- Articolo di:Teo Orlando
Il concerto che la IUC ha ospitato martedì 31 marzo 2026 nell’Aula Magna della Sapienza, affidato a Veronika Eberle e Dénes Várjon, aveva un disegno programmatico di rara intelligenza: due rapsodie di Bartók, alternate a due sonate di Ludwig van Beethoven e di César Franck, con una disposizione quasi a "canone inverso": ossia, la prima rapsodia di Bartók viene posta all'inizio, a introdurre Beethoven, mentre la seconda a metà, come preludio simbolico a Franck. Simbolicamente, costituiscono, le quattro composizioni, una piccola storia del duo per violino e pianoforte fra Vienna, Budapest e Parigi: dalla Rapsodia n. 2 BB 96a SZ 89 di Bartók si passava alla Sonata op. 47 “A Kreutzer” di Beethoven; dopo l’intervallo, era il turmo della Rapsodia n. 1 BB 94a SZ 86 e della Sonata in la maggiore di César Franck.
cinema
- Articolo di:Teo Orlando
Il regista statunitense di remote origini olandesi Gus Van Sant (noto per lungometraggi come Will Hunting - Genio ribelle, Paranoid Park, La foresta dei sogni) ci propone un film di grande tensione psicologica, travestito da thriller: Il filo del ricatto - Dead Man's Wire. Il cineasta tenta un'operazione in realtà molto rischiosa, in tempi come gli attuali, nei quali lo spettatore medio è avido della visione di scene cruente e di crimini efferati, ma preferibilmente con ritmi forsennati, fino al famigerato binge-watching (che consiste nel guardare cinque, dieci o quindici puntate di seguito di un serial, preferibilmente costellato di scene di violenza): prende un fatto di cronaca realmente avvenuto nell'ormai lontano 1977, lo analizza con una sorta di lente morale, e ci costringe a stare a pochi centimetri da un dispositivo narrativo che è anche un dispositivo fisico.
- Articolo di:Stefano Coccia
Partiamo da una semplice, banalissima considerazione: il russo Kirill Serebrennikov è per chi scrive uno dei più significativi, brillanti cineasti contemporanei. Al netto delle possibili controversie che il suo posizionamento politico e quello relativo a determinate urgenze sociali può generare in patria o altrove. L'impressione del resto fu molto forte sin dalla visione di Izobražaja žertvu, personale rivisitazione dell'Amleto di William Shakespeare e suo secondo lungometraggio, che tra l'altro un po' a sorpresa vinse il Marc'Aurelio d'Oro per il miglior film alla primissima edizione della Festa del Cinema di Roma. Da allora di film ne ha realizzati diversi altri. Sebbene col rimpianto di non aver ancora intercettato La moglie di Tchaikovsky (Žena Čajkovskogo, 2022), possiamo tranquillamente affermare che almeno tre di questi ci sono parsi piccoli, sconvolgenti capolavori: Parola di Dio (Učenik, 2016), Summer (Leto, 2018) e più di tutti il destabilizzante, forsennato Limonov (Limonov: The Ballad, 2024), adattamento cinematografico dell'omonimo e parimenti esaltante best seller di Emmanuel Carrère.
- Articolo di:Antonella D’Ambrosio
È in uscita come evento, solo il 2/3/4 febbraio con Fandango, il necessario e ottimo documentario Giulio Regeni. Tutto il male del mondo sulla sconvolgente storia del ricercatore esperto del mondo arabo. Le parole del regista Simone Manetti ben ci introducono alle precise scelte registiche che fanno di questa opera un modello da seguire: “Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano.
- Articolo di:Livia Bidoli
Il regista norvegese Joachim Trier, che ha un cognome di tutto rispetto poichè rimanda subito al regista danese Lars von Trier (il von è stato aggiunto per caso dal nonno mentre abitava in Germania per un fraitendimento sul nome, Sven), è giunto al suo sesto film dal titolo evidentemente dedicato ai flussi emotivi: Sentimental Value, qualcosa come "valore sentimentale". Il film è stato selezionato dalla Norvegia come candidato ufficiale agli Oscar per il Miglior Casting, la Miglior Fotografia e per il Miglior Film Internazionale, dopo aver vinto il Grand Prix a Cannes e le candidature ai Golden Globe e agli European Film Awards.
