pala di Piazzetta proviene da una cappella privata di suore a Vicenza. Mostra Francesco che sviene dolcemente dopo aver ricevuto le stimmate ed è tamponato e sostenuto da un angelo. Qui il focus si sposta sulla sfera degli affetti e della tenerezza emotiva.
L.B. L'ultima sezione apre all'arte del Novecento e contemporanea. Quali opere e linguaggi sono stati selezionati?
Dott.ssa Francesca Longo. La sezione contemporanea si apre con le lampade e le illustrazioni originali di Duilio Cambellotti provenienti dalla Casina delle Civette. Troviamo poi la video-arte di Gino De Dominicis (1968), in cui un uomo tenta ripetutamente di volare e cade, simboleggiando la fragilità umana di fronte al divino.
L.B. Ci sono anche sculture e opere d'arte visiva legate ai temi dell'accoglienza e della contemporaneità?
Dott.ssa Francesca Longo. Sì, c'è la scultura arborea Scar (2026), realizzata dall'artista portoghese Fatinha Ramos appositamente per la mostra. esposta anche alla Biennale di Venezia: due alberi di vetro di Murano, uno dei due alberi è trasparente all'interno e coperto di corteccia all'esterno, e racconta come le ferite interiori possano essere superate rafforzando la propria scorza esterna: accanto, c'è una albero lanuginoso e bianco, un rimando alla purezza ed all'innocenza. Poi abbiamo il quadro in prestito dalla Comunità di Sant'Egidio con l'abbraccio tra Francesco e il lupo di Gubbio, simbolo di accoglienza dell'altro. Infine, un'opera commissionata in cui San Francesco è ritratto di spalle con abiti contemporanei, in cammino in mezzo al mondo di oggi.
Aggiungiamo noi, come curiosità etimologica, la radice proto-germanica della parola inglese *truth* (verità) condivide la stessa radice di *tree* (albero): la verità come albero del mondo.
Ecco l'intervista alla Dottoressa Zicarelli per la seconda sezione al piano terra Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà.
L.B. Può presentarci il suo ruolo e contestualizzare lo spazio in cui ci troviamo all'interno della Fondazione Roma?
Dott.ssa Emanuela Zicarelli. Sono Emanuela Zicarelli, storica dell'arte per Civita e Fondazione Roma, con cui collaboro per la gestione didattica delle mostre, della collezione permanente di Palazzo Sciarra e del Museo del Corso. Ci troviamo nel cuore dell'Archivio storico della Fondazione Roma, dato in comodato d'uso da Unicredit a seguito delle vicende storiche della Cassa di Risparmio di Roma, fino agli anni Duemila, quando la Fondazione si è staccata dall'istituto bancario diventando un ente morale e culturale. L'Archivio conserva tutti i documenti relativi al Monte di Pietà fin dalla sua istituzionalizzazione.
L.B. A quando risale la fondazione ufficiale del Monte di Pietà a Roma e come si è legata alla Cassa di Risparmio?
Dott.ssa Emanuela Zicarelli. Il Monte di Pietà di Roma viene istituito nel 1539 con la bolla papale di Paolo III Farnese presente nella mostra. Successivamente, nel 1937, con un Regio Decreto a firma di Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini — di cui conserviamo il documento originale — fu concessa la fusione tra il Monte di Pietà e la Cassa di Risparmio di Roma. L'eredità che custodiamo non è dunque soltanto creditizia, ma è un'immensa eredità culturale.
L.B. Quali sono i codici e i manoscritti più preziosi esposti in occasione della mostra?
Dott.ssa Emanuela Zicarelli. Abbiamo prestiti straordinari. Tra questi spiccano un Antifonario e un Graduale del XIV secolo, vergati in stile gotico con splendide miniature sulla vita del Santo: la predica agli uccelli, la morte di San Francesco e la ricezione delle stimmate sul Monte della Verna, che rappresenta uno dei temi iconografici più trattati dal Trecento a oggi.
L.B. C'è anche il *Leggendario Angioino Ungherese*. Che particolarità presenta rispetto al consueto ideale di povertà francescana?
Dott.ssa Emanuela Zicarelli. È un codice trecentesco in facsimile molto prezioso che illustra la vita dei santi per la corte angioina. Presenta una novità assoluta e curiosa: l'introduzione del fondo d'oro. Si tratta di un'ironica contraddizione rispetto all'ideale di umiltà e spogliazione di San Francesco, ma fu scelta per uniformità stilistica con le altre biografie dei santi della corte angioina, anche se a Francesco il fondo d'oro non sarebbe stato molto gradito!
L.B. Come nasce concretamente l'idea dei Monti di Pietà dalla predicazione francescana?
Dott.ssa Emanuela Zicarelli. Lo testimonia il Libro da Bisaccia del quattrocentesco Giacomo della Marca, un manoscritto itinerante su carta pecora che il frate portava con sé durante i suoi spostamenti. Spostandosi di città in città, i frati dell'Osservanza toccavano con mano la piaga dell'usura e la povertà. Per arginare lo sfruttamento dei più deboli, idearono questi primi istituti di microcredito solidale.
Un'idea ripresa a fine Novecento in Bangladesh dall'economista bangladese Muhammad Yunus, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2006 e fondatore della storica Grameen Bank nel 1983. È stato lui a dimostrare per primo come piccoli prestiti concessi a persone in condizioni di povertà potessero stimolare l'imprenditorialità ed emancipare intere comunità, proprio sulla via francescana della collaborazione solidale.


