- Articolo di:Daniela Puggioni
Il 7 agosto scorso Dido and Æneas, opera in tre atti di Henry Purcell, su libretto di Nahum Tate ha inaugurato, al Teatro Caio Melisso, l’80° stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto. Lo spettacolo del 7 agosto di cui scriviamo ha ottenuto una entusiastica accoglienza. L’opera, ha avuto un’anteprima giovedì 6 agosto alle ore 20.30 e sono previste repliche sabato 8 agosto alle 18.00 e domenica 9 agosto alle 17.00. Domenica 27 settembre alle 17.00 e lunedì 28 settembre alle 20.30 sarà ripresa al Teatro Comunale di Todi.
cinema
- Articolo di:Teo Orlando
«Ogni uomo che non piange al funerale della propria madre rischia di essere condannato a morte». Così Albert Camus, premio Nobel per la letteratura nel 1957 (a soli 44 anni), compendiò in modo sentenzioso Lo straniero (L'étranger), quando gli fu chiesto di firmare la prefazione all’edizione americana del suo romanzo più celebre. Pubblicato da Gallimard nel giugno del 1942, il libro si impose subito come un evento letterario. André Malraux, colpito dalla forza del manoscritto, ne intuì immediatamente la statura, decretando: «Attenzione: diventerà uno scrittore importante, a mio giudizio». Jean Paulhan, tra i più autorevoli editor dell’epoca, fu altrettanto netto: «È un romanzo di gran classe». Da allora Lo straniero ha attraversato le generazioni senza perdere nulla della sua forza di attrazione, fino a diventare un vero racconto mitico della modernità.
- Articolo di:Stefano Coccia
Germania pallida madre (Deutschland, bleiche Mutter, 1980) è un titolo che ci si è fissato nella testa come un chiodo per anni. La pellicola di Helma Sanders-Brahms, prodotta dall'allora DDR e ambientata nella Germania totalitaria degli anni '30, aveva un ché di umbratile, malinconico, struggente che ti restava appiccicato addosso. Proponendo forse una maggiore distanza emotiva tra i personaggi ma al contempo pure quelle sottili inquietudini che qui sembrano scandire l'inesorabile passaggio del tempo, il susseguirsi stesso delle differenti generazioni, un film come Il suono di una caduta (In die Sonne schauen, lett. "Guardando il sole") ci è parso rievocare tale “pallore”, una sorta di “Sehnsucht” espressa prevalentemente al femminile e rapportata a scelte formali tanto suggestive quanto penetranti.
- Articolo di:Antonella D'Ambrosio
Molti sono gli argomenti, e di carattere politico - sociale, sottesi nel nuovo film di Rocco Papaleo titolato Il bene comune: violenza sulle donne, prevaricazione sul lavoro, open source, se ne deduce che il regista vorrebbe una società più giusta soprattutto verso i meno fortunati.
- Articolo di:Antonella D'Ambrosio
Ci vanno pesanti in Iran con le donne libere e indipendenti, come è dimostrato dall’interessante documentario Cutting Through Rocks, che ha vinto il Gran Premio della Giuria nella categoria World Cinema Documentary del Sundance Film Festival 2025, in uscita in sala dall’otto marzo per pochi giorni (si spera resti grazie al gradimento del pubblico, come successo per il docu-film su Battiato).
- Articolo di:Livia Bidoli
La matematica e poi provetta archeologa Maria Reiche troverà per caso la sua strada, e la scoprirà disegnata sulla terra desertica del Perù nel 1936, a Nazca. Il film di Damien Dorsaz con Devrim Lingnau, Guillaume Gallienne e Olivia Ross, si intitola infatti a lei, Lady Nazca, la signora delle linee, ed uscirà nei cinema il 12 marzo prossimo distribuito da Officine UBU.
- Articolo di:Livia Bidoli
Certo mettersi ad ascoltare proprio quella suite di Miroirs 3 di Maurice Ravel dopo aver visto quel film rende la mia perplessità meno fugace e forse piu' morbida, di fronte a questo film inaspettato di Christian Petzold, regista della scuola di Berlino che amo molto. Senza parlare poi del sottotitolo della suite Miroirs 3, titolo del film, ovvero Une barque sur l'océan.
- Articolo di:Teo Orlando
Il regista statunitense di remote origini olandesi Gus Van Sant (noto per lungometraggi come Will Hunting - Genio ribelle, Paranoid Park, La foresta dei sogni) ci propone un film di grande tensione psicologica, travestito da thriller: Il filo del ricatto - Dead Man's Wire. Il cineasta tenta un'operazione in realtà molto rischiosa, in tempi come gli attuali, nei quali lo spettatore medio è avido della visione di scene cruente e di crimini efferati, ma preferibilmente con ritmi forsennati, fino al famigerato binge-watching (che consiste nel guardare cinque, dieci o quindici puntate di seguito di un serial, preferibilmente costellato di scene di violenza): prende un fatto di cronaca realmente avvenuto nell'ormai lontano 1977, lo analizza con una sorta di lente morale, e ci costringe a stare a pochi centimetri da un dispositivo narrativo che è anche un dispositivo fisico.
- Articolo di:Stefano Coccia
Partiamo da una semplice, banalissima considerazione: il russo Kirill Serebrennikov è per chi scrive uno dei più significativi, brillanti cineasti contemporanei. Al netto delle possibili controversie che il suo posizionamento politico e quello relativo a determinate urgenze sociali può generare in patria o altrove. L'impressione del resto fu molto forte sin dalla visione di Izobražaja žertvu, personale rivisitazione dell'Amleto di William Shakespeare e suo secondo lungometraggio, che tra l'altro un po' a sorpresa vinse il Marc'Aurelio d'Oro per il miglior film alla primissima edizione della Festa del Cinema di Roma. Da allora di film ne ha realizzati diversi altri. Sebbene col rimpianto di non aver ancora intercettato La moglie di Tchaikovsky (Žena Čajkovskogo, 2022), possiamo tranquillamente affermare che almeno tre di questi ci sono parsi piccoli, sconvolgenti capolavori: Parola di Dio (Učenik, 2016), Summer (Leto, 2018) e più di tutti il destabilizzante, forsennato Limonov (Limonov: The Ballad, 2024), adattamento cinematografico dell'omonimo e parimenti esaltante best seller di Emmanuel Carrère.
- Articolo di:Antonella D’Ambrosio
È in uscita come evento, solo il 2/3/4 febbraio con Fandango, il necessario e ottimo documentario Giulio Regeni. Tutto il male del mondo sulla sconvolgente storia del ricercatore esperto del mondo arabo. Le parole del regista Simone Manetti ben ci introducono alle precise scelte registiche che fanno di questa opera un modello da seguire: “Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano.
- Articolo di:Livia Bidoli
Il regista norvegese Joachim Trier, che ha un cognome di tutto rispetto poichè rimanda subito al regista danese Lars von Trier (il von è stato aggiunto per caso dal nonno mentre abitava in Germania per un fraitendimento sul nome, Sven), è giunto al suo sesto film dal titolo evidentemente dedicato ai flussi emotivi: Sentimental Value, qualcosa come "valore sentimentale". Il film è stato selezionato dalla Norvegia come candidato ufficiale agli Oscar per il Miglior Casting, la Miglior Fotografia e per il Miglior Film Internazionale, dopo aver vinto il Grand Prix a Cannes e le candidature ai Golden Globe e agli European Film Awards.