- Articolo di:Livia Bidoli
L'esordio cinematografico targato Warner Bros del regista d'opera Damiano Michieletto (nato a Venezia nel 1975) avviene in una data fatidica, il Natale, la nascita di Gesù il prossimo 25 dicembre, ad inaugurare una nuova Primavera - come titola il suo film- anche per lui, sul grande schermo. La sceneggiatura di Primavera è firmata da Ludovica Rampoldi ed è liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Premio Strega 2009, pubblicato in Italia da Giulio Einaudi editore). L'interpretazione delle due parti principali di Cecilia ed Antonio Vivaldi è affidata alla giovane attrice Tecla Insolia ed a Michele Riondino per il compositore.
- Articolo di:Stefano Coccia
Il cinema, non soltanto quello di produzione strettamente giapponese, ma anche quello centrato sul Giappone (vedi il recente, delizioso lungometraggio di Wim Wenders, Perfect Days) si sta ponendo sempre più spesso quale ponte naturale tra le due culture, quella genericamente “occidentale” e quella nipponica. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe. A partire ad esempio dall'intenso Ritrovarsi a Tokyo (Une part manquante) di Guillame Senez, film franco belga del 2024 focalizzato su un argomento scottante come l'affido dei figli in Giappone, questione che a livello legale dà adito a situazioni estremamente controverse, specie nel caso delle coppie di nazionalità mista.
- Articolo di:Livia Bidoli
E' molto strano scoprire che l'ultimo film di Jim Jarmusch, dal titolo Father Mother Sister Brother, desta piu' perplessità di quante vorremmo, o ci saremmo augurati. Il film che ha vinto il Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia, incentrato su tre storie separate di legami familiari, declina umanità piuttosto diverse legate da un leitmotiv: gli skaters che compaiono in ogni episodio.
- Articolo di:Teo Orlando
Con Avatar – Fuoco e cenere il regista canadese James Cameron torna sul pianeta Pandora con la sicurezza di chi conosce alla perfezione il proprio mondo e le sue potenzialità visive. Ormai la saga è diventata una trilogia: questo terzo capitolo del franchise segue di poche settimane gli eventi del capitolo precedente, La via dell’acqua: la famiglia "aliena" dei Sully (appartenente al clan Omatikaya del popolo Na'vi, noto come il "Clan del Flauto Blu") vive ancora insieme a un altro clan, quello dei Metkayina, ed è segnata dalla morte di uno dei suoi componenti principali, Neteyam, mentre all’orizzonte si affacciano nuove tribù: i nomadi del cielo, i Wind Traders, e soprattutto i Mangkwan, o Ash People. Né va sottovalutata la minaccia, mai del tutto sopita, della RDA, ossia la Resources Development Administration, la più grande e importante organizzazione non governativa proveniente dal pianeta Terra, con intenti coloniali estremi.
- Articolo di:Stefano Coccia
Il ladro più famoso del mondo è tornato. Oddio, oggigiorno le cronache ci mettono al corrente di ben altri “furti”. Perdonateci queste facezie. Senza un po' di satira, la realtà che al momento ci circonda potrebbe apparire insostenibile. A renderla più “digeribile” serve però anche un po' di sana evasione: un qualcosa che di sicuro potrà assicurare ai tanti appassionati di animazione giapponese Lupin III – La stirpe immortale, in sala dall'11 dicembre.
- Articolo di:Livia Bidoli
Se dovessimo scegliere un elemento con cui identificare questa pellicola di Mamoru Oshii, sicuramente sarebbe un liquido: tutto scorre in questo film, dalla musica melanconica alle carpe giganti proiettate sui palazzi di un Brabante immaginariamante abbandonato dai suoi abitanti. L'uovo dell'angelo, realizzato nel 1985 e restaurato quarant'anni dopo, è un anime che ha la sua cifra nel rendere tutto fluido, ipnotico, onirico.




