cinema

  • Resurrection
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    Alquanto ignari di cinema cinese contemporaneo, siamo andati alla première di Resurrection, l'ultima fatica del giovane regista Bi Gan, con un atteggiamento misto tra curiosità e diffidenza, viste le premesse suggerite dalle note di regia, dove il film viene presentato come ambientato "in un mondo in cui l’umanità ha barattato la sua capacità di sognare con l’immortalità". E in effetti, il regista cinese costruisce un’ambiziosa odissea attraverso epoche, generi e fantasmi ispirati alla più pura poetica da cinéphile di mestiere. Il risultato è visivamente sontuoso e tecnicamente abbagliante. Ma certi toni ci sono sembrati anche eccessivi e derivativi, non sempre coerenti con la visione d'insieme. Bi Gan, già autore di Kaili Blues e Un lungo viaggio nella notte, firma così un’opera dichiaratamente smisurata: 160 minuti, sei racconti, un secolo di cinema attraversato come una camera dei sogni, un “Mostro del cinema” che vaga tra illusioni, memoria e perdita progressiva dei sensi.

  • Antartica
    Articolo di: 
    Antonella D'Ambrosio

    Presentato in anteprima, nella sezione Rosso di sera, al 17° BIF&ST, il festival che si tiene a Bari nel mese di marzo, Antartica. Quasi una fiaba, è un’opera prima  di Lucia Calamaro, drammaturga di fama internazionale, vincitrice di tre Premi Ubu.

  • A cena col dittatore
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Il titolo italiano A cena con il dittatore (La cena in orignale spagnolo) si riferisce al film del regista spagnolo Manuel Gómez Pereira ripreso da un adattamento dell'opera teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos (Valladolid, 1942). Siamo a Madrid nel 1939, appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile il Tenente Santiago Medina (Mario Casas)  deve preparare una cena per Franco ed i suoi generali, facendo sgombrare un oespedale allestito al Palace, grand hotel lussuoso dove governa Genaro Palazón (Alberto San Juan), maître dell'Hotel raffinato e disponibile.

  • Homebound
    Articolo di: 
    Antonella D’Ambrosio

    Dal 26 marzo 2026 sarà al cinema il film Homebound del pluripremiato regista indiano Neeraj Ghaywan, le cui opere sono state riconosciute a livello mondiale per il  fervore emotivo e i potenti temi socio-politici. Eppure questo film ha tutta l’aria di essere un polpettone da libro Cuore con stereotipi che rendono la storia tragicamente prevedibile e melensa: peccato perché i dialoghi a volte sono profondi e l’amicizia tra i due ragazzi avrebbe potuto essere toccante.

  • Mio fratello è un vichingo
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    L'ultimo vichingo (Den sidste Viking), ovvero Mio fratello è un vichingo, poichè in italiano hanno tradotto così il titolo del nuovo film di Anders Thomas Jensen, noto scneeggiatore e regista danese, io me lo ricordo per lo struggente Le mele di Adamo, del 2005, con protagonista Mads Mikkelsen, come questa volta, in cui interpreta il fratello "strano" di Anker, Manfred, che ad un certo punto si dissocia da sé stesso e crede di essere John Lennon.

  • Lo straniero
    Articolo di: 
    Teo Orlando

    «Ogni uomo che non piange al funerale della propria madre rischia di essere condannato a morte». Così Albert Camus, premio Nobel per la letteratura nel 1957 (a soli 44 anni), compendiò in modo sentenzioso Lo straniero (L'étranger), quando gli fu chiesto di firmare la prefazione all’edizione americana del suo romanzo più celebre. Pubblicato da Gallimard nel giugno del 1942, il libro si impose subito come un evento letterario. André Malraux, colpito dalla forza del manoscritto, ne intuì immediatamente la statura, decretando: «Attenzione: diventerà uno scrittore importante, a mio giudizio». Jean Paulhan, tra i più autorevoli editor dell’epoca, fu altrettanto netto: «È un romanzo di gran classe». Da allora Lo straniero ha attraversato le generazioni senza perdere nulla della sua forza di attrazione, fino a diventare un vero racconto mitico della modernità.

  • Il suono di una caduta
    Articolo di: 
    Stefano Coccia

    Germania pallida madre (Deutschland, bleiche Mutter, 1980) è un titolo che ci si è fissato nella testa come un chiodo per anni. La pellicola di Helma Sanders-Brahms, prodotta dall'allora DDR e ambientata nella Germania totalitaria degli anni '30, aveva un ché di umbratile, malinconico, struggente che ti restava appiccicato addosso. Proponendo forse una maggiore distanza emotiva tra i personaggi ma al contempo pure quelle sottili inquietudini che qui sembrano scandire l'inesorabile passaggio del tempo, il susseguirsi stesso delle differenti generazioni, un film come Il suono di una caduta (In die Sonne schauen, lett. "Guardando il sole") ci è parso rievocare tale “pallore”, una sorta di “Sehnsucht” espressa prevalentemente al femminile e rapportata a scelte formali tanto suggestive quanto penetranti.

  • coverlg.jpg
    Articolo di: 
    Antonella D'Ambrosio

    Molti sono gli argomenti, e di carattere politico - sociale, sottesi nel nuovo film di Rocco Papaleo titolato Il bene comune: violenza sulle donne, prevaricazione sul lavoro, open source, se ne deduce che il regista vorrebbe una società più giusta soprattutto verso i meno fortunati. 

  • Scalfire la roccia
    Articolo di: 
    Antonella D'Ambrosio

    Ci vanno pesanti in Iran con le donne libere e indipendenti, come è dimostrato dall’interessante documentario Cutting Through Rocks, che ha vinto il Gran Premio della Giuria nella categoria World Cinema Documentary del Sundance Film Festival 2025, in uscita in sala dall’otto marzo per pochi giorni (si spera resti grazie al gradimento del pubblico, come successo per il docu-film su Battiato).

  • Lady Nazca
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    La matematica e poi provetta archeologa Maria Reiche troverà per caso la sua strada, e la scoprirà disegnata sulla terra desertica del Perù nel 1936, a Nazca. Il film di Damien Dorsaz con Devrim Lingnau, Guillaume Gallienne e Olivia Ross, si intitola infatti a lei, Lady Nazca, la signora delle linee, ed uscirà nei cinema il 12 marzo prossimo distribuito da Officine UBU.